Giornata dell’infermiere, “Riempiamola di contenuti e valorizziamo la professione”

12 Maggio 2021

di Andrea Bottega*

Tutelare la nostra categoria e valorizzarne la professione. Solo così si può pensare di disegnare la sanità del domani e riempire di significato la ricorrenza di oggi. Gli infermieri in questi 15 mesi di pandemia non si sono risparmiati e hanno garantito la loro presenza. Sempre in prima linea. Siamo stati definiti eroi, poi dimenticati e alla fine tacciati pure per untori. Ma non abbiamo indietreggiato di un passo. Anche quando la lotta al Covid-19, nella fase iniziale, sembrava una vetta impossibile da scalare.

La pandemia, più che un problema clinico, si è rivelata sin da subito una questione gestionale e assistenziale, ambiti in cui, appunto, gli infermieri hanno avuto e hanno un ruolo centrale. La campagna vaccinale, l’assistenza agli anziani fragili nelle Rsa e l’assistenza domiciliare hanno evidenziato quanto siano necessarie le lorocompetenze nello svolgere determinate attività e al tempo stesso quanto il sistema soffra per una ormai cronica carenza di unità.

Anche per errori nella programmazione, infatti, in Italia mancano gli infermieri. Secondo il Rapporto Crea 2021 siamo sotto di un minimo di 162.972 unità rispetto alla media europea. Un problema che non potrà essere risolto nel breve periodo. Tuttavia, non può neppure giustificare l’attribuzione ad altre figure, anche non sanitarie, di attività proprie della categoria. Come pure è accaduto in questi mesi. Con gli Operatori socio sanitari-Oss nella delibera del Veneto o con le vaccinazioni in capo ai farmacisti del decreto Sostegni.

La ricorrenza di oggi è dunque un’occasione in più per tornare a ripetere che la professione dell’infermiere va tutelata a garanzia della salute del cittadino e della sicurezza e qualità delle cure. Infermieri non ci si improvvisa. Lo si diventa al termine di un percorso universitario triennale. Giova ribadirlo, a maggior ragione con le sfide che la sanità ha davanti a sé.

Così come è doveroso chiedere alle Istituzioni quale ruolo avranno gli infermieri nel nuovo Ssn e vigilare affinché le risorse del Pnrr vengano investite nel modo migliore. Lo diciamo sin da subito: ‘de-professionalizzare’ le attività infermieristiche non è la strada da seguire e noi ci opporremo. Siamo disponibili invece a collaborare per arrivare ad una revisione sistematica del rapporto tra le professioni sanitarie. Questa sì necessaria. Senza partire da qui, infatti, è inimmaginabile un vero ammodernamento della nostra sanità. Viceversa, assisteremmo solo a uno spreco di risorse.   

Si cominci quindi col riconoscere e valorizzare questa professione che è pilastro del nostro Sistema sanitario nazionale. Anche per scongiurare il rischio che, terminata l’emergenza pandemica, riprenda il fenomeno della migrazione all’estero degli infermieri, complice pure un trattamento economico che rimane tra i più bassi d’Europa. In Paesi come Germania o Regno Unito la busta paga viaggia su oltre 10mila euro in più all’anno, tanto per fare un esempio. E proprio sul fronte economico ancora brucia la ferita aperta dalla Legge di Bilancio 2021. Un primo passo è stato fatto, è vero, con il riconoscimento poco più che simbolico dell’indennità di specificità infermieristica. Ma è altresì vero che la categoria non l’ha ancora vista in busta paga e non sa quando la vedrà. Decidere di vincolarla alla contrattazione, infatti, a differenza di quanto stabilito per il personale medico, non è stato di certo un segnale di attenzione per gli sforzi compiuti.  

Senza contare inoltre che, dopo la prima fase dell’emergenza, il Governo non ha più coperto neppure la spesa per il pagamento delle indennità stipendiali dei neoassunti in terapie intensive e reparti Covid. Risorse che, quindi, le aziende sanitarie hanno reperito dai fondi destinati alle progressioni di carriera e alle premialità del personale. Voci di stipendio a cui i lavoratori hanno rinunciato. Una delle tante rinunce che gli infermieri hanno fatto, anteponendo la salute dei cittadini anche alla propria. Una ragione in più per poter chiedere, in questa giornata importante, l’attenzione e l’ascolto che meritano.

*Segretario nazionale Nursind*