Covid, la politica spinge per l’”autarchia” nella produzione dei vaccini

26 Gennaio 2021

Preoccupano i ritardi nelle forniture. Forza Italia: “Usiamo il Mes per acquistare la licenza”. Leu: “Sospendiamo le norme sui brevetti”

di NS

La crisi di Governo monopolizza il dibattito di palazzo e dei talk show, ma in epoca di pandemia la realtà irrompe nel reality show e la politica è costretta a confrontarsi con un’emergenza nell’emergenza, ossia una campagna vaccinale tutta da ripensare in termini di scadenze e obiettivi. I ritardi nelle forniture da parte dei colossi produttori hanno costretto l’Italia a rivedere la road map e la discussione, anche a livello politico, si accende rispetto alla possibilità di acquisire le licenze dalle case farmaceutiche straniere per integrare la produzione con un impegno in ambito nazionale.

Il problema non è, naturalmente, solo italiano, tanto che in Germania il ministro della Salute, Jens Spahn, ha aperto all’idea di una restrizione alle esportazioni di dosi prodotte in Europa: “I vaccini che lasciano l’Ue hanno bisogno di una licenza in modo che sappiamo almeno che cosa viene prodotto e che cosa lascia l’Europa”.

Nel Bel Paese invece, come spesso accade, la si butta più in politica e così Sestino Giacomoni, deputato di Forza Italia, ha evocato l’autarchia produttiva spiegando: “Di fronte alle incertezze generate dalla distribuzione dei vaccini ad opera di alcune aziende produttrici è indispensabile utilizzare la linea sanitaria del Mes per l’acquisto della licenza di produzione del vaccino anti-Covid, permettendone così la realizzazione direttamente in Italia”. Giacomoni ha insistito: “Pfizer e AstraZeneca rendano pubbliche le informazioni industriali per consentire ad altre aziende la produzione del vaccino. Bisogna seguire l’esempio di Israele”. Dall’altra parte dell’emiciclo, Nicola Fratoianni, portavoce nazionale per Sinistra italiana e deputato di Liberi e uguali, ha rincarato: “In questo momento sarebbe stato necessario sospendere l’applicazione delle norme sui brevetti perché di fronte all’emergenza sanitaria il vaccino deve essere” considerato “un bene comune” e “un salvavita”. “A livello internazionale l’Italia – ha concluso Fratoianni – deve farsi promotrice di questa iniziativa, porre questa questione di sopravvivenza, di libertà e anche di etica pubblica”.