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Antivirali: è già corsa globale ad accaparrarsi la “pillola” anti-Covid

07 Ottobre 2021

La Merck si prepara a chiedere l’autorizzazione d’emergenza alla Fda per il Molnupiravir ma Usa, Australia, Corea del Sud e Singapore hanno subito aperto il portafogli

di Ulisse Spinnato Vega

È già caccia globale alla “pillola” anti-Covid, il farmaco grazie al quale, probabilmente, i positivi al virus potranno curarsi a casa come se si trattasse di un raffreddore o poco più. Almeno questa è la speranza della Merck&Co. che si prepara a mettere sul mercato l’antivirale Molnupiravir e ha intenzione di chiedere a breve l’autorizzazione d’emergenza alla Food and Drug Administration (Fda), l’autorità statunitense che approva i nuovi medicinali. Intanto, però, il governo Usa si è già impegnato a comprarne 1,7 miliardi di dosi per 1,2 miliardi di dollari, mentre sono stati appena svelati accordi della Merck con Australia, Corea del Sud e Singapore e pare che trattative siano avviate anche con altri Paesi, tra cui Malesia, Thailandia e Germania. Il Molnupiravir è stato scoperto da un’azienda biotecnologica no-profit di proprietà della Emory University di Atlanta, ma ora le attese per una sua commercializzazione sono molto forti: il guru americano dell’immunologia, Anthony Fauci, aveva parlato infatti di “risultati impressionanti”, mentre in Italia anche Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, aveva spiegato: “Sembrano promettenti i risultati della pillola antivirale” di Merck, “dobbiamo vedere i dati per valutarli con attenzione”.

In effetti, durante i trial di fase 3 il Molnupiravir, somministrato per via orale in un ciclo di cinque giorni ad adulti non ospedalizzati con almeno un fattore di rischio e con Covid-19 in forma lieve o moderata, ha ridotto di circa il 50% le possibilità che i pazienti con nuova diagnosi di Sars-CoV2 venissero ricoverati in ospedale. Questo quanto annunciato dalla stessa casa farmaceutica e dal suo partner, la Ridgeback Biotherapeutics. Il Molnupiravir fa parte di una classe di farmaci chiamati analoghi ribonucleosidici ed entra in azione inserendosi in un filamento di Rna virale di nuova formazione (imita due basi dell’Rna, la citosina o l’uracile) e impedendogli di crescere e di replicarsi, uccidendo così il virus. Inoltre, i riscontri preclinici e clinici hanno mostrato che il farmaco è efficace nei confronti della gran parte delle varianti più comuni del Covid. Le evidenze sono apparse così schiaccianti che la sperimentazione clinica di fase 3 è stata interrotta anzitempo. Insomma, dopo il flop nella corsa al vaccino, sembra che ora Merck possa prendersi la sua rivincita con gli antivirali. C’è da dire che non è una marcia in solitaria: anche Roche e Pfizer sono impegnate in test clinici per validare l’efficacia di preparati simili.

È vero che parliamo di cura e non di profilassi, dunque nulla che possa sostituire i vaccini. Eppure apre nuovi scenari un farmaco anti-Covid che si può comprare in farmacia e assumere direttamente a casa, al primo sintomo, sottoforma di dieci pillole. Certo, esistono già terapie come gli anticorpi monoclonali e il remdesivir, unico preparato finora validato dalla Fda, però siamo di fronte a trattamenti che vanno assunti per endovenosa e in ospedale. Inoltre, sembra che il Molnupiravir possa sbarcare sul mercato con prezzi molto più contenuti: circa 700 dollari per un ciclo completo contro gli oltre 3.000 dollari del remdesivir e gli oltre 2.000 dollari dei monoclonali. Questo ha potenzialmente delle ricadute enormi per i bilanci degli Stati, dei sistemi sanitari e anche in ottica di contrasto del Covid nelle aree più povere del mondo. Merck ha affermato, peraltro, di prevedere tariffe differenti in ragione dei livelli di reddito delle singole nazioni con cui firma gli accordi. In ogni caso, le polemiche sul prezzo del Molnupiravir non sono mancate: un’analisi della Harvard School of Public Health e del King’s College Hospital di Londra ha calcolato che occorrono poco meno di 18 dollari per produrre un ciclo di cinque giorni. Dunque, i margini per il colosso farmaceutico appaiono comunque altissimi.

Dal punto di vista della posologia, secondo gli esperti è importante che il medicinale venga assunto nei primi giorni del contagio: il tempismo è cruciale. Il Covid, infatti, è virale all’incirca durante la prima settimana ed è in questo periodo che il virus si moltiplica nell’organismo. Successivamente, siamo di fronte a una malattia soprattutto infiammatoria. Quindi, gli antivirali devono essere presi nella prima fase per bloccare la replicazione, altrimenti risultano inutili.
Se dovesse dunque sbarcare sul mercato questa tipologia di farmaci, i monoclonali rischiano di finire in soffitta? Gli studiosi frenano: intanto bisogna capire se davvero gli antivirali saranno così efficaci e, soprattutto, si sta valutando la possibilità di un uso combinato dei due presidi terapeutici, che quindi andrebbero ad affiancarsi nell’arsenale messo in piedi dalla scienza contro il virus.