“La legge sul fine vita? Rischia la stessa sorte del ddl Zan”

29 Ottobre 2021

Parla Trizzino (Gruppo Misto): il Parlamento sorpassato dalla campagna referendaria “una pessima figura”. Anche il Governo ci ha messo del suo: “Non darà pareri. E nell’attesa abbiamo perso settimane preziose”

di Marco Assab

Sul fronte dei diritti civili, l’affossamento del ddl Zan contro l’omotransfobia in Senato adesso suona come un brutto presagio anche per la legge sul fine vita. L’approdo nell’Aula di Montecitorio, inizialmente previsto per il 25 ottobre, è slittato al 22 novembre, mentre le commissioni riunite Giustizia e Affari sociali sono ancora alle prese con gli emendamenti al testo base, circa 300. Di contro, sul binario parallelo, quello della società civile, è trascorso ormai quasi un mese (era l’8 ottobre scorso) da quando l’Associazione Coscioni depositava in Cassazione un milione e duecentomila firme per il referendum abrogativo che, di fatto, aprirebbe la strada all’eutanasia legale.
Il cammino della legge, dunque, appare in salita. Anche il Governo ci ha messo lo zampino: da Palazzo Chigi, infatti, si sono attesi invano dei pareri sulle modifiche che non sono mai arrivati.
Intanto, mercoledì prossimo riprenderà l’esame, mentre si terrà anche un ufficio di presidenza delle Commissioni per metterne a punto i tempi. Ma il timore che al provvedimento possa toccare la stessa sorte del ddl Zan è fondato, come spiega a Nursind Sanità il deputato Giorgio Trizzino del Gruppo Misto, membro della commissione Affari sociali della Camera, in prima fila per condurre in porto questa battaglia.

Trizzino, a che punto sono i lavori nelle Commissioni?
Sono appena all’inizio. Mercoledì si è avviata, di fatto, la discussione generale sugli emendamenti, ma la seduta è stata completamente monopolizzata da due interventi fiume di Lega e Fratelli d’Italia, fatti soltanto per allungare i tempi. Abbiamo capito che questa è una strategia di ostruzionismo, una linea chiara.

L’approdo in Aula del 25 ottobre è slittato a causa del ritardo nell’espressione dei pareri sugli emendamenti da parte del Governo, come mai?
Ho saputo, in via informale, che il Governo non darà pareri. Mi chiedo però perché ci abbia fatto perdere tutto questo tempo, queste settimane preziose, mentre aspettavamo.

Perché secondo lei il Governo non vuole esprimersi?
Per prudenza. Perché non vuole entrare in questa tematica. Però questa attesa ci è costata quasi due mesi di tempo.

Quando andrà il testo in Aula? Si riuscirà a rispettare la data del 22 novembre?
La seconda calendarizzazione è un fatto positivo, perché in questi casi il regolamento della Camera prevede che i lavori della commissione possano essere contingentati, proprio per arrivare alla discussione in Aula. Ma a mio parere questo è proprio quello che vuole l’opposizione. Vorrebbero poter dire che abbiamo contingentato i tempi, costringendoli al voto sugli emendamenti, senza discussione, senza confronto, e quindi provare a ripetere quanto successo con il ddl Zan.

Quindi c’è il rischio che alla legge sul fine vita tocchi la stessa sorte del ddl Zan?
E’ quello che temo, se la logica di chi si oppone a questa legge è quella di impantanare la commissione nelle chiacchiere fine a se stesse. Ma guai a dirlo, perché rispondono dicendo che si vuole tagliare lo spazio di confronto sul tema. Quando il testo arriverà in Aula cercheranno alleanze trasversali per non far passare la legge. Secondo me vogliono andare allo scontro per fare la campagna referendaria.

Quindi ci sarebbe, secondo lei, una strategia più ampia.
Comincio a credere di sì. La strategia è: fare il referendum e acquisire, attraverso la campagna referendaria, la possibilità di avere consensi elettorali ulteriori.

Ma che figura ci farebbe il Parlamento se venisse sorpassato dal Referendum?
Pessima. Perché ha taciuto rispetto a quella che era, in origine, una richiesta del presidente Napolitano dopo la lettera ricevuta da Piergiorgio Welby nel 2006. Napolitano mandò un accoratissimo appello, al Parlamento di allora, perché si affrontassero le questioni del fine vita. Cosa che non è accaduta. Non è solo l’attuale legislatura a essere colpevole, ma anche quelle precedenti. Questa politica, questo Parlamento, non sono preparati da un punto di vista etico, di conoscenza della materia, ad affrontare un tema di tale livello e importanza.

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