Più fumo, alcol e disturbi alimentari. Ecco l’allarmante eredità del lockdown

13 Ottobre 2021

Oltre un milione di tabagisti in più rispetto al 2020. La bilancia poi segna un aumento di peso per il 44 per cento dei cittadini. Parte il ‘Piano Marshall’ per gli stili di vita sani

di Marco Assab

La pandemia di Covid-19 e le misure restrittive imposte per contenerla hanno duramente messo alla prova interi sistemi economici e sociali. I riflettori sono puntati prevalentemente sull’economia, ma ci sono altre emergenze che rischiano di rimanere sottotraccia. Il lockdown, infatti, ha impattato profondamente anche sullo stile di vita delle persone, contribuendo ad aggravare fenomeni quali tabagismo, sedentarietà e abuso di alcol. Il 2021 sta per chiudersi con oltre un milione di fumatori in più rispetto al 2020: 11,3 milioni, ovvero il 26,2% della popolazione, rispetto al 23,3% del gennaio 2020. Lo smart working, unitamente alla riduzione della pratica sportiva, con la chiusura di palestre e piscine, ha comportato un aumento di peso per il 44% dei cittadini. L’incremento, in media, è stimato in 4 Kg. Non va bene nemmeno sul fronte alcol. Nell’annus horribilis della pandemia sono stati registrati aumenti del 23,6% tra gli uomini, e del 9,7% tra le donne, circa l’eccessivo consumo di alcol.

“L’incidenza maggiore, a causa dei cattivi stili di vita, di malattie oncologiche o cardiovascolari si può definire, in modo un po’ libero, una ‘seconda pandemia’”, spiega a Nursind Sanità Francesco Cognetti, coordinatore del Forum permanente sul sistema sanitario nazionale nel post Covid e presidente della Fondazione Insieme contro il cancro. A questo proposito, le 19 società scientifiche che compongono il Forum, appartenenti alle principali aree terapeutiche, hanno lanciato, insieme al mondo dello sport rappresentato dal Coni, un ‘Piano Marshall’ per promuovere gli stili di vita sani. Ma non solo. Perché, spiega Cognetti, il documento realizzato, inviato al presidente del Consiglio e al ministro della Salute, “analizza la situazione sanitaria generale del Paese, non solo gli stili di vita, con proposte molto concrete per cambiare rapidamente la situazione, rinnovare e riformare la nostra Sanità. Il Covid è stato l’episodio finale, l’elemento che ha evidenziato una debolezza sostanziale del sistema sanitario”.

Oltre ai cattivi stili di vita, tra le conseguenze del lockdown, avverte Cognetti, c’è anche un ulteriore problema: “I pazienti affetti da altre patologie hanno subito danni incredibili per ritardi e cancellazioni di trattamenti. Per questi ancora non si riesce ad arrivare a una situazione di normalità”, dice, sottolineando come “la mortalità aumenta soprattutto anche per il ritardo degli screening oncologici”.

Fondamentale, dunque, il ruolo della prevenzione: il 40% dei tumori, oltre 150mila casi annuali, può essere evitato seguendo un sano stile di vita. Circa 65mila decessi oncologici, ogni anno, sono direttamente riferibili a fattori di rischio comportamentali, quindi modificabili e prevenibili. In cima alla classifica c’è il fumo, fattore con maggiore impatto, a cui sono riconducibili almeno 43.000 decessi annui. Ma la correlazione sigaretta-tumore non è la sola alla quale porre attenzione. Perché i fumatori corrono da due a quattro volte un rischio maggiore di sviluppare una malattia cardiovascolare rispetto a chi non fuma. Un decesso su cinque, causato da malattie cardiovascolari, è connesso al tabagismo. Ma attenzione anche alla sedentarietà. Si stima infatti che il 20% dei tumori sia causato da questa cattiva abitudine.

A preoccupare poi ci sono anche i dati sui giovani, a cui il ‘Piano Marshall’ per la prevenzione si rivolge in modo particolare. Spopolano i fumatori under 18: uno su tre, tra i 14 e i 17 anni, è già entrato in contatto con il fumo di sigaretta, mentre il 42% ha provato la sigaretta elettronica. In crescita, favorito dall’isolamento, anche il consumo di alcol. Nel 2020 le giovani consumatrici a rischio, tra 14 e 17 anni, hanno raggiunto quota 30,5%, superando per la prima volta i coetanei maschi, che si attestano al 28,4%. Preoccupa particolarmente inoltre il diffondersi del “binge drinking”, ovvero il bere col solo fine di ubriacarsi. Sei o più bicchieri in una sola occasione che, spesso, possono portare fino all’intossicazione. “Dobbiamo raggiungere i giovani”, sottolinea Cognetti, per fare questo “abbiamo portato con noi testimonial importanti, conosciuti, del mondo dello sport, oltre ad aver avviato un progetto europeo, insieme con la Uefa e gli allenatori delle nazionali europee. I giovani pendono dalle labbra dei loro allenatori e quelli che fanno attività sportiva sono la maggioranza”.

Ma fumo, alcol e sedentarietà non sono le uniche conseguenze ‘nascoste’ della pandemia. Ci sono anche i disturbi del comportamento alimentare. In Italia ne soffrono circa 3,5 milioni di persone, di cui oltre 2 milioni sono adolescenti e preadolescenti. Anche in questo caso si osserva una crescita allarmante del fenomeno. I dati forniti dall’Uosd Disturbi del comportamento alimentare dell’Asl Roma1, diretta dal dottor Armando Cotugno, appaiono chiari: confrontando i 15 mesi precedenti il primo lockdown (gennaio 2019 – marzo 2020) e i 15 mesi successivi alle prime riaperture (maggio 2020 – luglio 2021), si osserva un aumento del 72,4% delle complessive richieste di presa in carico. Ma se andiamo ad analizzare le fasce d’età, l’impennata è ben più marcata nei ragazzi tra 12 e 17 anni: +231,7%. Numeri preoccupanti, che hanno spinto il neonato Movimento Lilla, composto da genitori di ragazzi e ragazze affetti da disturbi del comportamento alimentare, pazienti guariti, attivisti, insieme a medici esperti di questo problema, a portare in piazza il proprio grido d’allarme, sottolineando, tra le varie richieste, l’urgenza di prese in carico più rapide e di cure tempestive per i giovani che soffrono di questi disturbi.