Le pubblicazioni su Nursind Sanità riprenderanno a settembre

Sanità, Naddeo: “Contratto da rinnovare tutto intero. Puntiamo a fine anno”

17 Settembre 2021

Intervista al presidente Aran: “No a code per aggiornare l’ordinamento professionale, così nascerebbe un accordo monco. Eventuali risorse in manovra saranno utili in un secondo momento”

di Ulisse Spinnato Vega

Avanti tutta sulla chiusura del rinnovo contrattuale per la Sanità entro fine anno. D’altronde il mandato politico del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, è molto forte circa la necessità di tagliare il traguardo il prima possibile. E le Funzioni centrali, sulle quali la discussione procede a tamburo battente, rappresentano tradizionalmente un traino per gli altri comparti, malgrado qui ci siano di mezzo le Regioni che sono il datore di lavoro del personale sanitario. “Concludere entro il 2021 sarebbe un grande risultato. Naturalmente bisogna essere in due per finalizzare”, chiosa il presidente dell’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), Antonio Naddeo, intervistato da Nursind Sanità.  

Presidente, la discussione sul rinnovo in Sanità è appena partita. Davvero pensate di farcela in tempi così brevi?
Il comparto sanitario è il secondo sul quale abbiamo avviato le trattative. A breve procederemo pure con le Funzioni locali e comunque andremo anche in contemporanea per accelerare i tempi.

Alla luce delle risorse aggiuntive che la Legge di Bilancio potrebbe stanziare per l’aggiornamento dell’ordinamento professionale, non sarebbe meglio spacchettare: ossia approvare prima la parte giuridica, sbloccando i fondi già stanziati, e poi definire la riclassificazione del personale attraverso una coda contrattuale?
Io ho un mandato molto chiaro e comunque credo non sia il caso di rinviare. Ritengo che il contratto vada fatto nella sua interezza, senza rinvii. Lasciarsi una coda contrattuale significherebbe far nasce un accordo monco.

Eppure l’anno prossimo arriverà anche il grosso delle risorse del Pnrr che riguarderanno soprattutto tecnologia e organizzazione, dunque ci sarà un forte impatto sulle mansioni del personale sanitario.
Gli stanziamenti della manovra servono per una fase successiva, intanto la riclassificazione del personale, il ridisegno degli assetti si può fare subito. Nelle Funzioni centrali stiamo già seguendo questo percorso. Tra l’altro, ci sarà anche da risolvere la questione della quarta area, viste le peculiarità della Sanità. Dunque, credo non sia il caso di perdere tempo.

Come si innesta il nodo delle nuove regole per il lavoro agile in un settore delicato quale quello sanitario che, naturalmente, fa ricorso limitato allo smart working, ma nel quale c’è comunque una trasformazione in corso sotto la spinta del digitale?
La bozza delle nuove regole, uscita nei giorni scorsi, va rivista e integrata attraverso il confronto con i sindacati. Lavoreremo un po’ sulla falsariga di quanto accade con le Funzioni centrali: nel contratto collettivo si stabilisce un quadro di riferimento. Poi la peculiarità del settore, secondo me, fa entrare in gioco le aziende sanitarie e la contrattazione decentrata.

Anche in base alle vostre interlocuzioni con le Regioni, verso quale direzione si va per la definizione dell’infermiere di comunità, una figura che per la prima volta viene regolata dalla legge in modo così specifico?
Come lei ha correttamente osservato, l’infermiere di comunità è una figura del tutto nuova. Il contratto collettivo, nel contesto della revisione della classificazione del personale, che rappresenta uno degli obbiettivi negoziali strategici di questa tornata, potrà eventualmente definirne alcuni aspetti di dettaglio. Naturalmente vedremo quale sarà la posizione imprescindibile delle Regioni.

Come si risolve la questione della maggiorazione sul festivo infrasettimanale per il personale turnista, parliamo degli infermieri, che era stata suggellata da una sentenza della Cassazione e ora sembra di nuovo sparita dai radar?
Come certamente comprenderà, il tema è particolarmente sensibile e delicato perché nel comparto Sanità l’articolazione del lavoro in turno presenta una ampiezza, una rilevanza ed una specificità non comparabili con quelle di alcun altro comparto per i riflessi sull’organizzazione dei servizi. In questo contesto il tema, ricorrendone le condizioni, potrebbe essere affrontato nell’ambito di una riconsiderazione del sistema delle indennità economiche della quale dovremo discutere con le organizzazioni sindacali.

Leggi anche:
Contratto Sanità: se la fretta rischia di essere una cattiva consigliera