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“Scudo necessario. Un’arma anche contro la medicina difensiva”

23 Marzo 2021

Intervista a Trizzino (M5s) che ha depositato un’interpellanza urgente al ministro Speranza

di Paola Alagia

Dopo la richiesta di uno scudo penale per i vaccinatori avanzata dai medici e le aperture del ministro Speranza, si muove anche il Parlamento. Pochi giorni fa, il 19 marzo scorso, il medico e deputato del Movimento cinque stelle, Giorgio Trizzino, ha depositato un’interpellanza urgente sul tema, cofirmata da altri esponenti Cinque stelle e che ora è in attesa di essere discussa in Aula. Nell’atto ispettivo, che Nursind Sanità ha visionato, si legge proprio che “per garantire un’ampia partecipazione al Piano vaccinale da parte di tutti i professionisti sanitari, quest’ultimi, nei casi in cui non ricorra il dolo ovvero evidente negligenza o imprudenza o imperizia, devono poter contare sulla pienezza delle garanzie e sulle più ampie tutele che il legislatore può offrire, e che ad oggi non appaiono sufficientemente operative e adeguate alla straordinarietà dell’emergenza”. Contattato dal nostro giornale, Trizzino ricorda che già un anno fa, quando era all’esame del Parlamento il decreto Cura Italia, aveva presentato un emendamento al riguardo. “Se allora fosse stato accolto, ora avremmo questo strumento a disposizione e non saremmo qui a riparlarne”. Il deputato pentastellato, anche alla luce della sua passata esperienza di direttore sanitario dell’Ospedale civico e di quello pediatrico di Palermo, ne sottolinea l’importanza non solo per le categorie di vaccinatori, ma per la cittadinanza in generale: “E’ un deterrente straordinario rispetto al rischio concreto della medicina difensiva”.

Trizzino, insomma, questo scudo “s’ha da fare”?          
Senza dubbio. Ci troviamo a vivere una situazione davvero eccezionale. E il timore di subire azioni legali generate da un infondato allarmismo rischia di compromettere la serenità dei medici e degli operatori sanitari, fin troppo coinvolti nella lotta quotidiana contro la diffusione di questo virus. Non dimentichiamo che molti di loro, penso per esempio ai medici in pensione, hanno aderito alla ‘chiamata’ in maniera volontaria.  

E’ la medicina difensiva che la spaventa?
Quando ero direttore sanitario di due ospedali a Palermo ho toccato con mano questa realtà. Ad un certo punto, soprattutto di fronte alle urgenze, si cerca di tutelare i pazienti ma anche di difendere la propria professione. Figuriamoci con la campagna vaccinale di massa che abbiamo davanti, quanto può diventare alto il rischio di cause legali. Non dobbiamo assolutamente essere impreparati e ritrovarci a mani nude.

D’accordo. Ma questo discorso avrebbe senso se i vaccinatori potessero scegliere quale siero somministrare ai cittadini, non le pare?             
Consideri che una persona, nel momento in cui ritiene di ricevere un danno, comunque cerca di rivalersi. E, per altro, lo fa non sulle strutture sanitarie ma sul personale.

E’ vero pure che già c’è in Italia una legge che interviene a tutela dei professionisti sanitari in sede di accertamento delle responsabilità ed è la Gelli-Bianco. Perché non basta?
Non si tratta di una legge insufficiente. Il problema è che non è del tutto applicata. Non a caso mancano ancora alcuni decreti attuativi.

A proposito di tempi, tra governo e Parlamento, pensa che sullo scudo saranno brevi?
Intanto, mi auguro che l’interpellanza che ho depositato venga discussa al più presto. Dopodiché, appena il ministro Speranza avrà dato una risposta di merito scatteranno le interlocuzioni pure con il ministro della Giustizia Cartabia. Perché poi il nodo da sciogliere sarà di natura giuridica.

Il problema vero è il timore delle cause legali. Non basterebbe allora un fondo indennizzi o semplicemente che lo Stato si prendesse in carico le spese?
Tutte proposte che magari saranno messe sul tavolo, ma lo scudo vince.

Per quale ragione?
E’ semplice: un’azione legale inizia a prescindere dall’esistenza di un fondo e senza uno scudo comunque i vaccinatori sarebbero presi da incombenze pesanti, dall’affidarsi a un legale al comparire in udienza. Tutte questioni che, alla fine, potrebbero incidere negativamente sull’obiettivo che per primo il governo si è posto e cioè di allargare il più possibile la platea dei soggetti che potranno somministrare le fiale anti-Covid.

Sempre per allargare la platea nel decreto Sostegni si è cancellato per tutto il periodo della campagna vaccinale il vincolo di esclusività per gli infermieri. Sul piatto della bilancia peserebbero comunque le regole del mercato e quindi la categoria partirebbe da una posizione svantaggiata dal punto di vista economico. Potrà funzionare questa misura?
Comprendo la preoccupazione e mi rendo conto del problema. Dopodiché ritengo che in guerra si vada con le precettazioni. Più penso a cosa avremo di fronte quando si entrerà nel pieno della campagna di immunizzazione di massa e più mi convinco che di vaccinatori ne serviranno sempre in numero maggiore. Al punto che potremmo trovarci anche di fronte alla necessità di vincolare tutto il personale sanitario a questo compito.

Per approfondire:
Covid, le ansie dei medici e l’ombra sul piano vaccini
Ecco lo scudo penale. Con l’obbligo vaccinale i sanitari rischiano la sospensione