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Sanità, l’esordio di Draghi è già una rivoluzione

04 Febbraio 2021

Focus del presidente incaricato sul sistema che marcia a velocità differenti. Cruciali Recovery e strategie vaccinali

di Lucilla Vazza

“Il sistema sanitario è sperequato territorialmente”. L’aggettivo di derivazione economico-finanziaria che il presidente incaricato Mario Draghi ha usato durante le consultazioni di oggi con i gruppi parlamentari, squarcia il velo sul silenzio calato in queste settimane sulle ipotesi di cambio di rotta sulla gestione politica e sanitaria della pandemia.  I punti principali nell’esposizione di Draghi a Montecitorio sono stati il Recovery plan e il piano vaccini, anche se ovviamente su modi e tempi è ancora buio pesto. Ma la direzione è chiara. Il nuovo presidente è evidentemente deciso a prendere il toro per le corna e imprimere un colpo d’acceleratore sulle strategie vaccinali, ma anche sul sistema di governo dell’emergenza sanitaria, fasce colorate comprese.

Che significa? Le ipotesi sono tante e plausibili, al netto della decisione base: sarà governo tecnico, politico o “ferrarelle”, un ibrido in grado di tenere insieme se non tutte, almeno molte anime del Parlamento?  È presto per dirlo. Sabato, a consultazioni ultimate, e dopo che sui quotidiani fiumi di inchiostro saranno versati, Draghi potrà sciogliere la riserva. Ci vorrà poco o molto, chissà, quello che conta e che la sanità per la prima volta nella storia d’Italia sarà perno intorno a cui sarà costruita l’azione politica ed economica dei prossimi mesi. 

E per farlo servirà non solo un ministro della Salute capace (in tanti vorrebbero che Roberto Speranza rimanesse al suo posto), ma probabilmente anche una struttura dedicata solo alla gestione della pandemia. Quindi un ministero per l’emergenza e uno della salute, creando così un doppio binario in grado di rimettere in pista con più forza le strategie per uscire dalla pandemia e la tutela della salute che non è solo lotta al Covid, ma tutto il resto. In questo scenario il super commissario all’emergenza Domenico Arcuri potrebbe non avere più spazio, o essere (fortemente) ridimensionato. Mario Draghi, usando l’aggettivo “sperequato” per fotografare la situazione di profonda diseguaglianza che caratterizza da sempre la sanità italiana, ha già avviato una rivoluzione. E spesso le rivoluzioni cominciano dalle parole. Non più retorici richiami all’articolo 32 o generici appelli, primule vaccinali e arcobaleni alle finestre, ma il pragmatismo di chi va dritto al cuore del problema. Se la sanità marcia a velocità differenti, non si può superare la pandemia e non si salva l’Italia. Sembra scontato, ma non lo è. E mai come oggi, le parole sono importanti.