“Più psicologi per una sanità più umana”

24 Giugno 2021

Parla il presidente dell’Ordine David Lazzari: “Il ddl all’esame del Senato? Una legge quadro nazionale serve, ma poi tocca alle Regioni applicarla”

di Marta Tartarini

La pandemia ha enfatizzato un aumento del disagio psicologico che si registrava già da diversi anni. Per questo servono misure strutturate per dare assistenza psicologica, costruendo una sanità “della persona e non solo del corpo”, una sanità “più umana”. Ne è convinto David Lazzari, presidente dell’Ordine degli psicologi, che, intervistato da Nursind Sanità, commenta anche il disegno di legge del Pd per l’istituzione dello psicologo per le cure primarie. “È una legge quadro nazionale importante, spero sia poi applicata dalle Regioni”, sottolinea.

Ma iniziamo dalla situazione attuale. Gli psicologi presenti nel settore pubblico sono 5 mila. Sono sufficienti?
Assolutamente no, sono pochi e hanno una età media di 59 anni, per cui ci sarà anche un problema di turn over. Negli anni si è creata una carenza di personale e una carenza organizzativa, colmata quest’ultima con la legge 176 del 2020 che ora le Regioni dovranno tradurre in fatti concreti per un maggiore coordinamento delle figure sanitarie.

La legge Boldrini, all’esame del Senato, vuole inserire nell’assistenza di base la figura dello psicologo di cure primarie. È utile?
Sì, nasce da una esigenza specifica. Noi sappiamo che chi si rivolge al proprio medico o pediatra di famiglia spesso vive un disagio che attiene anche alla sfera psicologica e non solo fisica. Questo ha portato in molti Paesi ad affiancare al medico e pediatra di famiglia lo psicologo. La legge Boldrini vuole appunto istituire questa figura in raccordo con le altre.

Poi però saranno le Regioni a dover assumere gli psicologi.
Si, serve una legge quadro nazionale, ma poi saranno le Regioni a doversi attivare. I cittadini se lo aspettano.

Ci sono già realtà che hanno sperimentato questa collaborazione tra medici di base e psicologi?
Lo hanno già fatto il Veneto, la Puglia e l’Umbria, ad esempio.

Di quanti psicologi di cure primarie c’è bisogno?
Noi stimiamo uno ogni 5 medici di famiglia e anche la proposta di legge indica questo parametro.

La pandemia ha aggravato i problemi psicologici?
L’aumento del disagio psicologico è una tendenza che vediamo da diversi anni. Il problema di disturbi mentali e disagi psicologici ha avuto un incremento con la pandemia. In particolare l’aumento delle ansie e delle depressioni è un dato che riscontriamo nella nostra attività quotidiana. Ci sono problemi più evidenti che necessitano di terapie appropriate e poi c’è una parte sommersa di disagio che è meno visibile, ma che va assolutamente attenzionata perché può comportare il rischio di peggiorare in disturbi maggiori.

Di fronte a questa situazione come valuta l’azione del Governo e del Parlamento?
Ci sono state diverse iniziative e anche noi abbiamo avanzato proposte, ma al momento non c’è nulla di approvato, se non lo stanziamento, previsto nel decreto Sostegni bis, di 20 milioni di euro per arruolare 680 psicologi nel 2021. Si tratta di una misura, come ha ammesso lo stesso ministro della Salute, di tipo emergenziale. Insomma, una goccia nel mare.

Quindi servono misure più strutturali. Come si possono impiegare in questo senso le risorse europee che arriveranno dal Pnrr?
Credo che dobbiamo puntare su due aspetti. Il primo, che non ha costi, è di tipo culturale: dobbiamo pensare al sistema sanitario come ad un sistema che si occupa delle persone, non solo dei loro corpi. Una sanità delle persone.

E il secondo?
Sono gli strumenti per applicare questo approccio, quindi accanto alle figure sanitarie che si occupano degli aspetti biologici bisogna prevedere coloro che si occupino della sfera psicologica e soggettiva. In questo senso credo che le case di Comunità e le cure domiciliari possano essere le nuove frontiere per creare una sanità più efficace e anche più umana.

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