Pnrr, le risorse ci sono ma manca la visione

01 Luglio 2021

Riceviamo e pubblichiamo
di Andrea Bottega*

Sulla carta, salvo sorprese dal Consiglio europeo, le risorse del Pnrr da investire in sanità – anche già da subito – ci saranno, pure la direzione che dovrebbero prendere questi fondi è abbastanza delineata. Il problema, però, non per fare l’uccellaccio del malaugurio è, come sempre in Italia, la messa a terra dei progetti. Dunque, ben venga l’informatizzazione del nostro Sistema sanitario e quindi il Fascicolo sanitario elettronico. Ma mi si consenta di essere scettico e di sperare vivamente di essere smentito dai fatti. Le mie perplessità nascono dall’attività ospedaliera quotidiana: se anche all’interno di una stessa azienda, infatti, i software tutt’ora non dialogano tra loro, come si pensa di uniformare e creare una interconnessione tra tutte le banche dati? Non basta rinnovare il parco strumentazione con nuovi macchinari occorre anche informatizzare gli strumenti di standardizzazione del lavoro. La telemedicina non dev’essere solo fuori dall’ospedale ma pure dentro l’ospedale.

L’altra voce da finanziare saranno le terapie intensive. Anche stavolta, ben venga la decisione di potenziarle – e vorrei vedere se non lo si facesse dopo la corsa contro il tempo e la penuria di macchinari a cui il covid ci ha costretto nell’inverno e primavera scorsi –, ma senza risolvere prima il cronico problema della carenza di personale sarà solo uno sperpero di risorse. Un po’ come avere una Ferrari in garage ma senza nessuno che abbia la patente per guidarla.

Ecco perché è su questo fronte che bisogna intervenire al più presto, a maggior ragione considerando che gli interventi di oggi daranno i primi risultati tra almeno tre anni. Lo denunciamo da anni, da quando, complice la scarsa valorizzazione della professione sia sul piano stipendiale che delle competenze, la disaffezione per l’attività infermieristica è stata un crescendo, di pari passo con la fuga all’estero dei professionisti che avevano già ottenuto il riconoscimento del titolo.

Con la pandemia il problema si è acuito ancora di più. E i concorsi indetti dalle Asl per le assunzioni sono tutt’altro che una panacea. Non parliamo infatti di infermieri in più: gli infermieri sono sempre gli stessi. Solo che – giustamente nella loro ottica- abbandonano il loro lavoro per esempio nelle Rsa, come di recente denunciato dalle cooperative in Lombardia in una lettera appello alla Regione, per tentare la strada concorsuale. Per tacere dei colleghi che invece abbandonano addirittura la professione: si licenziano. Troppo forte l’amarezza e il disincanto dopo l’esperienza del Covid che li ha ripagati con una pacca sulla spalla, senza un reale riconoscimento della loro professionalità.

La coperta è corta e fingere che non sia così equivale a nascondere la sabbia sotto il tappeto. Una miopia che dalla classe politica non possiamo più tollerare. Se il Covid è stato uno spartiacque, infatti, comincino a dimostrarlo con azioni concrete. Interventi che purtroppo continuiamo a non vedere. Non si spiega altrimenti come mai, per fare un esempio, le modifiche proposte dalla deputata del Movimento cinque stelle Stefania Mammì al dl Sostegni siano stati respinti.

Cosa chiedeva la parlamentare? Un aumento del numero dei posti disponibili per l’accesso ai corsi di laurea in infermieristica per l’anno accademico 2021/2022. Come darle torto: d’altronde quale altro modo c’è per intervenire con decisione sul tema della carenza di personale? In realtà, un’altra soluzione ci sarebbe, che non esclude naturalmente la prima: almeno allentare, se non eliminare del tutto, il vincolo di esclusività per gli infermieri. Una proposta sulla quale insistiamo da anni e continueremo a farlo. A quanto pare non da soli se sempre la Mammì aveva presentato un emendamento in questo senso, anch’esso respinto. Un’occasione persa. E non solo per la categoria. Ma in generale per mostrare all’Europa che stavolta l’Italia fa sul serio e che, oltre agli annunci di progetti altisonanti, ha una visione d’insieme per far sì che poi questi stessi progetti si reggano sulle proprie gambe e non siano ascrivibili al solito libro dei sogni.

*Segretario nazionale Nursind

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