“Si possono prevedere più tutele solo per l’emergenza pandemica, ma nessuno scudo penale”

16 Marzo 2021

Parla Gelli, estensore dell’omonima legge: “La norma già consente ai professionisti sanitari di lavorare con serenità. Basta integrarla”

di Marta Tartarini

No a una immunità generalizzata per medici e infermieri, sì a maggiori tutele per venire incontro alle esigenze e al mutato contesto in cui operano i professionisti in prima linea nel contrasto alla pandemia.  Federico Gelli, ex deputato Pd, medico, è l’estensore della legge Gelli-Bianco che è già intervenuta sulla responsabilità di medici e infermieri. Ora che il dibattito sula possibilità di uno ‘scudo penale’ si è riacceso, Nursind Sanità gli ha chiesto un parere. Per il presidente della Fondazione Italia in Salute non si pone un tema specifico che riguarda i vaccinatori. Le criticità piuttosto nascono dalla carenza di personale e dalla mancanza di protocolli specifici a fronte di una malattia nuova.

Partiamo da un bilancio della legge che porta il suo nome. La Gelli-Bianco è del tutto applicata?
Gli obblighi per le strutture sanitarie e i professionisti sanitari sono efficaci, mancano tre decreti attuativi, previsti dall’articolo 10, che riguardano la parte assicurativa, ma dopo un lungo percorso ministeriale, ora sono all’attenzione della Stato-Regioni, quindi credo che verranno varati a breve e a quel punto la legge sarà completa.

Cosa cambia nella pratica quotidiana del medico e dell’infermiere?
Cambia molto: abbiamo introdotto una rivoluzione copernicana nell’approccio culturale per la sicurezza delle cure e la tutela degli operatori. Ora i professionisti possono lavorare con maggiore serenità e sanno che sono tutelati dalla norma purché non si rendano colpevoli di fatti commessi per imprudenza, negligenza e colpa grave. In questo modo siamo intervenuti per ridurre il contenzioso, civile e penale, avente ad oggetto la responsabilità medica, al tempo stesso garantendo un più efficace sistema risarcitorio nei confronti del paziente.

Torna di attualità la richiesta di uno ‘scudo penale’ per gli operatori sanitari. E’ utile?
Non sono d’accordo sulla definizione, di fronte alla legge nessuno può essere scudato, ma è vero che siamo in una situazione emergenziale e quindi si possono prevedere maggiori tutele per chi è in prima linea e solo per la fase pandemica. Il tema era già emerso durante la discussione del Cura Italia, ma il rischio era quello di estendere la maggiore copertura anche alle aziende e ai direttori generali anzichè ai professionisti. Il tema oggi torna, credo che si potrebbe integrare la mia legge salvaguardando gli operatori in una fase in cui mancano protocolli e una esperienza maturata sul campo. Escludendo ovviamente la colpa grave e il dolo. Penso a chi opera nelle terapie intensive e nelle degenze Covid e che deve fronteggiare la malattia con cure nuove in assenza di linee guida e in situazioni di carenza di personale e di orari massacranti.

Ma c’è chi segnala la situazione dei vaccinatori, loro dovrebbero essere maggiormente tutelati ora che il governo ha deciso di ampliare la platea a tante figure mediche?
Io credo che la somministrazione del vaccino sia veramente un aspetto marginale e non c’è una differenza sostanziale tra fare un vaccino qualsiasi e quello per il Covid. Stiamo parlando di una iniezione. Se ci si riferisce a eventi avversi, successivi alla inoculazione, le responsabilità sono delle aziende farmaceutiche, non certo di chi fa l’iniezione.

Per approfondire:
Covid, le ansie dei medici e l’ombra sul piano vaccini
Ecco lo scudo penale. Con l’obbligo vaccinale i sanitari rischiano la sospensione