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Non solo Covid, sanità in ritardo sulle altre prestazioni

20 Aprile 2021

Ne risentono i numeri delle cure a domicilio, già bassi prima della pandemia. Ecco le segnalazioni dei cittadini che continua a raccogliere Cittadinanzattiva

di Marta Tartarini

La pandemia ha fatto esplodere le criticità del sistema sanitario, ha fatto emergere le differenze territoriali, le carenze dell’assistenza territoriale e domiciliare, ma ha anche messo in atto dei processi di trasformazione che, se implementati e resi strutturali, possono rendere più efficace il sistema sanitario. Un esempio? La digitalizzazione del sistema che ha subito un’accelerazione con l’uso della ricetta elettronica e l’implementazione della telemedicina.

Cittadinanzattiva ha messo a punto una serie di report sulla pandemia e il suo impatto sul sistema sanitario, da cui emergono questi e altri spunti utili anche per pensare alla sanità di domani. Il fenomeno più rilevante riguarda la difficoltà nell’accesso alle prestazioni e l’assistenza territoriale per le patologie no Covid. Dopo il report di dicembre 2020 siamo tornati a fare il punto con l’associazione per capire se in questi mesi la situazione si è evoluta positivamente o meno, ma le segnalazioni continuano, come ha spiegato a Nursind Sanità Valeria Fava (nella foto), responsabile dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità di Cittadinanzattiva.

“I disagi maggiormente segnalati dai cittadini hanno riguardano l’annullamento di visite ed esami già prenotati, prima che esplodesse la pandemia: a dicembre 2020 erano il 49,9%, ma segnalazioni di questo tipo ci arrivano ancora tutti i giorni e la situazione non sembra destinata a cambiare”. Emblematici sono ancora oggi i casi di cancellazioni o ritardi per ecografie ed altre prestazioni per malati oncologici, come pure sono ancora molto rallentate tutte le attività di screening e le vaccinazioni non Covid. Nel 2020 ad esempio nel 34.4% dei casi i cittadini segnalavano la difficoltà di prenotare nuove visite ed esami, in alcuni casi è stato impossibile effettuare le prenotazioni a causa del blocco delle liste d’attesa. Per non parlare degli screening: per quello mammografico il ritardo medio è stato del 53,8%. Ma si tratta, hanno precisato dall’associazione, di numeri ancora attuali. E diversi da regione a Regione.

E questo valeva sia nella prima fase emergenziale e sia oggi con la campagna di vaccinazione. Fava, infatti, ha ricordato proprio come “le Regioni del nord abbiano mostrato le maggiori difficoltà perché avevano spostato la loro attenzione sulle strutture ospedaliere, rispetto alle medicina del territorio e sono state anche quelle maggiormente investite nella prima ondata”. Basti pensare che “nelle Regioni del nord i medici di medicina generale hanno in media più pazienti in carico, rispetto alle altre Regioni e l’assistenza domiciliare si è dimostrata molto difforme”.

E oggi, con il Paese impegnato nella campagna vaccinale? Ancora una volta “le Regioni si sono mosse in modo molto difforme, non c’è stata sempre trasparenza sulle priorità delle fasce a cui dare la precedenza – ha osservato la responsabile dell’Osservatorio – e non si è sempre privilegiata l’attenzione ai più fragili”. Dalle segnalazioni dei cittadini di questi giorni è emersa comunque una sostanziale fiducia nel vaccino: “Non riscontriamo timori – ha riferito ancora Fava – anzi sentiamo di tante persone che vogliono vaccinarsi, ma hanno difficoltà a farlo. Le criticità si riscontrano soprattutto nella fase della prenotazione, perché, una volta ottenuto l’appuntamento, gli hub e i centri risultano efficienti e non si registrano particolari difficoltà o perdite di tempo”.

Ma, vaccinazioni a parte, che giustamente sono una priorità, le note dolenti rimangono quelle dell’accesso alle prestazioni e dell’assistenza domiciliare. “Il sovraccarico dei pazienti Covid – ha osservato Fava – ha rallentato tutte le altre attività, tutta la filiera ha avuto difficoltà di fronte allo stress test del virus. E così si sono ridotte tutte le cure ed anche quelle prestate al domicilio che erano già molto basse nel nostro Paese: parliamo di 20 ore all’anno pro capite in Italia, che sono veramente poche e sotto la media europea. Ci segnalano che in questi mesi sono saltate visite domiciliari e si è dovuto ricorrere al privato anche solo per una iniezione. Nella fase attuale sono soprattutto i malati cronici, quelli affetti da demenze e disabilità gravi, ad essere in grave difficoltà con l’assistenza domiciliare e spesso in situazioni di solitudine”.  

Uno spaccato, insomma, di luci e ombre quello che emerge dall’osservatorio di Cittadinanzattiva. Tirando le somme, infatti, secondo l’associazione, la pandemia ha mostrato tutte le nostre fragilità, effetto anche di tanti anni di tagli alla sanità, ma può e deve essere anche l’occasione per spingere su alcuni fattori di modernizzazione. A cominciare dalla “semplificazione delle procedure e dalla digitalizzazione che duri a lungo ed entri a regime anche dopo l’emergenza”, tasti su cui spinge Cittadinanzattiva. Si tratta in sintesi, dicono dall’organizzazione, di cogliere l’occasione data dall’emergenza sanitaria per “promuovere l’efficienza del sistema” e “rendere effettivo il diritto alla salute”.