“Più terapie a casa per i malati Covid. L’ospedale sia l’ultima ratio”

22 Aprile 2021

Parla Coletto (Lega): “Vanno sostenuti i protocolli di cura a domicilio” anche per impedire che ne facciano le spese gli altri pazienti. Il green pass? “Ok, a patto che non crei un sistema di figli e figliastri”

di Marta Tartarini

Se c’è una criticità che la pandemia ha ancora più acuito è senza dubbio la carenza di cure domiciliari. Il vero tallone d’Achille per i pazienti colpiti dal virus, ma anche per i no Covid. Lo rivelano le segnalazioni che continua a raccogliere Cittadinanzattiva, ma soprattutto i dati aggiornati contenuti nel Report di marzo dell’associazione Salutequità. Ben 2.118.973 screening oncologici in meno da gennaio a settembre del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Ed è proprio sui protocolli di cura del Covid a domicilio e per il loro potenziamento che insiste la Lega.  Perché, sostiene il Carroccio, evitando il ricorso all’ospedale, che deve essere l’ultima ratio, si riesce anche a impedire che a farne le spese siano tutti gli altri pazienti che nella fase acuta della pandemia hanno subito ritardi e mancate cure. Solo così si potrà “convivere con il virus”, dice a Nursind Sanità Luca Coletto, responsabile Dipartimento Salute della Lega e assessore regionale alla Sanità prima in Veneto e oggi in Umbria. La sua premessa è questa: “La buona qualità del nostro sistema sanitario ha prodotto una elevata aspettativa di vita, tra le più alte in Europa, per merito del nostro sistema sanitario su base universale, che cura tutti senza distinzione di censo, a differenza dei sistemi sanitari su base assicurativa. Questo vuol dire che abbiamo necessità di migliorare e implementare la medicina del territorio destinata in particolare ai pazienti cronici, anziani, ma che funziona da filtro per i ricoveri, rendendoli sempre più appropriati”.

Con la pandemia da Covid le persone anziane sono state le più colpite
E’ proprio pensando a loro che diciamo che bisogna fare in modo che possano essere curati a casa. Bisogna incentivare i protocolli sperimentali, come abbiamo fatto in Umbria, e l’utilizzo degli anticorpi monoclonali, che sono stati proposti ad Aifa nell’ottobre scorso, ma che all’epoca non furono autorizzati. Da poco sono stati rivalutati e autorizzati e sono in sperimentazione. Abbiamo ragione di aspettarci esiti incoraggianti da questa sperimentazione, i primi segnali positivi ci sono. Così dovremmo puntare a bloccare la malattia sul nascere, cercando di evitare che si arrivi alle forme più gravi come le polmoniti e le altre complicazioni.

Le cure domiciliari sono però un anello debole del sistema sanitario, lo erano già prima del Covid.
Il Covid ha evidenziato delle criticità che già conoscevamo circa la mancanza di protocolli ufficialmente autorizzati da Aifa per la cura a domicilio del Covid. E questa carenza ha provocato un intasamento delle terapie intensive, mettendo così in crisi tutto il sistema. Di qui il ritardo su tutte le altre patologie, pur sapendo che la velocità d’intervento, in particolare sui pazienti Covid, è fondamentale. Quindi da questa esperienza dobbiamo imparare.

Ma in questo senso servono anche interventi legislativi?
Sì, bisogna sostenere i protocolli delle cure domiciliari, perché solo alcuni sono stati autorizzati come sperimentazioni da Aifa che non ne ha mai approvato nessuno ufficialmente, salvo quello a base di paracetamolo con la vigile attesa. Invece, andrebbero valutate con molta attenzione le sperimentazioni fatte con tanti pazienti curati a domicilio da medici di medicina generale, tenendo il ricovero come l’ultima ratio.

Dopo la fase acuta, ora si discute di come convivere con il virus e il governo prevede le prime aperture anche in vista della stagione estiva. Il Governo pensa al ‘green pass’ per permettere di spostarsi da una regione all’altra. Può essere una buona soluzione?
Credo che non sia una grande novità: si farebbe circolare chi è vaccinato, chi è guarito e chi ha un tampone negativo recente. Io sono d’accordo, a patto che non crei un sistema sperequativo di figli e figliastri e non si trasformi in uno strumento che limita la libertà delle persone. L’obiettivo che dobbiamo perseguire è quello di incentivare le attività produttive, il turismo e l’economia più in generale, tutelando nello stesso tempo la salute pubblica.

Come si fa per evitare questi rischi?
Oltre che con i vaccini e i protocolli domiciliari, ad esempio con tamponi più accessibili e a prezzi calmierati. In questo modo si diffondono di più e si rendono più facili gli spostamenti di chi non rientra nelle fasce di età che sono già state vaccinate.

Infine, la produzione nazionale. La pandemia ha messo in luce la carenza di aziende produttrici e il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha avviato un tavolo per dar vita ad un polo italiano per la produzione di sieri. Ma è un progetto che richiede tempi lunghi.
Credo sia un percorso inevitabile, dobbiamo puntare all’autonomia. Ci serve per il futuro, perché di vaccini avremo sempre bisogno, ma soprattutto in questa fase in cui dobbiamo misurarci con le varianti che stanno ancora circolando. Insomma, sia per i prossimi vaccini sia per gestire le varianti del Covid bisogna puntare sulla produzione nazionale. Il ministro si è mosso sulla strada giusta da subito.