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“Ora approviamo il ddl che istituisce l’infermiere di famiglia”

24 Maggio 2021

Parla il senatore M5s Marinello, primo firmatario del provvedimento: “E’ incardinato in commissione Sanità e c’è l’accordo delle forze politiche”

di Marta Tartarini

Limitare ai casi veramente necessari il ricovero in ospedale e valorizzare le cure domiciliari, con vantaggi per i pazienti e per il sistema sanitario. Un obiettivo che può essere perseguito inserendo una nuova figura professionale, quella dell’infermiere di famiglia o di prossimità, come prevede il disegno di legge presentato dal senatore del Movimento cinque stelle, Gaspare Marinello. Il testo è incardinato nella commissione Sanità di palazzo Madama e il primo firmatario, intervistato da Nursind Sanità, rivolge un appello perché sia velocemente approvato con il supporto di tutte le forze politiche.

E’ veramente necessaria questa nuova figura?
Le porto la mia esperienza: io sono medico ospedaliero e mi è capitato spesso di vedere tanti pazienti che sarebbero potuti essere curati molto meglio a casa che in ospedale. Dopo aver assicurato le cure necessarie spesso mi sono trovato a chiedere ai parenti del paziente perché mai lo avessero portato in ospedale.   

Come si può allora concretamente evitare una eccessiva ospedalizzazione?
La proposta di legge prevede che il medico di famiglia si occupi di fare la diagnosi e imposti la cura necessaria, poi l’infermiere è la figura giusta per portare avanti le cure a domicilio e istruire i parenti su come gestire il paziente. Penso soprattutto agli anziani che, arrivati in ospedale, si disorientano, mentre restando a casa potrebbero trarre giovamento anche dal punto di vista psicologico e affettivo. Inoltre, gli strumenti della telemedicina possono aiutare il personale medico a monitorare la situazione del paziente curato a domicilio.

Su questa proposta c’è intesa tra le forze politiche?
Sì, in commissione c’è un dialogo costruttivo e la proposta è condivisa da tutte le forze politiche che comunque la possono migliorare con loro emendamenti. Siamo nella fase in cui il testo è incardinato in commissione Sanità, faremo delle audizioni per raccogliere le proposte migliorative anche delle associazioni mediche. A causa della pandemia Covid i lavori si sono molto rallentati, abbiamo dovuto dare la precedenza ai decreti necessari a fronteggiare l’emergenza. Solo ora possiamo riprendere ad esaminare le proposte di legge.

Con l’introduzione dell’infermiere di famiglia il paziente avrebbe dei vantaggi, ma il servizio sanitario avrebbe costi aggiuntivi?
In un primo momento ci può essere un aumento di costi con l’assunzione degli infermieri necessari, ma in prospettiva ci sarebbe senz’altro un risparmio, basti pensare che un giorno di degenza ordinaria in ospedale costa 800 euro al servizio sanitario. Quindi tutti i pazienti che possiamo curare a casa rappresentano un grosso risparmio oltre che una agevolazione per il lavoro del Pronto soccorso, che sarebbe molto alleggerito.

Ma serve un infermiere per ogni medico di famiglia?
No, non è necessario, dipende dalle situazioni, ad esempio le città sono molto diverse dalle realtà di campagna o di montagna. Un infermiere può essere di supporto a un gruppo di medici o può occuparsi di un quartiere.

Quindi con questa organizzazione sul territorio, il ricovero sarà l’estrema ratio?
Esatto, dobbiamo il più possibile portare le cure a domicilio e sul territorio, quindi fuori dall’ospedale dove tra l’altro si corre anche il rischio di prendere infezioni e peggiorare le condizioni dei pazienti.

Il decreto Rilancio prevede l’assunzione di infermieri, è un primo passo in questa direzione?
Nel provvedimento c’è l’assunzione di 9.600 infermieri proprio per l’assistenza territoriale, quindi da utilizzare fuori dagli ospedali. Si tratta di un primo passo nella direzione che noi auspichiamo, ma certo non è sufficiente, la carenza di infermieri riguarda sia gli ospedali che le cure territoriali e domiciliari. Nel decreto si istituisce la figura dell’infermiere di famiglia che nella nostra proposta di legge viene disciplinata in modo organico e dettagliata nelle sue funzioni.

Un’altra sua proposta di legge prevede le attività intramoenia per gli infermieri, tra l’altro il testo ha come primo firmatario l’attuale sottosegretario alla Salute Sileri. Che possibilità ha di arrivare in porto?
Il testo è stato firmato per primo dall’allora presidente della commissione Sanità ora sottosegretario ed è rimasto fermo in commissione, come le altre proposte, a causa della pandemia. Ora speriamo di riavviare il confronto anche su questo. Sono fiducioso perché nella Commissione c’è molta collaborazione e anche questa proposta è condivisa da altre forze politiche.

Infine le risorse del Recovery plan: come renderle una occasione per ridisegnare il servizio sanitario nazionale?
La pandemia ci ha insegnato che non possiamo più agire come prima, dobbiamo cambiare e si rende necessario un reset del nostro sistema sanitario. Io punterei assolutamente su una razionalizzazione di queste risorse, in modo da non disperderle, e punterei molto sulla medicina territoriale e domiciliare.