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Covid, le ansie dei medici e l’ombra sul piano vaccini

15 Marzo 2021

Torna la vexata quaestio dello scudo penale. Dalla legge Gelli-Bianco ai tentativi del decreto Cura Italia

di M.Ta e P.Al

Da una parte il nuovo piano vaccini, che ha l’ambizione di arrivare entro aprile a 500mila immunizzazioni al giorno e punta ad ampliare la platea di vaccinatori, facendo affidamento in larghissima parte su un ricorso massiccio ai medici. Dall’altra i timori e i dubbi sul lavoro che l’attende sollevati proprio dalla categoria. Ed è così che si torna a dibattere di un tema spinoso, quello dello scudo penale. Una vexata quaestio che rischia di gettare un’ombra proprio sul cronoprogramma targato Draghi-Figliuolo. Medici eroi o vittime del sistema? Uomini e donne in prima linea per sconfiggere il virus o destinatari inevitabili di cause giudiziarie? Dopo quanto accaduto in Sicilia, con le inchieste aperte in seguito ad alcuni decessi seguiti alla somministrazione del siero Astrazeneca, infatti, i riflettori si sono accesi nuovamente sulla questione della responsabilità e sulla necessità di uno strumento per tutelare il lavoro del personale sanitario nella funzione di vaccinatori a largo raggio.

Il problema, in realtà, era già emerso con forza all’inizio della pandemia. Tant’è che lo stesso Parlamento aveva cercato di trovare una soluzione nel decreto Cura-Italia, ma poi non se ne era fatto niente. Ora, come un fiume carsico, eccolo riemergere con tutta la sua forza. A lanciare l’allarme è stata nelle scorse ore la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) che, senza giri di parole, ha chiesto un provvedimento straordinario e urgente che preveda, appunto, una sorta di ‘scudo penale’ per i medici. Il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, ha raccolto e rilanciato gli appelli dei sindacati Anaoo – Assomed e Fimmg e di singoli professionisti. Al centro del dibattito, l’iscrizione dei medici vaccinatori nel registro degli indagati, quando si manifesta un evento avverso dopo l’immunizzazione. Secondo Anelli, per quanto sia un atto dovuto, rischia comunque di rivelarsi “un forte deterrente”, mettendo così a rischio l’intera campagna vaccinale.

Una bella grana, insomma, per il Governo. Come se non bastassero già i numeri ballerini delle forniture di dosi vaccinali (oggi, intanto, Aifa “in via del tutto precauzionale e temporanea, in attesa dei pronunciamenti dell’Ema” ha deciso di estendere il divieto di utilizzo del vaccino AstraZeneca “su tutto il territorio nazionale”).

Se sul cronoprogramma delle consegne, però, l’Italia ha le mani legate, lo stesso non può dirsi sul fronte delle task force di vaccinatori, dettagliate nero su bianco nel nuovo piano e sulle quali, oltre al premier Draghi, ci ha messo la faccia il neocommissario all’Emergenza Paolo Figliuolo. Un piano che ha appunto l’obiettivo ambizioso di raggiungere l’80 per cento delle immunizzazioni entro settembre.
Per il generale Figliuolo, infatti, la strada per arrivare all’immunità di gregge è quella di mettere in campo un esercito di vaccinatori, coinvolgendo il massimo numero di figure sanitarie che potranno inoculare le dosi, dai medici ai pediatri fino ai farmacisti. Avvalendosi anche del supporto di Croce Rossa e associazioni di volontariato. Nel dettaglio, come riporta il piano, “l’ampliamento della platea dei vaccinatori si realizza dando impulso all’Accordo per impiegare i medici di medicina generale (fino a 44 mila), ricorrendo agli odontoiatri (fino a 60 mila), impiegando i medici specializzandi, a seguito dell’accordo raggiunto tra Governo, Regioni e associazioni di categoria (fino a 23 mila), ricorrendo ai medici della Federazione Medico Sportiva Italiana”.

In questo nuovo corso, insomma, bisogna fare in fretta e non c’è posto per le ansie e le preoccupazioni del personale. Di qui l’appello di Anelli: “Alla straordinarietà del contesto bisogna rispondere con un provvedimento straordinario e urgente, che, in tempi rapidi, restituisca la necessaria serenità ai professionisti e garantisca la vaccinazione ai cittadini – ha sottolineato il presidente Fnomceo -. Chiediamo al governo Draghi e a tutte le forze politiche di mettere in campo norme che, esimendo i medici dalla responsabilità penale di carattere colposo, tutelino sia i professionisti sia i pazienti”.

Come nel gioco dell’oca, dunque, si torna al dibattito già sviscerato ai tempi dell’approvazione del decreto Cura Italia. Esattamente un anno fa. Allora, il confronto si incagliò sullo scudo penale da estendere oltre che agli operatori sanitari anche alle strutture sanitarie. Ad un certo punto del dibattito, l’emendamento del senatore Pd Andrea Marcucci sembrava essere un punto di caduta tra maggioranza e governo, con l’obiettivo di limitare la responsabilità professionale, sia dal punto di vista penale che civile, per operatori sanitari e Aziende del Ssn. Ma non fu così.

Cosa c’è al momento in campo a tutela dei professionisti? Allo stato dell’arte, hanno dalla loro l’articolo 2236 del Codice civile sulla responsabilità civile dei professionisti che recita: “Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d’opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o di colpa grave”.  Inoltre,  c’è la legge Gelli-Bianco del 2017 che richiama gli articolo 589 e 590 del Codice penale per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose, ma prevede la non punibilità nel caso in cui vengano rispettate le raccomandazioni (purché adeguate alle specificità del caso concreto) previste dalle linee guida o, in mancanza, le buone pratiche clinico-assistenziali. In realtà, quindi, uno scudo questa norma già lo offre al personale sanitario.

Ma evidentemente non basta se ancora a luglio scorso, l’allora viceministro e attuale sottosegretario alla Sanità, Pierpaolo Sileri, si diceva d’accordo su uno “scudo penale per i medici impegnati alla lotta al Codid”. Non solo, ma aggiungeva anche: “E’ necessario fare qualcosa non solo per l’emergenza attuale, ma che possa funzionare anche tra dieci anni”.

Rimane da approfondire la fattibilità dell’introduzione di uno scudo per un’attività specifica che costituirebbe un precedente. E non solo in campo sanitario. Senza contare che si tratterebbe di una forma di tutela per un vaccino al momento facoltativo, al contrario di tanti sieri, per esempio per i neonati, obbligatori e mai scudati.

Per approfondire:
“Si possono prevedere più tutele solo per l’emergenza pandemica, ma nessuno scudo penale”
Scudo? Gli strumenti normativi già ci sono, vanno valorizzati”
“Bene lo scudo, serve un intervento ad hoc e a tempo. Chi vaccina deve lavorare sereno”
“Scudo necessario. Un’arma anche contro la medicina difensiva”
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