Cure palliative, infermieri cruciali per una piena attuazione della legge

26 Aprile 2021

Riceviamo e pubblichiamo
di Giorgio Trizzino*

La legge 15 marzo 2010, n. 38, “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, sancisce nel nostro Paese il dovere etico del Sistema sanitario nazionale di garantire al malato e alla sua famiglia il diritto ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore, nell’ambito dei Livelli essenziali di assistenza. La legge ridefinisce in modo rigoroso i modelli assistenziali, creando due Reti distinte di terapia del dolore e cure palliative, semplificando le procedure di accesso ai medicinali impiegati nella terapia del dolore e indicando i percorsi formativi di qualificazione e aggiornamento delle figure professionali. In quest’ottica ha rappresentato, per prima in Europa, una legge-modello.

Tra le figure sanitarie previste nell’èquipes di cure palliative e terapia del dolore l’infermiere recita un ruolo cruciale. Può sembrare retorico, soprattutto in questo periodo, sottolineare l’importanza dell’infermiere nell’attuale scenario sanitario. Mi riferisco all’unanime risonanza sociale e mediatica data alla professione infermieristica nella lotta alla pandemia tuttora in corso. Ritengo, tuttavia, generico ed astratto definire “eroi” gli infermieri che oggi sono in possesso di una specificità di ruolo in grado di produrre risultati propri in termini di esiti di cura. Reputo più appropriato ricondurre in un alveo di scientificità il contributo che la professione infermieristica è in grado di dare oggi al cittadino.

Credo che le cure palliative rappresentino la disciplina della medicina che più di ogni altra esalta la specificità infermieristica, e dico subito il perché.  La funzione per la quale l’infermiere è tradizionalmente conosciuto è quella di garante della corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche mediche, ma la funzione caratterizzante l’infermieristica è la presa in carico della persona sana in particolari condizioni di vulnerabilità, o malata al fine di dare risposte appropriate ai bisogni di assistenza dei quali l’infermiere è unico responsabile. La legge 38, il cui core è proprio la persona malata e non la malattia, richiama la stessa matrice filosofica dell’assistenza infermieristica: la presa in carico della persona nella malattia. Se ciò non bastasse a dimostrare la grande coesione in termini di mission e vision  tra la Legge n. 38 e l’infermieristica, per dimostrarlo basterà richiamare le fonti normative, che definiscono il campo proprio di attività e di responsabilità dell’infermiere. Partiamo dall’Ordinamento didattico. I Rettori delle Università nel 2020 hanno ricevuto formalmente mandato dal Direttore generale del Miur di attivare, già dallo stesso anno, programmi didattici per consentire anche agli studenti in infermieristica di ottenere CFU specifici in cure palliative.

Con questo risultato le cure palliative sono state riconosciute fondamentali nella formazione dell’infermiere e la stessa disciplina acquisisce un importante significato in risposta ad un bisogno crescente di questo tipo di cure di fronte ai nuovi scenari epidemiologici e di transizione demografica che si prospettano in tutto il mondo. Ciò si tradurrà nell’arricchimento del corpus di conoscenze specifiche dell’infermiere in tema di cure palliative grazie all’istituzione di un Settore Specifico Disciplinare (SSD). Non dimentichiamo, inoltre, che ormai da molti anni sono attivi i master in cure palliative da Milano a Palermo.

Il Profilo professionale (DM 739/94) individua il potenziale operativo dell’assistenza infermieristica: il comma 2 dell’Articolo 1, afferma che “l’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa, è di natura tecnica, relazionale, educativa. Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria”. Attraverso la lettura del secondo comma, si evince come venga dato particolare risalto all’aspetto relazionale della professione infermieristica; ritrovandosi ad operare in contesti in cui vengono erogate cure palliative, l’aspetto relazionale, che si esplica attraverso il rapporto infermiere/paziente, risulta essere il “valore aggiunto”. Quando parliamo di aspetto relazionale, non mi riferisco esclusivamente ai canali scelti per la comunicazione, ma a quella forma di relazione che di per sé diventa terapeutica. La competenza tecnica, che sino a qualche decennio addietro rappresentava l’unico elemento di connotazione della professione, oggi è lo strumento attraverso cui gli infermieri qualificano la loro relazione con l’assistito e la rendono appropriata. Per gli infermieri, oggi, pur dovendo essere super-esperti di tecnica, l’obiettivo diviene la relazione con l’assistito che si qualifica anche attraverso l’uso della tecnica, così come l’uso della scienza e la deontologia.

