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Covid, il sistema di valutazione nel mirino dei governatori leghisti

25 Gennaio 2021

Il caso Lombardia, finita in fascia rossa, è sempre più politico. Salvini contro il Ministero. Zampa: “Le falsità non cancellano la verità”

di NS

Il caso Lombardia, finita in fascia rossa dal 19 al 23 gennaio scorso, anziché arancione, con l’inevitabile scambio di accuse sui dati tra la Regione e il governo, diventa sempre più un caso politico. E così oggi i governatori della Lega Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Attilio Fontana (Lombardia), Christian Solinas (Sardegna), Nino Spirli (Calabria), Donatella Tesei (Umbria) e Luca Zaia (Veneto) sono passati al contrattacco. Sul banco degli imputati è finita ancora una volta l’Italia a tre colori – rossa, arancione e gialla: “Abbiamo chiesto più volte al governo di modificare il sistema di valutazione per determinare il colore di ogni regione con le conseguenti restrizioni anti Covid. Il sistema può avere conseguenze devastanti sulla vita delle persone e sull’economia, come nel caso della Lombardia, quindi è necessario il massimo rigore nell’analisi dei dati. Rinnoviamo la richiesta, dunque, di una revisione immediata delle procedure per affrontare con serenità maggiore una grave situazione”. I presidenti di regione hanno quindi incalzato l’esecutivo: “Il governo non può ad ogni problema esimersi da responsabilità e incolpare le regioni. Ci aspettiamo da Conte e Speranza un atto di realismo e maturità nei confronti dei cittadini e delle istituzioni. Il clima degli insulti non fa bene a nessuno. Ribadiamo la volontà di una leale collaborazione su tutti i temi, dai vaccini alle misure per contrastare la diffusione del virus ma ci aspettiamo dall’esecutivo lo stesso spirito e volontà per il bene del Paese e di tutti i cittadini”.

Nel frattempo, a difendere a spada tratta il governatore della Lombardia è stato il leader della Lega Matteo Salvini parlando di “un clamoroso e drammatico errore di calcolo sulla pelle dei cittadini fatto dal Ministero della Salute”. Accuse rispedite al mittente dal Ministero. “Continuare a raccontare cose non vere – ha replicato la sottosegretaria Sandra Zampa – non cancella la verità. Soprattutto quando ci sono documenti a provare come stanno le cose. Lo dovrebbe sapere anche Salvini, che, ne sono certa, conosce bene il contenuto delle mail della regione Lombardia all’Istituto superiore di sanità (ISS)”. Prima di concludere con un secco “il ministero non c’entra nulla con l’errore della regione nella fornitura dei dati. Si comprende il tentativo di coprire con la propaganda le responsabilità. Ma gli italiani non si fanno ingannare”. Come sono andati i fatti, inclusa la richiesta alla Regione di comunicazioni più precise sui dati da parte dell’Istituto superiore di sanità, lo ricostruiscono oggi sia il Corriere della sera che il Fatto quotidiano. Proprio il Fatto approfondisce il contenuto della mail contenete la richiesta di una “rivalutazione” dell’indice Rt sulla base di un’integrazione di dati forniti all’Iss dal direttore generale dell’assessorato alla sanità della Lombardia il 20 gennaio anziché il 13 gennaio. Un’integrazione tardiva che, appunto, poi si è tradotta in una settimana in fascia rossa all’ombra dei Navigli.