Le pubblicazioni su Nursind Sanità riprenderanno a settembre

“Contratti più dignitosi per tutti gli infermieri. Le loro retribuzioni ferme da anni”

15 Novembre 2021

Intervista alla deputata M5s Mammì che sull’indennnità specifica per la categoria non esclude di “avanzare proposte per accelerarne l’erogazione”

di Marta Tartarini

Gli infermieri sono in prima linea nell’accoglienza dei pazienti e per questo si trovano, troppo spesso, ad essere vittime di violenze, verbali e fisiche. Un fenomeno che è aumentato con la pandemia (stimato in 14 aggressioni al giorno) e su cui ha acceso i riflettori Stefania Mammì, deputata del Movimento Cinque Stelle ed infermiera. La parlamentare con una interpellanza ha chiesto un intervento al Governo: “Ho interpellato Draghi e i ministri Speranza e Lamorgese per rafforzare le misure di sicurezza all’interno dei presidi ospedalieri e per prevenire e contrastare gli atti di violenza rivolti contro il personale sanitario”, ha spiegato a Nursind Sanità. Intervistata dal nostro giornale, si è soffermata anche sull’indennità per chi opera nei Pronto soccorso, annunciata dal ministro della Salute. Per Mammì si tratta di una misura che ha l’obiettivo di “bloccare l’emorragia di operatori sanitari nei reparti di emergenza”, ma “non sarà sufficiente a colmare il calo di vocazioni”. 

Partiamo dalla interpellanza. Il fenomeno della violenza contro gli operatori sanitari è in aumento?
La mia iniziativa nasce dalle numerose testimonianze che ricevo dagli operatori e da quelle riportate dai mass media. Sono una deputata, ma sono anche un’infermiera e so che il personale sanitario in questi due anni di pandemia è stato messo sotto pressione e oltre allo stress ci si è messa la violenza fisica all’interno dei pronto soccorso. 

Avete dati sulla diffusione di questi atti contro medici e infermieri?
Grazie al cofinanziamento della Federazione nazionale dell’Ordine degli infermieri ha preso avvio lo studio Cease-It, denominato ViolenCE AgainSt nursEs In The workplace. Dai risultati, pubblicati nell’ottobre scorso, risulta che l’89% degli infermieri è stata vittima di violenza durante la sua vita professionale e che nel 58% dei casi si è trattata di aggressione fisica. Secondo i dati Inail, il 46% dei casi totali interessano gli infermieri, il 6% i medici. Gli infermieri sono i primi professionisti sanitari ad accogliere i pazienti e quindi i più esposti a intercettare anche i soggetti più aggressivi, come accade spesso nei triage. Dallo studio emerge anche il dato allarmante che sarebbero almeno 5mila le aggressioni denunciate all’anno nei confronti della categoria, senza contare i casi non denunciati, con una media di 14 aggressioni al giorno.

A questo scopo la legge 113 del 2020 ha previsto un Osservatorio sulla sicurezza. A che punto siamo?
Ho chiesto di velocizzare l’iter di istituzione di questo organismo presso il ministero della Salute perché avrà proprio il compito di monitorare gli episodi di violenza e di promuovere la diffusione di buone prassi, oltre a prevedere lo svolgimento di corsi di formazione finalizzati alla prevenzione e alla gestione delle situazioni di conflitto e al miglioramento della comunicazione con gli utenti. Tra l’altro, proprio nell’interpellanza, ho invocato il giusto riconoscimento remunerativo per gli operatori sanitari della medicina di emergenza e urgenza. Il tema della sicurezza sul lavoro è stato affrontato anche nella trattativa per il rinnovo del contratto della Sanità pubblica ed esprimo particolare soddisfazione per l’avvio del confronto sulle linee generali di indirizzo per l’adozione di misure di prevenzione delle aggressioni.

Veniamo alla manovra. Domani si apre la sessione di bilancio in Senato e ci sono diverse misure che riguardano la sanità come l’indennità accessoria per gli operatori che operano nel pronto soccorso. E’ una misura efficace?
La valuto positivamente per la sua finalità di cercare di bloccare l’emorragia di operatori nei reparti di emergenza-urgenza ospedalieri. Non penso, tuttavia, che sia sufficiente a colmare il calo di vocazioni a cui stiamo assistendo fin dalla formazione specialistica post-laurea. Servono interventi più strutturali che incidano sul miglioramento delle condizioni di lavoro, attualmente al limite della sopportabilità umana. Purtroppo anche questo è il frutto di anni di tagli alla sanità. Comunque, lo stanziamento di 90 milioni di euro per questo indennizzo costituisce un segnale di presa di coscienza da parte del Governo di un grave problema.

