Le pubblicazioni su Nursind Sanità riprenderanno a settembre

Sanità, “Adesso il governo rilanci il Servizio sanitario nazionale”

15 Febbraio 2021

Riceviamo e pubblichiamo
di Barbara Mangiacavalli*

Adesso che il Governo si è insediato è tempo di rimettere mano seriamente al nostro Servizio sanitario nazionale. E’ il momento di rilanciarlo. Cosa bisognerà mettere in campo? Sicuramente un Recovery Pan rivisitato nella sua finalizzazione che consideri a un livello più alto la sanità, strumento per la tutela della salute dei cittadini. Detto questo mi auguro che siano cancellate le visioni obsolete di spartizioni di compiti a livello di professionisti sanitari, decise non in base alla formazione e alle capacità e alle prerogative della singola professione, ma in base a un vecchio retaggio e ad abitudini che ormai non servono più. E che paradossalmente penalizzano non solo chi teoricamente ne è ‘vittima’, ma anche chi, sempre in teoria, dovrebbe trarne i vantaggi.

Quindi, in particolare per la nostra professione, mi aspetto che si prosegua nel solco tracciato dalla legge di Bilancio con la specificità infermieristica e che, legata a questa, ci sia la realizzazione di quelle richieste che a suo tempo abbiamo già illustrato al precedente Governo, non con spirito di rivendicazione, ma con la convinzione che affiancate a una vera multi professionalità possano rappresentare lo sviluppo di un modello di assistenza moderno, epidemiologicamente valido e soprattutto davvero vicino e risolutivo per i bisogni delle persone, applicabile sia nel pubblico che nel privato.

Si va da un’area contrattuale infermieristica separata dalle altre – che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità ormai evidenti di una categoria che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie – a un’ indennità infermieristica che, al pari di quella già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale. Non non una “una tantum”, quindi, ma un’indennità che riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni.

Chiediamo garanzie sull’adeguamento dei fondi contrattuali e la possibilità di un loro utilizzo per un’indennità specifica e dignitosa per tutti i professionisti che assistono pazienti con un rischio infettivo e garanzie di un adeguamento della normativa sul riconoscimento della malattia professionale in caso di infezione, con o senza esiti temporanei o permanenti, anche visto gli effetti di Covid-19.

Naturalmente, occorre l’immediato adeguamento delle dotazioni organiche con l’aggiornamento altrettanto immediato della programmazione degli accessi universitari: gli infermieri non bastano, ne mancano 53mila ma gli Atenei puntano ogni anno al ribasso. Così come l’aggiornamento dell’accesso di servizi alla persona: siamo sul territorio e il superamento o comunque un alleggerimento del vincolo di esclusività sarebbe davvero utile visto che oggi ha dimostrato di essere controproducente proprio rispetto a numerose richieste rivolte agli infermieri, ingessati da norme che altre professioni si sono da anni lasciate alle spalle.

Questo il Governo dovrebbe mettere in campo. Questo è un tassello importante per una vera assistenza sul territorio.

*Presidente Fnopi – Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche