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Recovery plan: subito i fondi per terapie intensive e dotazioni tecnologiche

28 Giugno 2021

Con l’anticipo delle risorse Ue previste dal Pnrr si punterà anche a potenziare il Fascicolo sanitario e la digitalizzazione dei Dea. Al via i primi interventi antisismici sulla rete ospedaliera

di U.S.V.

Non c’è ancora il via libera del Consiglio europeo al Pnrr italiano, che potrebbe arrivare il prossimo 13 luglio in sede Ecofin, ma già i motori della macchina si scaldano. L’utilizzo della prima tranche da 24,89 miliardi, di cui oltre 15 miliardi da impegnare nell’anno in corso, ci dirà se in effetti il buongiorno si vede dal mattino e se l’Italia riesce a smentire il diffuso scetticismo intorno alla sua capacità di mettere a terra progetti e investimenti.

Ma come verranno impiegati i primi fondi in arrivo dalla Ue sul fronte della sanità? La voce più sostanziosa, ben 1,2 miliardi, andrà al potenziamento dei reparti di terapia intensiva. Gli obiettivi del piano prevedono una dotazione di posti letto maggiorata di 3.500 unità per garantire lo standard di 0,14 ogni mille abitanti. Servono inoltre 4.225 posti in più di semi-intensiva. Altri 250 milioni andranno all’infrastruttura informatica del Ssn, in particolare a beneficio dell’estensione del Fascicolo sanitario elettronico. In questo caso, la sfida è quella della costituzione di un repository nazionale che metta finalmente in rete le banche dati delle diverse iniziative regionali.

Poi c’è l’ammodernamento degli ospedali con l’acquisto di strumentazioni tecnologiche e digitali. Il Pnrr prevede 3.133 nuove grandi apparecchiature come Tac, risonanze magnetiche, acceleratori lineari, sistemi radiologici fissi, angiografi, gamma camera, gamma camera/Tac, mammografi, ecotomografi. L’obiettivo è sostituire quelli che hanno un’età maggiore di cinque anni e la spesa complessiva ammonta a 1,19 miliardi. Inoltre, sono previsti interventi finalizzati al potenziamento digitale di 280 strutture sanitarie sede di Dipartimenti di emergenza e accettazione (Dea) di I e II livello. Qui l’ammontare complessivo delle risorse del piano è pari a 1,45 miliardi ed entro il terzo trimestre del 2022 si attende la pubblicazione della procedura di gara e la stipula dei contratti con i fornitori. Infine, saranno subito stanziati 135 milioni per le prime azioni di adeguamento antisismico degli ospedali.

Naturalmente, con le anticipazioni dei fondi si tende a intervenire su dossier già avviati piuttosto che su progetti nuovi, per i quali c’è bisogno di più tempo. Complessivamente, la Recovery and Resilience Facility (Rrf) del Pnrr assegna alla sanità 15,63 miliardi, che arrivano a 20,22 con 2,89 miliardi del Fondo complementare per i progetti esclusi dal Recovery plan e con 1,71 miliardi dello strumento React-Eu.

La missione 6 del piano prevede, come si sa, due componenti. La prima riguarda le reti di prossimità, ossia strutture e la telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale: pensiamo a presidi come le Case della comunità, gli Ospedali di comunità o il rafforzamento dell’assistenza domiciliare.  La seconda, invece, contempla la riorganizzazione degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), gli investimenti e le riforme per innovare, appunto, la struttura tecnologica e digitale del Ssn, non solo sul versante della strumentazione tecnologica, ma anche in vista della crescita del capitale umano e del potenziamento della ricerca. Senza dimenticare una migliore capacità di erogazione e di monitoraggio dei Lea attraverso sistemi informativi più efficienti.