La manovra prevede poi l’aumento del Fondo sanitario e la stabilizzazione dei precari assunti nell’emergenza. Le risorse sono sufficienti?
Grazie all’incremento di 6 miliardi per 3 anni sarà possibile stabilizzare oltre 54 mila figure impegnate da ormai due anni a fronteggiare l’emergenza Covid, di cui circa 9 mila medici, 23 mila infermieri e 22 mila operatori socio-sanitari. Si tratta di una novità rilevante e di un concreto riconoscimento agli operatori che, stabilizzati con contratti a tempo indeterminato, offriranno il proprio contributo, rendendosi protagonisti del nuovo modello di assistenza disegnato anche grazie ai fondi del Pnrr.

Bastano le stabilizzazioni per risolvere il deficit di infermieri?
Quelle contenute in manovra sono misure che contrasteranno la carenza del personale infermieristico, ma la possibilità di reclutare a tempo indeterminato è legata ai tetti di spesa, che dovranno essere rimodulati sia per adeguare il personale allo standard necessario, sia per offrire i servizi della rete di assistenza territoriale e di cure intermedie previsti nel Pnrr. Quindi seguirò l’iter di conversione della legge di Bilancio, riservandomi la presentazione di emendamenti per migliorare le disposizioni che interessano la categoria. Inoltre, devo lanciare nuovamente l’allarme sulla carenza di oltre 60 mila infermieri, che io stessa ho denunciato più volte. Bisogna riconoscere innanzitutto contratti più dignitosi a tutti gli infermieri, le cui retribuzioni non subiscono rilevanti variazioni da anni. 

Come si può rendere più attrattiva la professione infermieristica?
Credo sia fondamentale giungere alla completa abolizione del vincolo di esclusività. Consentire agli infermieri di svolgere una ulteriore attività professionale, sia in intramoenia che, con la partita Iva, in extramoenia, consentirebbe loro non solo di espandere le proprie capacità tecniche, ma anche di metterle a disposizione della struttura pubblica, nell’esclusivo interesse dei pazienti. Per contrastare il deficit di infermieri si deve anche investire nella formazione, aumentare ancor più il numero dei posti disponibili per i corsi di laurea, creare nuove specializzazioni e puntare in generale sulla crescita professionale, attraverso il riconoscimento di qualità assistenziali e piena autonomia professionale.

Torniamo alla manovra. Pensa ad altre modifiche da presentare?
Sicuramente interverrò sull’eliminazione del vincolo di esclusività che potrebbe rivoluzionare il mondo degli infermieri dipendenti pubblici. Lo scorso febbraio è stato accolto, nella conversione in legge del decreto Milleproroghe, il mio ordine del giorno con cui impegnavo il Governo a riconoscere agli infermieri – e alle altre professioni sanitarie – il diritto ad esercitare attività libero-professionale al di fuori dell’orario di servizio. Bisogna cambiare le regole anche al fine di abbattere il lavoro sommerso e rispondere alla domanda di salute dei cittadini.

La legge di Bilancio dello scorso anno ha previsto una indennità per gli infermieri, ma a differenza dei medici, è vincolata al contratto. La contrattazione va per le lunghe, però, e gli infermieri da quasi un anno aspettano questo riconoscimento. Non a caso il Nursind ha dichiarato lo stato di agitazione.
Il mio auspicio è che i negoziati presso l’Aran si concludano quanto prima, perché l’indennità specifica per gli infermieri potrà essere erogata solo dopo l’approvazione del nuovo contratto collettivo. E’ vero che i medici ricevono l’indennità già da gennaio 2021, ma il motivo risiede proprio nel fatto che per gli infermieri il riconoscimento è stato vincolato alla chiusura del contratto del comparto. Comprendo lo stato di agitazione proclamato dal sindacato e da parte mia proseguirò a monitorare le trattative per conseguirne un esito celere e per un giusto riconoscimento economico che spetta alla categoria infermieristica, valutando anche di avanzare proposte che prevedano modalità alternative per accelerare l’erogazione dell’indennità al più presto.