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Vaccini, obiettivo-Draghi: “Cinquecentomila somministrazioni al giorno”

24 Marzo 2021

Domani il Consiglio europeo. Il premier riferisce in Parlamento. Su rispetto contratti e autonomia produttiva porta la linea dura in Ue

di NS

La lotta al Covid rimane il convitato di pietra del prossimo Consiglio europeo che inizierà domani. Rispetto a quello del mese scorso, stavolta, il premier Mario Draghi potrà spiegare ai leader europei la strategia messa in campo con l’aggiornamento del piano vaccini, ma non potrà tacere delle difficoltà che ancora il Paese incontra, soprattutto nella gestione per nulla uniforme tra Regione e Regione. Un aspetto sul quale infatti si è soffermato nelle sue comunicazioni di oggi in Parlamento (prima al Senato e poi a Montecitorio).  Ma di fronte a un’Europa ancora alle prese con le sue debolezze (dall’incapacità di esigere il rispetto dei contratti da parte delle case farmaceutiche al nodo dell’autonomia produttiva), Draghi, come ha spiegato ai parlamentari, tornerà a sferzare l’Ue. Il suo, quindi, sarà di nuovo un intervento deciso. Meno netto invece sul Covax, il programma per una distribuzione equa dei vaccini a cui ha aderito anche l’Unione europea.

Al suo esordio da premier al Consiglio Ue di febbraio, infatti, aveva espresso sostegno a questo strumento per condividere il vaccino anti-Covid con i Paesi a basso reddito, ma al tempo stesso aveva evidenziato come non fosse il momento delle donazioni, soprattutto alla luce dei ritardi nelle vaccinazioni. Oggi, al contrario, le sue parole sono suonate più soft: “La salute pubblica globale richiede un impegno comune da parte di tutti i principali attori internazionali, nei confronti dei Paesi più vulnerabili. D’altronde, con un virus così insidioso, nessuno sarà davvero al sicuro finché non lo saremo tutti”, ha detto. Per poi sottolineare: “L’Italia ne è pienamente consapevole, come è anche consapevole che sia necessaria una rafforzata credibilità europea sui vaccini perché si abbia un’autentica solidarietà internazionale in questo campo. Il dispositivo Covax è lo strumento migliore per raggiungere questo obiettivo”.

Ma andiamo con ordine. Ecco cosa ha detto parlando in Senato: a un anno di distanza dall’avvio della pandemia “dobbiamo fare tutto il possibile per una piena e rapida soluzione della crisi sanitaria”, ha scandito. L’obiettivo, quindi, è quello di “vaccinare più persone possibile, nel più breve tempo possibile”. Come uscire dall’emergenza pandemica? La chiave è tutta in quel “mezzo milione” di somministrazioni al giorno, una soglia che il governo intende raggiungere presto, utilizzando i “quattro vaccini sicuri ed efficaci” che sono già a disposizione. Tre, ha precisato Draghi, “sono già in via di somministrazione, un quarto, quello di Johnson & Johnson, sarà disponibile da aprile”.

La riunione del Consiglio europeo offre al premier l’occasione per illustrare quanto già messo in campo dall’esecutivo, ma pure per anticipare possibili allentamenti delle misure restrittive. “Mentre stiamo vaccinando è bene pianificare le riaperture”, ha sottolineato, auspicando che dopo Pasqua sarà possibile anche aprire le scuole materne e elementari nelle zone rosse.

Non sono mancate le prime rivendicazioni da parte di Draghi a proposito dell’accelerazione impressa alla campagna vaccinale: “E’ già visibile nei dati. Nelle prime tre settimane di marzo, la media giornaliera delle somministrazioni è stata di quasi 170 mila dosi al giorno, più del doppio che nei due mesi precedenti”. E questo è avvenuto “nonostante il blocco temporaneo delle somministrazioni di AstraZeneca, che sono state in parte compensate con un aumento delle vaccinazioni con Pfizer”.

Ma l’inquilino di Palazzo Chigi non ha potuto tacere le difficoltà. La nota dolente restano le Regioni e, quindi, le differenze emerse nella somministrazioni delle dosi da un territorio all’altro. Di qui l’invito ai governatori ad attenersi alle priorità indicate dal ministero della Salute. “Alcune Regioni – è stato il j’accuse – hanno trascurato i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità contrattuali”, quando invece è “cruciale vaccinare prima i nostri concittadini anziani e fragili”, perché sono loro a subire le conseguenze peggiori del virus”. Proprio riguardo agli anziani, ha ricordato che “l’86% degli ospiti nelle residenze sanitarie assistenziali ha già ricevuto una dose di vaccino e oltre due terzi ha completato il ciclo vaccinale”. Quindi, ha citato un recente studio dell’Istituto superiore di sanità per cui “il numero di nuovi casi di Covid-19 diagnosticati nelle Rsa tra fine febbraio e inizio marzo è rimasto sostanzialmente stabile, a fronte di un chiaro aumento dell’incidenza nella popolazione generale”.

L’Italia ovviamente si muove nel perimetro dell’Ue e la fatica che sta facendo l’Europa per fronteggiare la pandemia è evidente. Come si muoverà, allora, Draghi domani? In Parlamento è stato chiaro nell’indicare la linea del governo. Che, appunto, intende “esigere dalle case farmaceutiche il pieno rispetto degli impegni contrattuali“, utilizzando “tutti gli strumenti disponibili, incluso il Regolamento Ue per l’esportazione dei vaccini, approvato il 30 gennaio. Questo regolamento – ha ricordato – fa chiarezza sulla distribuzione dei vaccini al di fuori dell’Ue, in particolare verso Paesi che non versano in condizioni di vulnerabilità, e riteniamo – e lo abbiamo dimostrato- vada applicato quando necessario”.

La necessità di reperire quante più dosi possibili impone di muoversi pure su un altro versante, quello di puntare sulla capacità produttiva di vaccini in Europa. Per Draghi bisogna infatti “costruire una filiera che non sia vulnerabile rispetto agli shock e alle decisioni che vengono dall’esterno”, un campo in cui l’esecutivo si è mosso anche per una produzione nazionale, stabilendo “accordi di partnership” con case di produzione internazionali.