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Covid e depressione, giovani vittime dell’altro virus

05 Maggio 2021

Ansia, disagio psicologico, disturbi del sonno. Studi e ricerche sollevano il problema. Come si muove la politica? Il banco di prova saranno i 4,6 miliardi per l’infanzia del Pnrr  

di Marta Tartarini

I giovani, grandi dimenticati della pandemia. Se il virus ha colpito con forza i più anziani, anche le nuove generazioni hanno pagato e stanno pagando un prezzo alto tra effetti del lockdown, della didattica a distanza e della sospensione di attività sportive e ricreative. Un tema emerso all’indomani della fase più acuta della pandemia quando diverse associazioni ed esperti hanno evidenziato la necessità di dare ai piccoli la possibilità di uscire, pensando in particolare alle difficoltà vissute dai più fragili e dai disabili. Di fatto, nei mesi è apparso chiaro che i giovani erano vittime di ansia, disagio psicologico, disturbi del sonno e dell’alimentazione. Tante le ricerche che hanno fatto emergere il problema. E un pedagogista come Daniele Novara ha dedicato un libro al tema (“I bambini sono sempre gli ultimi”, edito da Bur-Rizzoli, ndr) sostenendo che con le ordinanze durante il lockdown si è pensato “a tutti, anche agli animali domestici, tranne che ai bambini” ai quali si potevano destinare “piazze per giocare a palla e percorsi pedonali sicuri”. Anche i Garanti dell’infanzia regionali segnalavano già ad aprile dell’anno scorso che “le ricadute psicologiche e sanitarie” della fase “saranno importanti e sarà necessario avere strumenti, risorse dedicate e percorsi che partano dall’attenzione dei diritti delle persone di minore età”.

A tutto questo si aggiunge l’allarme scattato nei giorni scorsi anche sui fenomeni di violenza, sempre piu’ a rischio tra le pareti domestiche. La Fondazione Cesvi ha segnalato questo “fenomeno sommerso dove i dati non fotografano la realtà, perché per ogni denuncia di maltrattamenti nove casi rimangono sommersi”. Con la pandemia che ha peggiorato il quadro, facendo registrare nell’ultimo anno nuovi fattori di stress e determinando un “drammatico aumento del disagio mentale all’interno delle famiglie”.

Un centro di eccellenza sull’infanzia come il Gaslini di Genova ha studiato l’impatto psicologico e comportamentale sui bambini e, a metà dell’anno scorso, ha rilevato che le restrizioni imposte “hanno determinato nei bambini di età 6-18 anni disturbi della componente somatica, come disturbi d’ansia e disturbi del sonno”. Si segnalavano difficoltà di addormentamento e problemi nel risveglio, e significative alterazioni del ritmo del sonno. Per i più grandi, invece, è stata riscontrata “un’aumentata instabilità emotiva con irritabilità e cambiamenti del tono dell’umore”. Insomma, il tema del benessere psicologico, pedagogico ed emotivo di bambine e bambini, ragazze e ragazzi è diventato sempre più urgente. Anche solo guardando alle ricadute sul Servizio sanitario nazionale.  Si tratta inoltre di un disagio che può diventare pure economico se il Rapporto ‘Proteggiamo i bambini’ di Save the Children segnalava a ottobre del 2020 che in Italia l’aumento delle difficoltà economiche e la perdita di lavoro, effetto della pandemia, “rischiano di aumentare considerevolmente l’incidenza della povertà materiale tra i bambini e gli adolescenti”, arrivando a stimare che “un milione di bambini in più possano scivolare nella povertà assoluta”.

La politica ha preso coscienza del problema, prima con qualche appello isolato, poi in modo più strutturato. Walter Veltroni a febbraio parlava dei giovani come dei “Los Olvidados, i dimenticati” e poi, in pieno dibattito sulle priorità per la campagna vaccinale, si chiedeva “quando saranno vaccinati i ragazzi italiani: è giusto che siano gli ultimi, siano proprio in coda alla fila? Che si rischi di compromettere, solo per loro, la prossima estate e persino la ripresa dell’ennesimo anno scolastico?”, scriveva l’esponente dem.

Proprio a proposito di immunizzazioni, se fino ad ora sono rimaste sullo sfondo quelle dei più piccoli, perché meno colpiti dal virus, seppur possibili vettori di trasmissione, qualcosa adesso comincia a muoversi. Pfizer- Biontech, infatti, ha iniziato a rivolgere la sua attenzione agli adolescenti. E’ in attesa d’approvazione dell’Ema una dose modificata per i ragazzi tra i 12 e i 15 anni e l’esito dovrebbe arrivare entro giugno.

Comunque, anche Parlamento e Governo stanno mettendo in campo diverse iniziative, anche in vista delle ingenti risorse del Recovery plan. L’intergruppo ‘Infanzia e Adolescenza’, nato l’anno scorso per puntare un faro sulle condizioni di vita di bambini e adolescenti durante la pandemia, ha presentato una mozione a novembre 2020 e poi di nuovo il mese scorso. Un testo di maggioranza che ha impegnato l’Esecutivo, tra le altre cose, a creare un capitolo specifico nel Pnrr dedicato agli investimenti per l’infanzia. Tra i promotori il medico e deputato del Pd, Paolo Siani, che ha rilevato come “la pandemia ha ancor di più accentuato le diseguaglianze sociali che già esistevano”.

Qual è in sintesi l’obiettivo della mozione approvata alla Camera? L’intento è, come spiega Siani, assicurare “uguali possibilità ad ogni bambina e ad ogni bambino” e lavorare per “sanare le ferite profonde che il virus ha lasciato sui nostri ragazzi”. Una risposta al disagio dei giovani potrebbe arrivare, però, anche con la presenza di uno psicologo a scuola. Battaglia portata avanti, durante la discussione del decreto Sostegni al Senato, dalla presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza Licia Ronzulli e sulla quale il Governo si è espresso a favore.  Secondo la senatrice di Forza Italia, infatti, “nell’ultimo anno c’è stata una preoccupante impennata degli episodi di autolesionismo e addirittura dei suicidi di minori”. Ma Ronzulli non è la sola a mettere in guardia sul disagio dei più giovani. Anche l’ex ministra della Salute e deputata del Pd Beatrice Lorenzin è molto sensibile al tema: “Dobbiamo prepararci a combattere una seconda pandemia nascosta – ha detto -, quella della salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza”. Al di là degli allarmi, però, ora la sfida sarà quanto di concreto verrà messo in campo. Come verranno spesi i 4,6 miliardi che il piano del Governo dedica all’infanzia e alle politiche giovanili? Questa sarà la vera scommessa da vincere.

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