“La 194 è un’ottima legge, ora puntare sulla contraccezione gratuita”

04 Ottobre 2021

Intervista all’ex ministra della Salute Livia Turco che parla anche dell’aborto farmacologico: “E’ una pratica che deve essere applicata. E’ sicura, utilizzata in tanti Paesi europei e meno costosa per il Ssn”

di Marta Tartarini

La legge 194 è una “ottima legge che ha ridotto le interruzioni di gravidanza”, quello su cui bisogna lavorare, a 43 anni dalla sua approvazione, è la prevenzione. Livia Turco, parlamentare dal 1987 al 2013, diverse volte ministra, con la responsabilità della Salute dal 2006 al 2008, fa un bilancio con Nursind Sanità. E rilancia la necessità di garantire la contraccezione gratuita per le giovani donne e di dare un nuovo protagonismo ai Consultori.

Partiamo dai numeri della relazione del ministero della Salute al Parlamento: calano gli aborti in Italia. Perché?
Questo dato è la dimostrazione che la 194 è un’ottima legge, perché da quando è stata applicata abbiamo una costante riduzione delle interruzioni di gravidanza. Le donne sanno che l’aborto è un dramma e vi ricorrono sempre meno e solo se sono costrette.

Sono ancora tanti, ma calano, i ginecologi obiettori di coscienza. Come lo spiega?
Con una nuova e crescente consapevolezza medica. Inoltre, ci sono politiche regionali che disincentivano l’obiezione. Penso al caso del Lazio dove alcuni concorsi vengono riservati a medici non obiettori per poter assicurare il servizio.

Cosa fare allora per ridurre ancora di più il ricorso alle interruzioni di gravidanza?
Bisogna investire sulla prevenzione: diffondere una nuova cultura della maternità, ma anche della paternità, in cui la libertà si coniughi con la responsabilità. Si tratta di un lavoro che va fatto attraverso percorsi educativi e nei Consultori per diffondere una nuova relazione tra i sessi, soprattutto tra i giovani. L’obiettivo deve essere quello di superare il maschilismo, contrastare gli stereotipi di genere, ancora radicati nel nostro Paese, e combattere la concezione patriarcale e proprietaria della donna.

Poi c’è l’aborto farmacologico che si sta diffondendo ma con qualche resistenza politica.
Su questo tema c’è una direttiva del ministero della Salute che toglie lacci e lacciuoli a questa pratica che deve essere applicata: è sicura, è utilizzata in tanti Paesi europei, è meno costosa per il Servizio sanitario nazionale e tutela la salute della donna. Chi non vuole estenderla ripropone un modello di colpevolizzazione delle donne, che ripeto, sono le prime a voler evitare il dramma dell’aborto.

In Italia l’aborto è gratis, ma la contraccezione si paga. Condivide la necessità di rendere gratuiti i contraccettivi?
Credo in questa battaglia che sento mia, la contraccezione andrebbe resa gratuita almeno per i giovani e per le donne in difficoltà, ma penso anche che bisogna investire nei Consultori per rilanciare il loro ruolo e non solo per la prevenzione degli aborti. 

Dopo anni di tagli alla sanità, che ruolo si dovrebbe prevedere per queste strutture?
I Consultori vanno valorizzati sia per la prevenzione che per la formazione dei giovani, nel rapporto da stringere con le scuole, ma non solo. Il loro ruolo può essere importante anche nella presa in carico delle donne che diventano madri, perché i primi mille giorni dalla nascita di un bambino sono importanti e spesso le donne in questa fase, cruciale e delicata, vengono lasciate sole.

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