Defibrillatori nei luoghi pubblici, legge all’ultimo miglio

07 Giugno 2021

Dopo l’iter veloce al Senato, possibile accelerazione anche alla Camera. Il deputato di FI Giorgio Mulè, primo firmatario del provvedimento: “Norma di buon senso, attesa da 20 anni”

di Marta Tartarini

Il Parlamento accelera sulla legge per dotare di defibrillatori scuole, luoghi pubblici e mezzi di trasporto. Mentre si esce gradualmente dalla emergenza pandemica, alcuni nodi irrisolti tornano al pettine e dopo una fase in cui le commissioni Affari sociali alla Camera e Sanità al Senato hanno lavorato a ritmi serrati sui provvedimenti anti-Covid, cominciano a riprendere in mano le proposte di legge rimaste in sospeso. Tra queste c’è appunto quella fortemente voluta dal deputato di Forza Italia, oggi sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulè, che punta a dotare il Paese di un sistema ‘salva vita’ in caso di attacchi cardiaci.

Il testo è stato approvato in prima battuta dalla Camera il 30 luglio 2019, poi è rimasto due anni al Senato, fino al 27 maggio di quest’anno quando è stato approvato in commissione in sede deliberante. Proprio domani l’ufficio di presidenza della commissione Affari sociali della Camera deciderà se prevedere anche a Montecitorio l’iter veloce senza il passaggio in Aula. “Così la proposta dovrebbe diventare legge finalmente entro l’estate”, commenta il primo firmatario azzurro con Nursind Sanità. La presidente della Commissione di Montecitorio e deputata del M5s, Marialucia Lorefice, interpellata dal nostro giornale, sottolinea che si tratta di una proposta “condivisa da tutti i partiti. Anche io la sostengo e auspico che venga approvata il prima possibile”.

Ma cosa prevede nel dettaglio questa proposta di legge? Che entro sessanta giorni dalla entrata in vigore, un decreto del Ministro della salute stabilisca “criteri e modalità per l’installazione”, dei defibrillatori, saranno poi le Regioni a occuparsi della loro presenza in scuole, università, “presso le sedi delle pubbliche amministrazioni – spiega l’articolo 1 – in cui siano impiegati almeno quindici dipendenti e che abbiano servizi aperti al pubblico, negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie e nei porti, a bordo dei mezzi di trasporto aerei, ferroviari, marittimi e della navigazione interna che effettuano tratte con percorrenza continuata, senza possibilità di fermate intermedie, della durata di almeno due ore” e, infine, sui pullman del servizio extraurbano che fanno percorsi lunghi. Gli enti territoriali poi, si legge all’articolo 2, “possono incentivare, anche attraverso l’individuazione di misure premiali, l’installazione dei DAE nei centri commerciali, nei condomini, negli alberghi e nelle strutture aperte al pubblico”. Sempre Mulè spiega che “questa legge di civiltà e buonsenso ha raccolto il consenso di tutti i partiti rappresentati in Parlamento e, dopo il voto alla Camera, giaceva al Senato a causa dei tempi lunghi con cui la Commissione ha sostituito il presidente Sileri, diventato sottosegretario, e poi a causa del Covid”. Il testo è stato ritoccato al Senato “senza modifiche sostanziali, sono stati solo aggiornati i capitoli di spesa e gli anni di riferimento, quindi la legge è integra. Auspico che ci sia un passaggio formale veloce alla Camera”.

Per l’esponente di Forza Italia, la legge è “attesa in Italia da 20 anni” e “consentirà di diffondere cultura di prevenzione e primo soccorso per gli attacchi cardiaci che ogni anno causano la morte di circa 60 mila cittadini“. Una situazione che si è aggravata con la pandemia per il fatto che spesso le persone colpite “si trovavano da soli a casa e le ambulanze arrivavano in ritardo, avendo come priorità gli interventi sui contagiati. Nel 2020 calcoliamo che ci sono state 40 mila vittime in più; ora speriamo che con la diffusione dei defibrillatori si possano salvare tante vite”.

Il sottosegretario alla Difesa sottolinea inoltre che bisogna superare la diffidenza che lo strumento può causare in chi non lo ha mai usato. “Non è necessario essere medici né avere una formazione particolare, perché è facilissimo, non ci si può sbagliare: il defibrillatore rileva i parametri vitali e solo se necessario interviene con la scarica”. Per diffondere questa consapevolezza la legge prevede formazione nelle scuole e sui mezzi di informazione.

Verrà creata, inoltre, una sorta di mappa con tutti i dispositivi installati e i soccorritori volontari potranno registrarsi in modo da essere attivati nel momento del bisogno. “Comunque i cittadini devono sapere – insiste Mulè – che chi usa tali dispositivi non va incontro a sanzioni penali, essendo provato che né chi li utilizza e né chi viene soccorso può avere danni”.


E le risorse? Lo stanziamento previsto è di 2 milioni di euro annui, ma si tratta solo di una base di partenza. Il deputato di FI assicura: “Nella prossima legge di Bilancio presenterò un emendamento per stanziare ulteriori 8-10 milioni di euro, con cui potremo acquistare veramente tanti dispositivi, visto che ciascuno costa sui mille euro. Inoltre molti vengono dotati da associazioni di volontariato e soggetti privati”.