Pnrr, ecco cosa dobbiamo fare per spendere al meglio i 20 miliardi destinati alla sanità

18 Giugno 2021

Riceviamo e pubblichiamo
di Marialucia Lorefice*

C’è una grande sfida che attende l’Italia nei prossimi anni, quella di rafforzare e rilanciare il nostro Sistema sanitario nazionale attraverso i programmi e i progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che dovremo realizzare entro l’orizzonte temporale del 2026, potendo contare su un finanziamento di oltre 20 miliardi di euro.

La vicenda pandemica nella sua drammaticità ha rappresentato uno spartiacque, il superamento definitivo di una politica sanitaria caratterizzata da tagli indiscriminati – che hanno compromesso l’erogazione di servizi, la prevenzione e l’assistenza – con l’affermazione di una politica basata sugli investimenti, imprescindibili per garantire un accesso equo alle cure sul territorio nazionale. 

La commissione Affari sociali, che mi onoro di presiedere, martedì 23 marzo ha votato il parere per la definizione del Pnrr, dopo aver svolto un ampio ciclo di audizioni, cui hanno partecipato gli Ordini delle professioni mediche e sanitarie, I’Istituto superiore di sanità, i dirigenti del ministero della Salute, i rappresentanti del Terzo settore e delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità e i ministri di riferimento della nostra Commissione. Grazie al confronto con i numerosi soggetti auditi, abbiamo individuato gli obiettivi verso cui orientare i 20 miliardi del Recovery Plan destinati alla sanità, puntando ad una programmazione a lungo termine del sistema salute, che parta dall’ascolto dei bisogni reali dei pazienti e degli operatori sanitari e superi i divari regionali.

Gli assi portanti della riforma saranno il potenziamento della rete di assistenza territoriale sanitaria e sociosanitaria, una maggiore digitalizzazione del sistema sanitario e la valorizzazione e l’incremento del personale sanitario. Andiamo ora ad analizzare più in dettaglio le azioni previste nel Pnrr per la tutela della salute, precisamente nella Missione n. 6, e le osservazioni avanzate dalla nostra Commissione per ottimizzare le misure.
Una delle criticità emerse durante la pandemia è stata l’inadeguata integrazione tra servizi ospedalieri, servizi territoriali e servizi sociali; per superare questa situazione, riformeremo l’assistenza territoriale, rendendola più prossima ai cittadini e più vicina ai bisogni di pazienti fragili, come gli anziani e i malati cronici.

Il Governo punta a realizzare, entro il 2026, 1.288 case di comunità, con equipe multidisciplinari formate da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialisti, infermieri di comunità, che offrano servizi integrati dedicati alla prevenzione e alla promozione, alle cure primarie, all’assistenza sociale, alle attività diagnostiche e ambulatoriali, per una presa in carico globale della persona. Questi centri dovranno essere diffusi capillarmente in tutto il Paese, senza penalizzare i territori montani o le aree interne a scarsa densità abitativa.
La riforma dell’assistenza territoriale passerà poi dal rafforzamento dell’Adi, l’assistenza domiciliare integrata, dallo sviluppo della telemedicina e dall’implementazione degli Ospedali di comunità, presìdi sanitari per degenze brevi che svolgeranno funzioni intermedie tra il domicilio e il ricovero ospedaliero.

La seconda direttrice su cui verte la Missione Salute del Pnrr è quella de “la ricerca, la digitalizzazione e l’innovazione”. Puntiamo all’ammodernamento delle tecnologie in dotazione alle strutture ospedaliere, ma anche alla messa in sicurezza degli ospedali con interventi antisismici.
Implementiamo il Fascicolo sanitario elettronico, affinchè diventi un big data sanitario accessibile a pazienti e operatori autorizzati, per consentire l’erogazione di cure integrate.
Cospicue risorse saranno assegnate alla valorizzazione e al potenziamento della ricerca biomedica del Ssn, con particolare attenzione alle malattie rare e ai tumori rari.

 L’innovazione scientifica e il progresso tecnologico dovranno essere accompagnati da un incremento delle competenze dei professionisti della sanità, per essere pronti a raccogliere le sfide del futuro. Attraverso gli investimenti del Pnrr puntiamo, dunque, ad aumentare le borse di studio in medicina generale, ad avviare un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere, e a garantire un rafforzamento delle competenze manageriali e digitali del personale sanitario. Inoltre, incrementiamo di 4.200 i contratti di formazione specialistica, per superare l’imbuto formativo e garantire un adeguato turn-over dei medici specialisti del Ssn.

Queste sono le principali azioni per creare un sistema salute ancor più forte e rispondente ai bisogni dei cittadini, per far sì che nessun paziente, in nessun territorio, possa sentirsi discriminato nell’accesso alle cure, nel rispetto dei principi di uguaglianza, equità e universalità.

*Presidente della commissione Affari sociali della Camera dei deputati