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Caccia all’origine del Covid, Palù (Aifa): “La politica richiami la Cina ad essere trasparente”

01 Luglio 2021

Il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco è stato audito oggi nelle commissioni riunite Esteri e Affari sociali

di Marta Tartarini

La Cina va richiamata alla trasparenza sulla nascita del virus Covid, che ha sconvolto il mondo. Ed è la politica a dover esercitare questa pressione anche per evitare che episodi simili accadano di nuovo. Questa la posizione espressa da Giorgio Palù, presidente dell’Aifa, che oggi è stato ascoltato dalle commissioni Esteri e Affari sociali di Camera e Senato che discutono di una proposta di commissione d’inchiesta sulle cause della pandemia. La premessa del virologo è questa: “Interrogarsi sulle origini di questa pandemia è un compito non solo degli scienziati che fanno il loro meglio, ma anche della politica per evitare che succedano ancora episodi simili”. Quindi “far luce è un atto dovuto e la Cina va responsabilizzata”. 

In che modo? Per Palù “è fondamentale la collaborazione delle autorità cinesi, perché se scopriamo l’origine del virus potremo porci rimedio. Se troviamo un animale intermedio, come è avvenuto per la Sars e per la Mers o per altri virus quali l’aviaria, si possono macellare gli animali ed eliminare la sorgente di infezione”. Il virus, continua il presidente dell’Aifa, “è sicuramente partito dalla Cina, ma da quale contesto, da quale nicchia ecologica” non si sa. Anche perché, è l’atto d’accusa, “finora gli scienziati dell’Oms inviati a Wuhan non hanno ottenuto niente ma sono stati selezionati in maniera non completamente trasparente”.  

Quindi le possibilità sono due. La prima è che “la politica richiami la Cina a essere trasparente”, ma “se questo non fosse possibile – avverte il virologo – c’è un’altra opportunità”, cioè che il mondo scientifico ispezioni in modo strutturato “i database di tutti i paesi, anche quelli del Sud Est asiatico che scambiano con la Cina animali oggetto anche di prelibatezze culinarie, come ad esempio il pangolino, per cercare di risalire all’origine del virus”. Palù spiega alle Commissioni parlamentari che quello di cui parliamo è un virus che presenta diverse stranezze. “Alcune sequenze strane del virus potrebbero essere state acquisite mediante replicazione in colture umane e sappiamo che questi virus sono stati coltivati per anni a Wuhan. Non abbiamo contezza di dati dai cinesi, perché dal 2019 le sequenze immesse nei registri che sono tenuti in tutti i laboratori ad alta protezione non si sono più rinvenute”.

Per l’esperto “questo virus ha origine da un pipistrello, ma non abbiamo trovato l’ospite intermedio come invece è accaduto con gli altri quattro coronavirus che conosciamo già. In questi casi c’è sempre il passaggio del virus, prima di arrivare all’uomo, in un ospite intermedio”. Altra stranezza è che “ci sono differenze rispetto agli altri coronavirus in alcuni amminoacidi che fanno sì che Covid-19 riconosca con grande affinità, superiore 10 mila volte rispetto agli altri coronavirus, i ricettori umani”. Il numero uno dell’Aifa ha infine ricordato che “la manipolazione genetica non è mai stata bandita per i coronavirus o per altri virus respiratori, è stata bandita per i virus dell’influenza”.