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Covid, tra Johnson & Johnson e AstraZeneca luci e ombre nella corsa ai vaccini

11 Marzo 2021

Via libera dell’Ema al siero monodose, ma è allerta su quello della casa farmaceutica anglo-svedese. Aifa sospende un lotto in Italia  

di NS

Per una buona notizia – o per lo meno attesa – che arriva, e cioè il via libera al vaccino Johnson & Johnson, ce n’è subito un’altra che spegne gli entusiasmi: la sospensione da parte di Aifa dell’utilizzo di un lotto (il numero ABV2856) di AstraZeneca su tutto il territorio nazionale. Si tratta, come ha spiegato l’Agenzia italiana del farmaco, di un divieto “in via precauzionale”. L’Agenzia “si riserva di prendere ulteriori provvedimenti, ove necessario, anche in stretto coordinamento con l’Ema”. La decisione è arrivata dopo la segnalazione di alcuni eventi avversi. Anche se, spiega sempre Aifa, “al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi”.

I casi in questione si sono verificati in Sicilia. Il primo riguarda il 43enne Stefano Paternò, sottufficiale della Marina militare ad Augusta, morto il 9 marzo scorso, dodici ore dopo essersi sottoposto alla prima dose di vaccino per arresto cardiaco. Il secondo riguarda la morte di Davide Villa, poliziotto dell’Anticrimine di Catania, morto il 7 marzo, 12 giorni dopo l’inoculazione di una dose di AstraZeneca. Sul caso, la procura di Catania ha aperto un fascicolo al momento senza indagati, in cui si ipotizza il reato di omicidio colposo. L’inchiesta è partita proprio dopo le notizie stampa riguardanti il decesso di Paternò, ma anche quello di un carabiniere di Trapani, Giuseppe Maniscalco, morto di infarto. Pure a lui era stato inoculato il siero appartenente al lotto ABV2856 di AstraZeneca.

In realtà, l’allerta è scattata oltre confine. Con la Danimarca che ha sospeso non un singolo lotto, ma l’intero vaccino. Uno stop temporaneo, hanno spiegato le autorità sanitarie danesi, legato a “segnalazioni di gravi casi di coaguli nel sangue tra le persone vaccinate”, seppur chiarendo che ancora non è stato accertato alcun nesso con la somministrazione del vaccino. Già ieri, in verità, Paesi come l’Austria – seguita da Estonia, Lituania, Lussemburgo e Lettonia – avevano messo in stand by un lotto ( il numero ABV5300) del siero AstraZeneca. Non lo stesso distribuito in Italia, come ha chiarito l’Ema sempre nella serata di ieri.

L’agenzia europea del farmaco ha infatti diffuso una nota in cui ha spiegato che l’autorità nazionale austriaca “ha sospeso l’uso di un lotto di vaccino Covid-19 AstraZeneca (numero di lotto ABV5300) dopo che a una persona è stata diagnosticata una trombosi multipla (formazione di coaguli di sangue all’interno dei vasi sanguigni) ed è morta 10 giorni dopo la vaccinazione e un’altra è stata ricoverata in ospedale con embolia polmonare (blocco nelle arterie dei polmoni) dopo essere stata vaccinata”. Nella stessa nota, Ema ha precisato che “non ci sono attualmente indicazioni che la vaccinazione abbia causato queste patologie, che non sono elencate tra gli effetti indesiderati di questo vaccino”.

Il lotto ABV5300 è stato distribuito in 17 paesi dell’Ue (Austria, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Francia, Grecia, Islanda, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia) e comprende 1 milione di dosi del vaccino. L’ente regolatore quindi ha informato che “è in corso un’indagine completa. Sebbene un difetto di qualità sia considerato improbabile al momento, le specifiche di qualità del lotto sono in fase di accertamento. Il comitato per la sicurezza dell’Ema – il Prac – sta esaminando questa problematica analizzando i casi segnalati con questo lotto, nonché tutti gli altri casi di eventi tromboembolici e altre condizioni patologiche correlate a coaguli di sangue, segnalati dopo la vaccinazione. Le informazioni finora disponibili indicano che il numero di eventi tromboembolici nelle persone vaccinate non è superiore a quello osservato nella popolazione generale”. Nel dettaglio, “al 9 marzo 2021, erano stati segnalati 22 casi di eventi tromboembolici tra i 3 milioni di persone vaccinate con il vaccino Covid-19 AstraZeneca nell’area economica europea. Il Prac continuerà la valutazione di qualsiasi potenziale problematica di sicurezza inerente questo lotto, nonché la revisione degli eventi tromboembolici e delle condizioni correlate”.

Tornando alla sospensione del lotto in Italia, il premier Mario Draghi ha avuto oggi stesso un colloquio telefonico con Ursula von der Leyen dal quale è emerso che non c’è alcuna evidenza di un nesso tra i casi di trombosi registrati in Europa e la somministrazione del vaccino AstraZeneca. Intanto, però, in Parlamento l’opposizione si muove.
Fratelli d’Italia, con il questore della Camera e membro della commissione Affari esteri Edmondo Cirielli, ha annunciato un’interrogazione al ministro Roberto Speranza “sulla possibile pericolosità del vaccino AstraZeneca, la cui somministrazione è stata sospesa in via precauzionale in Austria, Estonia, Lituania, Lussemburgo e Lettonia e oggi anche in Danimarca”. 

Anche dalla maggioranza, tuttavia, si levano dubbi e richieste di chiarimento. E così la senatrice di Leu e presidente del gruppo Misto, Loredana De Petris, ha avanzato la richiesta di “necessarie verifiche”, dopo la decisione della Danimarca, che segue quella di altri cinque Paesi, di sospendere la vaccinazione AstraZeneca perché “è fondamentale dare ai cittadini certezze tanto più dopo la decisione di estendere anche alla popolazione di oltre 65 anni la somministrazione del vaccino AstraZeneca”. Il deputato di Forza Italia, Sestino Giacomoni, invece, ha chiesto che vengano chiariti i contorni della telefonata Draghi-von der Leyen, annunciando che in assenza di risposte, le sue domande “saranno oggetto di una interrogazione parlamentare”. “La notizia che dal colloquio telefonico tra Mario Draghi e Ursula von der Leyen sia emerso ‘che non c’è alcuna evidenza di un nesso tra i casi di trombosi registrati in Europa e la somministrazione del vaccino Astrazeneca’ dovrebbe essere corredata da una esaustiva spiegazione – ha affermato il parlamentare azzurro -. Da cosa deriva questa certezza? A quali dati si fa riferimento? Il silenzio di palazzo Chigi potrebbe alimentare il diffondersi una vera e propria psicosi contro il vaccino”.  

Nel frattempo, l’Agenzia europea del farmaco ha dato la sua autorizzazione al vaccino Johnson & Johnson. Un passo atteso – cui seguirà a breve anche il via libera della Commissione europea – e che si dovrebbe tradurre presto nella disponibilità di un nuovo siero. Un vaccino che, tra l’altro, a differenza degli altri autorizzati in Ue (Pfizer, Moderna e AstraZeneca), prevede la somministrazione in un’unica dose. Come ha subito ricordato il ministro Speranza sui suoi canali social: “Ora abbiamo uno strumento in più per combattere il Covid-19. Uno strumento particolarmente utile perché si tratta del primo vaccino monodose”.