Convivremo con il Covid dopo il Covid? Allo studio i vaccini in pillole e spray

13 Maggio 2021

Superata la pandemia, il virus sparirà? Oppure dovremo abituarci a continui richiami immunizzanti? Ecco le nuove sfide per la somministrazione. Il parere degli esperti

di Pa. Al. e U.S.V.

Sconfiggere la pandemia da Covid non significherà necessariamente sconfiggere il Covid. Il Sars-CoV-2 sparirà dalle nostre vite o farà stabilmente parte, in futuro, del “new normal” in cui ci troveremo alla fine dell’emergenza? La scienza si interroga e secondo molti studiosi il virus potrebbe rimanere tra noi, trattato e gestito un po’ come un’influenza. Dovremo quindi prendere la buona abitudine di vaccinarci stabilmente? Con che cadenza temporale? E sarà sempre necessario far ricorso a una iniezione? O è possibile immaginare forme di somministrazione diverse e più agili, con ricadute importantissime sul fronte della conservazione dei preparati e della logistica distributiva?

Non è peregrino prevedere che in futuro la necessità di recarsi in un centro per farsi fare una puntura possa rimanere un ricordo e che, invece, saremo in grado di proteggerci dal Coronavirus semplicemente assumendo una compressa o inalando dello spray. Magari addirittura acquistati come fossero farmaci da banco. Dei circa 280 vaccini anti-Covid attualmente in via di sperimentazione, due prevedono somministrazione orale e sette una nebulizzazione per via aerea. Certo, serviranno ancora molti mesi, ma nel 2022 questi scenari potrebbero diventare una realtà concreta. Peraltro, i vaccini in pillole o spray risolverebbero gli impacci legati alla conservazione, che oggi richiede spesso temperature molto basse e costosi sistemi refrigeranti. Ecco perché si immagina di sfruttare la loro agilità logistica e distributiva anche per renderli vaccini primari nei Paesi più arretrati sul terreno delle campagne di immunizzazione.

Se prendiamo il caso dello spray nasale, l’idea di base è quella di utilizzare un adenovirus modificato in modo che possa fare da vettore delle sole informazioni per produrre gli antigeni di Sars-CoV-2. I primi esperimenti stanno avendo successo in Paesi come Regno Unito e Israele. Ma anche in Italia sono ai nastri di partenza i primi test sull’uomo, grazie al lavoro dell’ospedale San Martino di Genova. In questo caso, lo spray (AOS2020) è una soluzione acquosa di lavaggio che contiene acido ipocloroso allo 0,005%, una sostanza antimicrobica prodotta anche dalle cellule del nostro sistema immunitario, resa stabile e pura e quindi inalabile grazie a una nanotecnologia ideata e sviluppata da un team di italiani dell’azienda italo-svizzera Apr Applied Pharma Research, che ha brevettato l’innovazione tecnologica. Inalato nelle due narici per tre-cinque volte al giorno, potrebbe risultare sicuro ed efficace nel ridurre la carica virale delle alte vie respiratorie. Entro quattro mesi sono attesi i primi esiti e, qualora fossero incoraggianti, il preparato potrà essere disponibile entro il 2021. Lo spray nasale, che sarà prodotto in Italia, potrebbe rivelarsi utile a prevenire la diffusione del contagio soprattutto in ambienti ad alto rischio di assembramento. Peraltro, prodotti simili derivanti dalla stessa tecnologia sono già stati certificati come dispositivi medici di classe 3 e vengono diffusamente usati da anni in Italia, Gran Bretagna o Usa, naturalmente con altre indicazioni.

Nel frattempo, Pfizer ha avviato la prima fase di sperimentazione clinica di una pillola orale anti Covid che i pazienti risultati positivi possono assumere non appena iniziano a sviluppare i sintomi iniziali. Il candidato clinico antivirale orale (PF-07321332) appartiene a una classe di farmaci noti come inibitori della proteasi che, secondo Pfizer, “si legano a un enzima virale, chiamato appunto proteasi, impedendo al virus di replicarsi nella cellula”. Anche su questo terreno, però, l’Italia si sta dando da fare e tre ricercatori napoletani, Giovanni Sarnelli (docente di Gastroenterologia presso l’Università Federico II di Napoli), Giuseppe Esposito (farmacologo presso l’Università Sapienza di Roma) e Walter Sanseverino (biotecnologo e amministratore delegato della start-up spagnola Sequentia Biotech), hanno avviato il progetto di un vaccino orale che fa leva su un batterio potenziato per sviluppare l’immunità contro il Covid. I tre studiosi sono soci co-fondatori della Nextbiomics, società biotech che nasce come spin-off dell’Università Federico II e che ha depositato qualche giorno fa una domanda di brevetto per la pillola anti-Covid.

Lo spray nasale come vaccino antinfluenzale “funziona molto bene da 2 a 18 anni in Europa e negli Stati Uniti è autorizzato fino a 49 anni”, conferma a Nursind Sanita Roberto Ieraci, vaccinologo e referente scientifico dell’Asl Roma 1 e della Regione per la vaccinazione anti Covid. Certo, nel caso del Covid, “andrebbe somministrato tenendo conto delle precauzioni e controindicazioni. Per esempio, non potrebbe essere usato per soggetti immunodepressi o immunosoppressi, che hanno patologie che riducono la risposta immunitaria”. Tuttavia, prosegue Ieraci, “visto che il Covid si trasmette per via respiratoria, lo spray potrebbe avere potenzialità enormi dal punto di vista teorico, nel senso che sarebbe in grado di sviluppare una immunità a livello mucosale. Comunque, il percorso è lungo: oggi bisogna spingere su tutti i vaccini basati sulla proteina spike”.

Il vaccinologo è invece più scettico sulla via orale: ad oggi “abbiamo quello per il tifo, inserito in capsula protettiva in modo da superare la barriera gastrica, e l’altro è il nuovo vaccino contro il colera, Orochol, anch’esso somministrato con protezione per superare la barriera gastrica”. Tuttavia, “rimane il problema della tipologia di sostanze usate e di come racchiuderle”, spiega lo studioso della Asl Roma1. In ogni caso, dovremo fare una certa abitudine ai richiami vaccinali. “Per ora si ipotizza una loro validità tra 6 e 8 mesi, ma ancora non abbiamo dati precisi, visto che la vaccinazione negli Usa è iniziata solo a dicembre”, conclude Ieraci.

Anche Antonio Clavenna, farmacologo e ricercatore presso l’Istituto Mario Negri di Milano, parlando con Nursind Sanità, apre all’ipotesi del vaccino anti-Covid via spray: “Al momento non è una prospettiva a breve termine, ma sarebbe un’ottima soluzione, perché garantirebbe la produzione di anticorpi delle mucose nasali e potrebbe bloccare la diffusione del virus attraverso le vie aeree”. Mentre, per quanto riguarda l’assunzione orale, arrivare a una compressa “è più improbabile. Ad oggi, infatti, questa soluzione riguarda vaccini che combattono virus o batteri che normalmente producono una infezione intestinale. Nel caso del Covid, bisognerebbe fare in modo di stimolare anticorpi non a livello intestinale, ma nel sangue in modo da bloccare un virus che interessa le vie aeree”, riflette il ricercatore. In ogni caso, nel prossimo futuro potremo comprare un preparato anti-Covid spray o in pillole come fosse un’aspirina? “Trattandosi di un vaccino, ritengo che comunque sarà somministrato dietro prescrizione medica e con l’intervento di un operatore sanitario: c’è un rischio di gravi reazioni allergiche che non può non essere monitorato da un esperto”, conclude Clavenna.

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