Il Codice di deontologia infermieristica, aggiornato nel 2019, a dimostrazione di quanto la professione si adegui opportunamente e celermente ai cambiamenti normativi, sociali ed epidemiologici, rappresenta l’ulteriore dimostrazione dell’attenzione che l’infermieristica mostra nei confronti delle cure palliative e della terapia del dolore.

La Legge n. 38 è uno strumento di civiltà dello Stato italiano poiché si prefigge l’obiettivo di combattere l’abbandono dei malati nel fine vita. Gli infermieri hanno recepito l’obbligo di garantire tale diritto e lo hanno declinato nel loro codice deontologico. All’art.4 con l’agire professionale l’Infermiere stabilisce una relazione di cura, utilizzando anche l’ascolto e il dialogo e facendosi garante che la persona assistita non sia mai lasciata in abbandono coinvolgendo, con il consenso dell’interessato, le sue figure di riferimento, nonché le altre figure professionali e istituzionali. Il tempo di relazione non è più esclusivamente un parametro quantitativo, ma diventa tempo di cura.

Altro tema cruciale è il dolore, che grazie alla legge n. 38 diviene parametro vitale ed in quanto tale deve essere opportunamente gestito. Anche in questo caso la professione ha dimostrato la propria contemporaneità dichiarando all’art. 18 l’approccio infermieristico che comprende la prevenzione, la rilevazione e la documentazione del dolore dell’assistito durante il percorso di cura. Lo stesso articolo sottolinea come alla base del processo di gestione del dolore e dei sintomi a esso correlati, vi stia l’applicazione delle buone pratiche, nel rispetto delle volontà della persona.

L’art.24 del Codice richiama la definizione di cure palliative dell’European Association for Palliative Care (EAPC) e testimonia la sensibilità della professione verso le cure nel fine vita recitando che l’Infermiere presta assistenza infermieristica fino al termine della vita della persona assistita. Riconosce l’importanza del gesto assistenziale che arricchisce l’atto tecnico, della pianificazione condivisa delle cure, della palliazione, del conforto ambientale, fisico, psicologico, relazionale e spirituale. L’infermiere indirizza il proprio intervento anche ai familiari ed alle persone di riferimento della persona assistita sostenendole nell’evoluzione finale della malattia, nel momento della perdita e nella fase di elaborazione del lutto.

L’excursus normativo credo sia esaustivo per confermare la contemporaneità e l’appropriatezza in termini di competenze della professione infermieristica in tema di cure palliative e terapia del dolore. Ed a proposito di appropriatezza delle cure penso alla prevenzione dei rischi che il malato corre, al monitoraggio dei sintomi molto spesso severi se non adeguatamente trattati, all’impianto ed alla gestione anche al domicilio di device vascolari, nonché all’educazione sanitaria da impartire al paziente e caregiver per favorire il loro processo di empowerment. Sono soltanto alcune delle competenze agite dall’infermiere.

Gli infermieri italiani oltre ad essere impegnati in ambito clinico, ricoprono anche ruoli dirigenziali nei diversi setting residenziali e territoriali delle Reti, oltre ad essere anche impegnati in ambito formativo.

Adesso non resta che operare sinergicamente anche con l’intera comunità infermieristica alla risoluzione delle criticità della legge n. 38 per la completa attuazione, una legge tra le più apprezzate in Europa e che anche le Nazioni Unite ci ha riconosciuto come una delle più avanzate al mondo.

Concludo questa mio intervento facendo tanti auguri agli infermieri italiani che il prossimo 12 maggio celebreranno la loro Giornata internazionale.

*medico e deputato del Gruppo Misto