Covid: ecco la rivoluzione della sanificazione biologica

26 Maggio 2021

Il sistema Pchs si basa sull’impiego di probiotici. Ricciardi: “Cambiamo radicalmente il modo in cui si combattono le infezioni, non solo in ospedale”

di NS

Gli ospedali, le Rsa e le strutture sanitarie in genere hanno conosciuto un altissimo rischio contagio, soprattutto nelle fasi più acute della pandemia. Era probabilmente inevitabile, malgrado la scrupolosa attenzione del personale e i rigidi protocolli di sicurezza. Una delle sfide chiave per chi affronta il Covid in prima linea, ma anche per tutte le attività sociali ed economiche, è apparsa da subito essere quella della sanificazione.

In tal senso, sembra ormai alle spalle l’epoca dei normali disinfettanti chimici. Di norma, la loro efficacia non supera i 60 minuti e il loro utilizzo non preclude il rischio di una ricontaminazione, con un alto impatto ambientale e con la possibilità di favorire la comparsa di ceppi resistenti. Adesso, tuttavia, la svolta arriva da un nuovo sistema di sanificazione biologica che una ricerca scientifica italiana ha validato, studio che dovrebbe essere pubblicato a breve. Il brevetto Pchs, ideato da Copma, fa leva sulla competizione biologica attraverso l’impiego di probiotici, in grado di ridurre il rischio Ica (Infezioni correlate all’assistenza) e di contrastare la diffusione del Covid-19. “La sanificazione biologica si basa sull’equilibrio del microbioma: piuttosto che cercare di eliminare tutti i microbi, è più efficace rimpiazzare quelli cattivi con microbi buoni. Si parla di esclusione competitiva”, ha spiegato in sede di presentazione Elisabetta Caselli (Dipartimento di scienze chimiche e farmaceutiche e CIAS – Università di Ferrara). 

Nell’ottica di prevenzione da virus, la differenza con i normali disinfettanti chimici è netta, a cominciare dalla durata d’azione, senza contare le prospettive di utilizzo anche per tutti quegli ambienti (non solo ospedali quindi) che hanno bisogno di processi di sanificazione, come mezzi pubblici di trasporto, scuole, uffici. Nelle prove di laboratorio, inoltre, il sistema Pchs (ecolabel) ha dimostrato di essere performante rispetto alle normative standard, riuscendo ad abbattere la concentrazione di virus del 99.99%. Caselli ha quindi elencato altri risultati positivi: l’abbattimento degli agenti patogeni di circa 80% in più rispetto a un sistema di sanificazione tradizionale, il dimezzamento del rischio di infezioni correlate ad assistenza ospedaliera, un -60% di consumo di antibiotici e un -75% di costi per le terapie legate alle Ica. “L’uomo è un superorganismo, costituito dalle proprie cellule e da tutti i microrganismi che lo colonizzano in equilibrio tra loro, ma anche gli ambienti costruiti possono essere considerati super-organismi”, ha proseguito l’esperta, ricordando i numeri drammatici delle infezioni correlate all’assistenza, problema globale (5-15% pazienti ospedalizzati), che colpiscono 4 milioni di pazienti in Europa ogni anno, causando circa 33 mila decessi come diretta conseguenza (Italia maglia nera con 10 mila decessi) e circa 1,1 miliardi di euro di costi sanitari. “I risultati ottenuti – ha concluso Caselli – suggeriscono che l’uso del Pchs possa controllare efficacemente la diffusione dei virus inviluppati, come ad esempio il Sars-Cov-2, evitando contemporaneamente di aggravare il problema dell’antimicrobico-resistenza e delle infezioni legate all’assistenza in ambiente ospedaliero”.

“Celebriamo oggi un evento storico. Si tratta di un’innovazione dirompente – ha sottolineato invece il professor Walter Ricciardi, Ordinario di igiene e medicina preventiva dell’Università Cattolica del Sacro cuore – che può cambiare radicalmente il modo in cui si combattono le infezioni, non solo in ospedale. Si combattono i germi con altri germi e, a differenza dei disinfettanti chimici, che hanno effetti collaterali di impatto ambientale, con il sistema Pchs ciò non avviene. È un momento straordinariamente importante e siamo anche contenti che sia opera di una ricerca italiana, frutto di una partnership pubblico-privata, con una tecnologia che rimarrà nel futuro”.  Vantaggi importanti, in termini di salute, tutela ambientale e risparmio economico, ha rimarcato Ricciardi, che ha puntato l’attenzione anche sulla questione normativa, ovvero le Linee guida redatte da ministero della Salute e Istituto superiore di sanità, che al momento prevedono solo la sanificazione attraverso i disinfettanti chimici. “Oggi viene confermata l’azione di una battaglia vincente, che può essere applicata anche per i nostri treni, per i nostri autobus, con un’innovazione italiana che ha bisogno del supporto delle nostre istituzioni. Serve però un chiarimento regolatorio che tranquillizzi tutti, serve assolutamente un’accelerazione – ha puntualizzato Ricciardi -. Non bisogna cambiare la legge, ma permettere l’applicazione di un’innovazione scientifica disponibile, modificando regolamenti e linee guida fissati da Istituto superiore di sanità e ministero della Salute”.