Vaccinazione, Damiano: “Renderla obbligatoria per le categorie più esposte”

23 Febbraio 2021

Intervista all’ex ministro del Lavoro e componente del Cda Inail, dopo il caso del San Martino di Genova: “Serve un aggiornamento legislativo”. Con che tempi? “Non rimanderei a domani ciò che si può fare oggi”  

di Paola Alagia

Le frontiere aperte dal Covid sono sempre nuove. Con l’arrivo dei primi vaccini e con l’obiettivo di riuscire a realizzare la vaccinazione di massa, si affacciano pure i primi nodi giuridici. Uno di questi è arrivato direttamente sul tavolo dell’Inail, dopo che l’ospedale San Martino di Genova ha chiesto lumi all’Istituto riguardo l’applicazione del trattamento infortunistico per una quindicina di infermieri che hanno contratto il virus dopo aver rifiutato il vaccino. Una questione delicata che incrocia da un lato il diritto alla salute e dall’altro l’assenza in Italia dell’obbligo vaccinale. Nursind Sanità ne ha parlato con Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e componente del Consiglio d’amministrazione dell’Inail, che non ha dubbi: “Per le categorie più esposte andrebbe resa obbligatoria la vaccinazione. Ci vuole, insomma, una legge”.

Damiano, partiamo dal caso del San Martino di Genova.
E’ stato sollevato un quesito: gli infermieri che si sono infettati da Covid nell’ospedale di Genova, avendo precedentemente rifiutato il vaccino, debbono essere risarciti dall’Inail a causa dell’infortunio?

E lei come risponde a questo quesito?
Se dovessi esprimere un’opinione che prescinde dalle leggi, direi di no. Ma la legge prevede una automaticità della prestazione. Le faccio un esempio.

Prego.
Prendiamo il caso di un lavoratore in nero. E’ evidente che si tratta di un soggetto non assicurato, ma se c’è un infortunio, o peggio ancora un decesso, dobbiamo abbandonare questo lavoratore al suo destino? La legge dice che la prestazione è automatica. Attenzione, però.

A cosa?
E’ vero pure che si tratta di norme a garanzia dei lavoratori elaborate in un contesto diverso da quello della pandemia.

Cosa si può fare, allora?
Noi siamo in una situazione nuova che ha bisogno di aggiornamento e l’unico aggiornamento possibile è quello di rivedere la legislazione. Io sono favorevole al fatto che si renda obbligatoria la vaccinazione per tutti coloro che sono particolarmente esposti al rischio. Mi riferisco a medici, infermieri, barellieri, addetti alle pulizie nelle Rsa e negli ospedali. Soggetti per i quali, anche dopo l’equiparazione di Covid a infortunio, abbiamo detto come Inail che c’è una presunzione semplice nella relazione tra mansione svolta e contrazione della malattia. A differenza, per esempio, di un lavoratore metalmeccanico che, è evidente, non ha la stessa esposizione al rischio.

Occorre, insomma, una norma ad hoc.
Per determinate categorie esposte, sì. Naturalmente, una legge che esenti dall’obbligo chi può certificare che il vaccino potrebbe nuocere alla sua salute.

Nell’attesa cosa si può fare?
Noi dobbiamo tutelare la salute del lavoratore, infermiere o medico che sia, e di chi viene in contatto con lui. Ci deve essere un intervento a monte: di fronte a chi ritiene di non doversi vaccinare facendo un determinato tipo di attività dovrebbe essere la struttura dirigenziale a intervenire, mettendo in campo permessi retribuiti, ferie, cambi di mansione. Perché l’unica alternativa, in assenza di una legge, è non esporre le persone al rischio.

Una strada, però, quasi impraticabile, con il personale sanitario.
Ecco perché suggerisco un adeguamento di legge. In un tempo speciale come quello che stiamo vivendo, infatti, non vorrei trovarmi tra Scilla e Cariddi. In una situazione d’impotenza tra chi ha il diritto di dire no al vaccino e chi, invece, spingerebbe per licenziamenti e sanzioni. Personalmente, non voglio né licenziare e né sanzionare. Credo nella moral suasion, ma quando è insufficiente c’è bisogno che intervenga il legislatore.

Ritiene che il Parlamento debba muoversi subito, anche se il Paese è alle prese con un gap produttivo sul fronte dei vaccini e mancano ancora certezze sull’efficienza dei sieri?
Sono dell’avviso di non rimandare a domani ciò che può essere fatto oggi.

Tornando al caso dell’ospedale di Genova, in che tempi arriverà una risposta dall’Inail?
Ribadisco che l’Inail non ha mai detto che non c’è diritto alla prestazione assicurativa per chi rifiuta il vaccino. L’Istituto, comunque, sta istruendo la pratica e sentirà i Ministeri competenti. Il quesito è stato sollevato appena venerdì scorso.

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