Vaccino, Zampa (Pd): “Una pre-condizione per chi lavora nel settore pubblico”

08 Marzo 2021

Intervista all’ex sottosegretaria alla Salute che sull’ipotesi di patentino europeo frena: “In assenza di dosi per tutti, sarebbe discriminatorio”

di Marta Tartarini

Massima cautela nei comportamenti e fiducia nel vaccino, solo così si vince la battaglia contro il Covid. La lotta al virus entra in una fase cruciale, con l’aumento dei contagi e la diffusione delle varianti che potrebbero portare a maggiori restrizioni. Nursind Sanità fa il punto con la ex sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, che invita a mantenere alta l’attenzione e sottolinea l’importanza della vaccinazione per chi lavora nel settore pubblico e si trova quindi a stretto contatto con le persone. Sull’ipotesi di un patentino europeo, che permetta a chi è già vaccinato di circolare con maggiore libertà, l’esponente dem è scettica: “Sarebbe una forma di discriminazione”, almeno fino a che l’accesso ai sieri non sarà garantito per tutti. A tal proposito, secondo Zampa, una maggiore disponibilità di dosi si avrà tra marzo e aprile.

Zampa, soffermiamoci sulla campagna di vaccinazione: è stato giusto partire dagli operatori sanitari e scolastici?
La campagna di vaccinazione ha dato priorità agli operatori sanitari e sociosanitari proprio per il tributo che hanno pagato alla pandemia e che, purtroppo, continuano a pagare ancora oggi. Dare loro una copertura vaccinale significa tutelare i pazienti e fortificare il nostro Servizio sanitario nazionale. Il comparto scuola è altrettanto fondamentale: gli insegnanti sono a contatto quotidiano con gli studenti di ogni età e sono tra le categorie maggiormente a rischio. Vaccinare insegnanti e professori vuol dire dare una speranza di un futuro migliore alle prossime generazioni. La scuola è infatti il luogo più importante per lo sviluppo mentale, sociale e culturale delle giovani generazioni. Ora si stanno vaccinando le persone che hanno più di 80 anni e le categorie degli iper-vulnerabili.

Dopo queste categorie come si procederà?
È certo che quando avremo un numero più elevato di dosi non dovremo più rispettare il criterio delle categorie e i vaccini saranno somministrati a tutta la popolazione secondo modalità meno rigide. Tra le categorie prioritarie ci sono ovviamente i residenti e il personale delle Rsa. Successivamente il vaccino sarà garantito a persone dai 60 ai 79 anni e alla popolazione che presenta almeno una comorbidità cronica, senza dimenticare le forze dell’ordine, il personale delle carceri e dei luoghi di comunità.

Per alcune categorie sarebbe giusto prevedere l’obbligo per legge o basta una campagna di sensibilizzazione?
Sono più che mai convinta, soprattutto ora che il numero dei contagi aumenta quotidianamente, che la vaccinazione debba essere considerata una pre-condizione per tutti coloro che lavorano nel settore pubblico. Se ci dovessimo rendere conto che c’è un rifiuto che non si riesce a superare, io penso che a contatto con il pubblico non si possa continuare a lavorare. Allo stesso tempo, ritengo che le campagne di sensibilizzazione rivestano un ruolo fondamentale per illustrare a tutti, dagli operatori sanitari ai cittadini più scettici, l’importanza di vaccinarsi e i benefici del vaccino. In sintesi, comunque, ritengo che chi lavora nel pubblico non possa essere una fonte di contagio per gli altri.

Come fare per accelerare il piano di immunizzazioni? È solo un problema di approvvigionamento o serve anche più personale medico da impiegare nelle operazioni di vaccinazione?
È un problema legato all’approvvigionamento delle dosi. Fortunatamente oltre ai vaccini Pfizer, Moderna e AstraZeneca ce ne sono altri in arrivo. Sputnik è all’attenzione dell’Ema e tra marzo e aprile avremo a disposizione un quantitativo maggiore di dosi. È dunque un problema legato esclusivamente alla disponibilità.

Patentino europeo: è utile un certificato che consenta la circolazione in Europa, anche in vista della stagione estiva?
Fino a quando non ci saranno dosi a sufficienza per garantire il diritto alla salute di tutti non si può parlare di patentino. Si rivelerebbe una discriminazione. In ogni caso, il Consiglio d’Europa ha espresso un chiaro doppio no al passaporto vaccinale, utilizzabile solo per misurare efficacia e potenziali effetti collaterali dei vaccini.

C’è allarme sulle scuole come luogo di contagi tra i più giovani: sarebbe utile incrementare la vigilanza e la prevenzione con un presidio medico negli istituti?
Come ha spiegato il ministro Speranza illustrando parte dell’ultimo Dpcm, le scuole di ogni ordine e grado rimarranno sempre chiuse nelle zone rosse, con la didattica a distanza. E la stessa didattica a distanza avverrà nei territori dove il tasso di incidenza su 100.000 abitanti in 7 giorni sarà pari o superiore a 250. La situazione è quindi molto delicata, ma è già stato rafforzato il legame tra scuole e dipartimenti di prevenzione. Ben venga ogni altra iniziativa che tuteli la salute di docenti e studenti e di tutto il comparto che ruota attorno al mondo della scuola. La parola d’ordine è, però, cautela. La scuola deve rimanere aperta e in totale sicurezza.

I comportamenti dei ragazzi sono fonte di preoccupazione?
Credo che dovremmo infondere tra i ragazzi e le ragazze un maggiore senso civico, che rispetti il loro diritto allo svago ma che allo stesso tempo tuteli la loro salute e quella dei loro familiari. Ribadisco le parole del ministro Speranza: come istituzioni, unite, chiediamo ancora alle persone la massima attenzione e cautela, perché il virus circola e non si può abbassare la guardia. Ma vogliamo rivolgere anche un messaggio di fiducia perché questa battaglia la vinceremo e l’arma principale è proprio il vaccino. Insistiamo e parliamo con chi ha ancora dubbi: il vaccino è un atto semplice che salva se stessi e il prossimo.

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