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Brevetti, “Chi ha votato contro la sospensione avrà sulla coscienza le vittime della pandemia”

30 Aprile 2021

Intervista all’europarlamentare M5s Castaldo: “L’Ue deve diventare una Unione della salute”. Il pass vaccinale? “Speriamo di averlo per luglio, ma non va confuso con l’obbligo di immunizzazione”

di Marta Tartarini

“L’Unione europea deve diventare una Unione della salute, dobbiamo imparare dall’esperienza della pandemia per mettere al centro il diritto alla salute”. Fabio Massimo Castaldo, europarlamentare del Movimento cinque stelle e vicepresidente del Parlamento europeo, sottolinea che dalla vicenda Covid “si esce solo tutti insieme”. In una intervista a Nursind Sanità, il pentastellato annuncia battaglia per “la sospensione dei brevetti. Chi ha votato contro nel Parlamento europeo – attacca- ha fatto una scelta inaccettabile perché i vaccini sono un bene pubblico mondiale”.

Iniziamo dal ruolo dell’Europa. Come si è mossa sui vaccini?
Credo sia stato fondamentale evitare un’asta sui sieri che avrebbe penalizzato i Paesi più deboli e con minori possibilità economiche. Inoltre, una corsa ai vaccini dei singoli Paesi avrebbe inasprito le tensioni. Ora, guardando al futuro, dobbiamo chiederci se l’Europa ha le competenze e gli strumenti per gestire le grandi sfide della salute e il rischio di altre situazioni pandemiche.

E’ pronta?
Io credo di no, per questo la prossima conferenza sul futuro dell’Unione dovrà concentrarsi su come creare una Unione della Salute, cioè garantire uno spazio in cui il diritto alla salute sia un pilastro e non solo materia di coordinamento tra gli Stati.

Come si può raggiungere concretamente questo obiettivo?
La salute deve diventare materia concorrente, dotando l’Europa di competenze e risorse per poter agire sulla prevenzione ed evitare disparità di trattamenti tra gli Stati. Un programma come il Recovery plan ad esempio non deve essere un programma una tantum, ma diventare uno strumento istituzionalizzato. Io mi batterò per questo.

A proposito di Recovery, è soddisfatto del programma varato dal governo Draghi e in particolare dello stanziamento per la sanità?
Sicuramente saremmo stati più contenti se ci fosse stato un finanziamento più cospicuo come era previsto nella bozza del Conte bis, ma ogni risorsa stanziata è la benvenuta, dopo una stagione di tagli che dura da 20 anni. Ora l’importante è che le risorse siano spese velocemente e bene.

Uno degli obiettivi potrebbe essere rendere più omogenei i sistemi regionali italiani che hanno dimostrato molte disparità?
Io sono convinto che dovremmo rinazionalizzare il sistema sanitario, ci sono troppe differenze, lo si vede anche ora con la campagna di vaccinazioni. Non tutte le Regioni hanno messo in campo le capacità di pianificare questa sfida.

L’Italia è anche in ritardo rispetto a Paesi come la Gran Bretagna.
Loro però hanno avuto molte più dosi di noi. Abbiamo il fondato sospetto che molte dosi destinate ai cittadini europei siano finite a Londra. Ora è importante ragionare sulla radice del problema, cioè sulla produzione.

Come deve muoversi l’Europa per recuperare un po’ di autonomia?
E’ indispensabile rilocalizzare nel nostro continente la produzione di vaccini, altrimenti dovremo sempre rincorrere le dosi prodotte da altri.

Anche l’Italia sconta un deficit produttivo, a cui il governo cerca di porre rimedio con il tavolo istituito al Mise dal ministro Giorgetti. E’ la strada giusta?
Sì, perché l’Italia ha grandi eccellenze ma ha pagato il fatto che non si sia investito subito nella produzione. Adesso dobbiamo farlo anche in chiave futura, cercando di avere il ciclo completo e di non dover dipendere dall’India o da altri Paesi. Poi è ora di superare la normativa dei brevetti per arrivare a una sospensione, perché da questo incubo usciamo solo insieme.

Il Parlamento europeo ha però bocciato gli emendamenti della sinistra e dei Verdi che andavano proprio in questa direzione
Noi del Movimento Cinque Stelle e il Pd abbiamo votato a favore, è assurdo che Forza Italia abbia votato contro e Lega e FdI si siano astenuti con una scelta inaccettabile. Chi vota contro la sospensione si sporca le mani del sangue delle vittime di questa pandemia. Noi andiamo avanti con questa battaglia.

Il programma Covax per dotare i paesi in via di sviluppo dei vaccini necessari intanto arranca.
Appunto. Votare per la sospensione vuol dire cercare di garantire equità nell’accesso dei sieri pensando proprio ai Paesi più poveri. Il programma Covax sconta un sottofinanziamento e poi andrebbe integrato meglio con i programmi di cooperazione già esistenti per renderlo più efficace. Non c’è altra soluzione se vogliamo evitare il rischio di bombe pandemiche nei Paesi in via di sviluppo. Il programma ha distribuito solo 40 milioni di dosi, così l’obiettivo di immunizzare il 20 per cento della popolazione, quella più vulnerabile, rischia di essere raggiunto fuori tempo massimo.

E’ di ieri, infine, il via libera in Europa al pass per tornare a viaggiare. Sarà pronto per giugno, in tempo per salvare la stagione turistica?
Spero di sì perché il nostro comparto è in ginocchio. Deve essere uno strumento che velocizza e semplifica gli spostamenti, ma non va scambiato con un obbligo di vaccino e non deve creare discriminazioni nei confronti di chi non ha voluto o potuto accedere alla vaccinazione. In questo senso prevedere tamponi gratuiti può agevolare chi non rientra nelle fasce immunizzate. Per realizzare questo progetto serve comunque una infrastruttura tecnologica importante, speriamo di avere il pass per luglio.