Covid, Speranza: “Estensione terza dose? Valuteremo dalla prossima settimana”

05 Novembre 2021

Il ministro della Salute: “Aspettiamo l’Ema sul vaccino per la fascia 5-11 anni”. Locatelli: “Anche i bimbi muoiono”. Figliuolo: “Siamo all’87,7% di persone con una qualche copertura

di U.S.V.

Il vaccino per la fascia 5-11 anni e l’estensione della terza dose: su questi due temi chiave il ministro della Salute, Roberto Speranza, non si sbilancia in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Anzi, cerca di spegnere le polemiche dei giorni scorsi. Dunque, rispetto all’immunizzazione dei più piccoli spiega che il Governo “è in attesa di un pronunciamento definitivo di Ema” in arrivo a dicembre. Poi, comprendendo l’impatto emotivo del tema sulle famiglie, aggiunge: “Lavoreremo anche sul piano comunicativo e c’è già una relazione con la Società italiana di pediatria ed i pediatri”. Pure sul booster il ministro è felpato: “Le autorità sanitarie italiane hanno autorizzato la terza dose per chi ha più di 60 anni. Dalla prossima settimana lavoreremo per valutare l’abbassamento della soglia anagrafica”. Dunque, ancora nessuna decisione e nemmeno una previsione, anche alla luce dei dubbi espressi da molti esperti circa l’estensione a tappeto sulle generazioni più giovani. 

Per il resto, a fronte del riacutizzarsi della pandemia, Speranza prova a rassicurare: “La campagna di vaccinazione sta andando molto bene, stamattina eravamo all’86,45% di prime dosi e siamo all’83% di vaccinazioni completate. Stiamo accelerando anche sulle prime dosi” e “abbiamo delle norme che dovrebbero solo essere applicate. Ma se continuiamo a investire sulla campagna di vaccinazione potremo avere uno scudo che ci consentirà di gestire al meglio una stagione che tradizionalmente è la più difficile”, ossia l’inverno. “Le mascherine restano obbligatorie al chiuso ma vanno usate in tutti i casi in cui c’è un rischio di assembramento”, chiosa il titolare della Salute riferendosi anche alle tante manifestazioni no vax e no pass che sono diventate al tempo stesso no mask. Invece sul green pass precisa: “Se abbiamo dati migliori degli altri Paesi è anche merito” del certificato verde, “perché rende i luoghi sicuri”. Anzi, si sbilancia Speranza, “è uno strumento che gli italiani hanno imparato a utilizzare e credo anche ad apprezzare”, ricordando che ne sono stati scaricati finora 117 milioni. Comunque, spiega il ministro, al momento non sono previste modifiche per il passaporto sanitario, tantomeno gli alleggerimenti evocati da più parti.

Arriva anche una frenata sulla proroga dello stato d’emergenza dopo l’uscita che ne aveva ventilato un prolungamento fino alla fine di marzo: “È troppo presto”, quindi “il Governo deciderà nelle giornate immediatamente precedenti alla scadenza”. Ma il ministro ci tiene poi a rassicurare: “Le regole di cui disponiamo, come quella dei colori delle regioni, funzionano: in questo momento nessun territorio ha condizioni di ospedalizzazione tali da uscire dall’area bianca”. Infine una precisazione di carattere tecnico che però impatta su molti stranieri residenti in Italia, a partire dalle collaboratrici domestiche. “Ieri è stata pubblicata una circolare che mette a valore un pronunciamento di Aifa e due pareri del Css e Cts – conclude Speranza – l’indicazione data è che alle persone che hanno completato il ciclo con vaccini non Ema, tra questi anche lo Sputnik ma non solo, riconosciamo il green pass e l’equipollenza tra i vaccini se verrà fatto un booster con vaccino mRna. Con questa circolare diamo una prima risposta al problema posto da più parti”. 

Accanto all’esponente di governo, il commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo ribadisce i numeri della campagna vaccinale: “Siamo all’83,3% di vaccinati con ciclo completo, circa 45 milioni di cittadini. Coloro che hanno fatto almeno una dose sono oltre 46 milioni pari all’86% a cui possiamo sommare i 600 mila guariti: questo ci porta all’87,7% di persone che hanno una qualche copertura”. Poi la previsione: “Avremo un picco di terze dosi tra dicembre e febbraio ma le regioni sono pronte a gestirlo, non prevediamo comunque picchi sopra le 350mila inoculazioni al giorno”. In ogni caso, l’approvvigionamento è sufficiente e il commissario chiarisce: “’Oggi abbiamo a disposizione 9,4 milioni di dosi di vaccini a mRna cui si somma una cospicua riserva strategica presso la struttura commissariale e le proiezioni al prossimo anno ci dicono che siamo in grado di effettuare sia le donazioni promesse dal presidente del Consiglio sia di far fronte agli impegni nazionali, anche nel caso teorico in cui tutti dovessero completare il ciclo e fare la terza dose”.

Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità, chiude la conferenza stampa soffermandosi molto sugli aspetti medici della vaccinazione per i più piccoli, dossier certamente delicato: “Lo studio ha confermato il profilo di sicurezza del vaccino e io credo che sia quasi improprio parlare di un rapporto benefici-rischi in una situazione in cui le miocarditi, dopo il vaccino, hanno solo forme lievi e reversibili mentre il rischio di svilupparle è molto più grave ed irreversibile dopo aver avuto il Covid. Poi c’è il beneficio di poter mantenere con maggiore probabilità una serie di strumenti formativi ovvero la scuola: inutile che ci lamentiamo dei risultati dei test Invalsi se poi non garantiamo la presenza a scuola”. Locatelli prevede che il via libera al preparato per gli under 12 arriverà entro metà dicembre, spiega che esso “ridurrà la circolazione del virus” e poi va giù secco: anche fra i bimbi “poche decine hanno perso la vita”, non a caso “i pediatri consigliano il vaccino”, pediatri su cui lo stesso presidente del Css conta in termini di “lavoro di persuasione”. Più in generale Locatelli testimonia che “la terza dose è sicura, l’ho ricevuta senza problemi” e analizza: siamo di fronte a una “pandemia di non vaccinati, come ha detto il ministro della Salute tedesco: nessuno dei vaccinati finisce in terapia intensiva. Rispetto alla Germania abbiamo un 9% in più di vaccinati, questo è un grande successo”. Poi, più in dettaglio: “L’analisi dell’Iss ha documentato che nel Paese fino ai 59 anni nessuno dei vaccinati è stato ricoverato in terapia intensiva; nella fascia 60-79 anni c’è un rischio 21 volte superiore, e oltre gli 80 anni di 8 volte superiore, di finire nelle terapie intensive per i non vaccinati”. Infine, l’esperto annuncia: “L’Aifa si è già attivata per acquisire una quantità adeguata del farmaco antivirale orale per il Covid-19 molnupiravir” messo a punto dalla Merck.