Le pubblicazioni su Nursind Sanità riprenderanno a settembre

“Disagio psichico tra i giovani? Le strutture sanitarie non sono in grado di gestirlo”

07 Maggio 2021

Intervista al deputato Pd Siani: “Bisogna prevedere nel prossimo decreto dieci sedute gratis dallo psicologo, per tutte le fasce di età giovanili”

di Marta Tartarini

Ora, oltre ai malati di Covid, negli ospedali ci sono i giovani che soffrono di disagio psichico. Bisogna aumentare il numero di posti letto nei reparti di neuropsichiatria infantile, che erano già insufficienti prima della pandemia e che adesso sono sotto pressione a causa dell’aumento delle sofferenze psicologiche che affliggono i giovani. Questo è il tema sollevato dal medico e deputato del Pd, Paolo Siani, che ha promosso una risoluzione in commissione Affari sociali sui temi dell’infanzia dell’adolescenza, poi condivisa e votata da tutti i gruppi parlamentari.

Il parlamentare dem e pediatra del Santobono di Napoli è anche tra gli animatori dall’Intergruppo per l’Infanzia e l’Adolescenza che ha promosso una mozione sugli stessi temi approvata dalla Camera. In una intervista a Nursind Sanità, spiega che in Italia al momento ci sono solo 94 posti letto nei reparti di psichiatria infantile. E ci sono alcune Regioni, Abruzzo, Calabria e Umbria, che non ne hanno nenanche uno. La richiesta che viene quindi dal Parlamento tramite la risoluzione è quella di prevederne almeno 12-16 ogni 200 mila abitanti. “E’ una carenza che si riscontra in tutta Europa – sottolinea Siani- ma che con la pandemia sta diventando esplosiva”.

Torniamo a un anno fa. Durante il lockdown il fenomeno del disagio tra i giovani è stato trascurato?
Assolutamente sì. Si è pensato che la chiusura delle scuole e lo stare in casa non potessero provocare un danno ai più piccoli, poi nei mesi successivi è emerso il problema, soprattutto tra gli adolescenti. Ora – parlo degli ultimi mesi – ricevo segnali dai colleghi di tutta Italia di un aumento dei ricoveri di bambini che, se non hanno tentato il suicidio, hanno manifestato disturbi o minacce di autolesionismo.

Quindi, la pressione sulle strutture ospedaliere non è riferibile solo ai malati di Covid?
No, oltre ai ricoveri Covid ora c’è anche la pressione di malati che possiamo definire indiretti, ossia bambini con problemi psicologici gravi, legati al lockdown e alle restrizioni successive.

Il sistema sanitario è pronto a gestire questa emergenza dentro l’emergenza?
No, non è assolutamente in grado di gestire questa situazione perché i posti in neuropsichiatria infantile erano già limitati prima della pandemia, ora sono gravemente insufficienti tant’è che molti bambini vengono ricoverati nei reparti di pediatria.

E qui non ricevono la giusta assistenza?
No, perché questi reparti non hanno la preparazione di quelli psichiatrici. Ad esempio, di fronte ai giovani che potrebbero tentare il suicidio o manifestano forme di autolesionismo bisogna mettere in atto una serie di misure preventive, che si attuano nei reparti di psichiatria e a cui i reparti di pediatria non sono preparati. Penso al divieto dell’uso dei coltelli, al blocco delle persiane alle finestre, al controllo dei farmaci. Non tutti i reparti sono preparati.

Ora che si va verso un allentamento delle misure restrittive la situazione dovrebbe migliorare. E’ così?
Sì, se tutto – e mi riferisco principalmente alla scuola – dovesse tornare alla normalità ci aspettiamo una riduzione del fenomeno del disagio, ma i ragazzi che ne soffrono vanno curati e supportati. Per un adolescente il cambiamento di vita è stato troppo radicale. Prima andavano a scuola, facevano attività sportive, uscivano con gli amici, vedevano i nonni. Bisogna pensare che molti giovani si sono trovati, da un giorno all’altro, chiusi in casa, con i genitori tutto il giorno, magari in appartamenti piccoli, con accesso non sempre agevole alla didattica a distanza.

Oltre ai posti in ospedale come si può gestire e magari prevenire i fenomeni più gravi?
Noi chiediamo ad esempio di inserire nel prossimo decreto del Governo un pacchetto di una decina di sedute gratis dallo psicologo, per tutte le fasce di età giovanili, su richiesta del medico che ne certifica l’esigenza.

Più in prospettiva, viste le importanti risorse stanziate nel Pnrr – per l’infanzia si parla di 4,6 miliardi -, come è meglio spenderle?
Abbiamo ottenuto che nel Piano ci fosse un ‘box’ dedicato al tema e vorremmo anche che tutte le azioni fossero verificate nell’impatto sull’infanzia e adolescenza. Poi servirebbe una Agenzia che valuti e coordini le attività dei diversi Ministeri che si occupano di temi con ricaduta sull’infanzia e che difficilmente dialogano tra loro. Anche la figura del Garante per l’Infanzia deve cambiare: ha una azione propositiva e di indirizzo, ma non decide nulla. Io credo che ad esempio dovrebbe dare un parere alla legge di bilancio.

Veniamo ai vaccini, si parla anche di Pfizer per i più piccoli. In generale, sarà possibile vaccinare i giovani in estate?
Non credo. Forse possiamo arrivarci in autunno per la fascia 12-16 anni, ma per i più piccoli credo andremo al prossimo anno.

Ma perché il vaccino per la fascia pediatrica arriva così tardi?
E’ sempre così, i vaccini per i bambini sono gli ultimi ad arrivare, perché è delicata la sperimentazione. E poi, in questo caso, sono i meno colpiti. Il problema è che non esiste un vaccino per le difficoltà psicologiche dei giovani.

Leggi anche:
Covid e depressione, giovani vittime dell’altro virus
Covid, “I giovani grandi dimenticati. Ora lo psicologo nelle scuole”
“Problemi psichiatrici in aumento tra i giovani. Una denuncia lunga dieci anni”