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Fine vita, “Battaglie referendarie rischiose, meglio affrontare il tema in Parlamento”

21 Settembre 2021

Parla il deputato Maurizio Lupi (NcI): “Il testo base? Siamo contrari alla proposta. Ecco le modifiche che chiediamo”

di Marta Tartarini

Temi sensibili come quello dell’eutanasia vanno affrontati in Parlamento piuttosto che farne battaglie referendarie. Ne è convinto Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia, che spiega a Nursind Sanità tutte le sue obiezioni al testo base approvato nelle commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali della Camera. Per il deputato centrista, inoltre, il referendum su cui è in corso la raccolta di firme rischia di “scardinare la legislazione in modo poco coerente con i principi che reggono il nostro ordinamento”. Ma bisogna anche evitare “un vuoto che alimenta la sfiducia dei cittadini nella democrazia e la percezione di un Parlamento incapace di rapportarsi con le sfide che abbiamo davanti”.

Andiamo per ordine. Il dibattito parlamentare sull’eutanasia legale si è più volte arenato. A luglio le commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera hanno dato il via libera ad un testo base. Cosa non la convince?
Intanto credo sia opportuna una premessa generale.

Prego.

Dobbiamo stare attenti a non stravolgere la scala dei valori su cui si regge una comunità perché le conseguenze non sono prevedibili. Il suicidio e la morte comunque procurata non sono un valore, ma una sconfitta, nel migliore dei casi qualcosa a cui dobbiamo rassegnarci, ma attenzione a trasformare una facoltà (chiunque può uccidersi in qualsiasi momento) in un diritto. Considerare la vita e la morte a nostra totale disposizione ci libera dal dovere di solidarietà, assistenza, sostegno, ricerca per le terapie del dolore e delle cure palliative. C’è un’idea di onnipotenza che sta alla base sia di questa richiesta, sia dell’accanimento terapeutico che è spesso all’origine dei casi limite in base ai quali si parla di vita non dignitosa. La conseguenza triste di questo pensiero è la solitudine in cui ogni uomo sofferente viene lasciato.

Entrando nel merito, quali sono le sue critiche al testo base all’esame di Montecitorio?

Innanzitutto, trattandosi di morte volontaria medicalmente assistita devo premettere che siamo contrari a questa proposta. Quanto ai contenuti del provvedimento, le critiche che muoviamo riguardano soprattutto quattro aspetti, che hanno guidato la stesura dei nostri emendamenti: le cure palliative, l’accompagnamento del paziente, l’obiezione di coscienza e i tempi della procedura.

Partiamo dalle cure palliative.

Noi crediamo che debbano essere una strada a cui il paziente deve accedere prima di chiedere la morte volontaria. Il testo di legge dà la possibilità per il paziente di rifiutare le cure palliative e accedere alla morte volontaria, una possibilità che per noi non è condivisibile.

Il secondo punto?

Il testo base non presta abbastanza attenzione all’accompagnamento e al supporto che deve essere garantito al paziente durante l’iter che porta alla morte volontaria medicalmente assistita. Per esempio, un emendamento che abbiamo presentato stabilisce che al paziente deve essere fornito supporto psicologico, nel momento in cui il medico verifica nuovamente il sussistere delle condizioni per poter eseguire la procedura di morte volontaria medicalmente assistita.

Sul terzo punto che modifica proponete?

Chiediamo che sia riconosciuta esplicitamente la facoltà per il medico di sollevare obiezione di coscienza. Da ultimo, sui tempi della procedura, anche in questo caso esistono termini temporali che rischiano di mettere sotto stress il Comitato per l’etica nella clinica e di non dare al paziente il tempo adeguato per affrontare i diversi passaggi che portano all’esecuzione della procedura.

Cosa chiedete su questo punto?

Non è possibile che il termine previsto per la valutazione da parte del Comitato sia di una sola settimana, quando per valutare procedure amministrative decisamente meno delicate, per usare un eufemismo, si concedono tempi decisamente più lunghi.

C’è comunque una pronuncia della Corte costituzionale che richiede un intervento, non crede?  

La sentenza è stata sostanzialmente tradotta nel testo base, al netto di tutte le perplessità e critiche che ho appena evidenziato. È chiaro che la Corte porta in una direzione che per noi non è condivisibile. Ma credo ci sia un aspetto positivo di alcune sollecitazioni della Consulta nei confronti del Parlamento.

Quale?

Più volte negli ultimi anni le Camere sono state invitate a legiferare su aspetti molto delicati che riguardano alcuni dei dibattiti più importanti che agitano la nostra società. Questi richiami sono legittimi, perché l’alternativa è lasciare un vuoto che alimenta la sfiducia dei cittadini nella democrazia e la percezione di un Parlamento incapace di rapportarsi con le sfide che abbiamo davanti.

Intanto va avanti la battaglia referendaria promossa dall’Associazione Luca Coscioni. Come valuta questa iniziativa?

Innanzitutto, facciamo ordine: mentre il testo base sulla morte volontaria medicalmente assistita interviene sull’art. 580 del Codice penale, il referendum interviene su un articolo differente, il 579, che tratta dell’omicidio del consenziente. Il testo del quesito referendario è ancor meno condivisibile del testo base e mi permetto di utilizzare un’immagine poco fraintendibile: il quesito referendario, che elimina la pena da 6 a 15 anni prevista dall’articolo in questione, avrebbe l’effetto di una bomba a mano lanciata per aprire una porta, un’azione che non può che provocare gravi danni collaterali.

Cosa farebbe se i promotori centrassero l’obietivo?

Sarebbero necessari a mio giudizio interventi ex post, perché eminenti giuristi come l’ex presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick già segnalano che l’esito positivo del quesito darebbe luogo a una legislazione quantomeno difficile da sostenere. E mi chiedo quanti dei sottoscrittori abbiano effettivamente letto il testo dell’articolo e abbiano coscienza delle conseguenze che produrrebbe.

In ogni caso comunque serve un intervento del legislatore.

Sì, perché se il Parlamento evita di affrontare in modo serio le questioni attuali che emergono nel dibattito pubblico – e questo non significa necessariamente promulgare una legge ad hoc -, si finisce col puntare sullo strumento referendario con quesiti che rischiano di forzare o di scardinare la legislazione in modo poco coerente con i principi che reggono il nostro ordinamento. Nel clima odierno, nonostante non condivida il testo base, credo che gli elementi che ho fornito suggeriscano chiaramente di trattare temi delicati come quelli in oggetto in Parlamento e nelle Commissioni competenti, piuttosto che farne battaglie referendarie.

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