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Scudo e obbligo. Così non va, nel metodo e nel merito

01 Aprile 2021

di Andrea Bottega*

Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato nel decreto Covid due misure che riguardano i professionisti sanitari e, quindi, anche gli infermieri: lo scudo penale e l’obbligo vaccinale. Si tratta di due interventi dei quali continua a sfuggirmi la ratio. Partiamo dallo scudo. Alla fine, ma era abbondantemente prevedibile, la montagna ha partorito il topolino. Anche se già il ministro della Salute Speranza, raccogliendo la delusione dei medici, ha messo le mani avanti prospettando ulteriori modifiche nel passaggio parlamentare, il mio parere in proposito non cambia. Continuo a ritenerla una misura superflua, se non dannosa. Superflua perché sul piano normativo, anche con tutti gli aggiustamenti del caso, non si andrà al di là di quanto già la legge Gelli-Bianco da un lato e il Codice penale dall’altro contemplano. Dannosa perché rischia di far passare il messaggio che i vaccini anti-Covid siano diversi e più pericolosi di tutti gli altri che i sanitari somministrano senza bisogno di scudi. Non proprio, dunque, un messaggio rassicurante, mentre si cerca di sensibilizzare i cittadini sull’efficacia e utilità delle immunizzazioni.

Quanto all’obbligo vaccinale, mi preme fare una premessa: parlo da infermiere vaccinato e da segretario di un sindacato i cui membri della direzione sono tutti coperti da vaccino. Detto questo, la norma sull’obbligo non mi trova d’accordo. Non ho condiviso né il merito e né il metodo seguiti. Partiamo dal merito. Se la priorità è la salute pubblica, allora l’obbligo andava esteso a tutte le categorie a contatto con il pubblico. E invece si è optato per una scorciatoia. La via breve che, però, nel caso dei sanitari apre altri problemi, visto che abbiamo una cronica carenza di personale soprattutto infermieristico.

Ma c’è soprattutto un problema di metodo. Il vero non sense è introdurre una norma senza il supporto di dati dettagliati che ne possano giustificare l’esistenza. Per correre dietro al facile slogan dei no vax, infatti, nessuno sa quanti siano effettivamente i sanitari che per scelta ideologica sono contrari alle vaccinazioni. Da veneto, cito le parole pronunciate ieri dall’assessore alla Sanità Lanzarin: “Il 15 per cento degli operatori sanitari non si è vaccinato. Al momento non sappiamo quanti di questi non hanno fatto il vaccino per motivi sanitari o per altre questioni”.

Ed è proprio questo il punto: il governo sa quanti sanitari non si sono sottoposti al vaccino perché donne in gravidanza o per altre ragioni sanitarie? Dove sono i dati? Ci auguriamo di poterli conoscere. Per ora ciò che sappiamo è che la platea dei non vaccinati è residuale. Questo è un dato di fatto. Così come è un dato di fatto che dietro la foglia di fico dell’obbligo vaccinale per i professionisti sanitari si preannuncia un ulteriore sovraccarico di incombenze per le Regioni. Che saranno affogate in un mare di carte, tra richieste e certificazioni tutte da processare, tra l’altro in soli 10 giorni. Dopodiché, le leggi si rispettano. Anche quelle che reputiamo non abbiano senso.

*Segretario nazionale Nursind

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