Terapie intensive, “Servono più posti, ma anche personale formato”

26 Novembre 2021

Intervista a Nicola Latronico, direttivo Siaarti: “Questa del Covid non sarà l’ultima pandemia, dobbiamo attrezzarci. Gli infermieri sono l’ossatura dell’organizzazione”

di Marta Tartarini

Il Covid non sarà “l’ultima pandemia, quindi dobbiamo imparare da questa esperienza”. Nicola Latronico, del Direttivo Siaarti, torna sull’allarme della Società degli anestesisti e rianimatori che ha denunciato come, con l’accelerazione della quarta ondata, nel giro di un mese si rischia l’intasamento delle terapie intensive. Con Nursind Sanità, il professore di Anestesia e Rianimazione all’Università di Brescia spiega che il senso dell’appello è a “prepararsi. Non abbiamo certo detto che le cose non funzionano, perché l’Italia è, anzi, un modello di efficienza e rigore che viene riconosciuto all’estero”. In particolare, Latronico evidenzia la sinergia strategica tra medici e infermieri nell’assicurare il funzionamento delle terapie intensive che richiede “un investimento in risorse e formazione. Gli infermieri sono l’ossatura della organizzazione”.

Torniamo sull’allarme che avete lanciato il 22 novembre, avete avuto qualche riscontro?
Anche se non abbiamo avuto una risposta formale, sia il Governo nazionale che quelli regionali tengono in considerazione le nostre preoccupazioni e si stanno muovendo nella direzione giusta.

Ci sono però Regioni, soprattutto al Sud, che non raggiungono la dotazione minima, indicata dal decreto rilancio, di 14 posti letto di terapia intensiva ogni 100 mila abitanti.
Dobbiamo premettere che il numero dei ricoverati è ancora contenuto e la nostra preoccupazione è relativa all’accelerazione in atto. Basti pensare che nella mia Regione, la Lombardia, in 10 giorni siamo passati da 50 a 80 ricoveri in terapia intensiva. Detto ciò, è chiaro che servirebbero più posti e alcune Regioni hanno una evidente carenza, ma per aumentare la dotazione servono molte risorse e tanta formazione, perché se anche hai la disponibilità di posti ma non i professionisti esperti non vai lontano.

Ma la situazione delle Regioni è in miglioramento, stiamo imparando la lezione?
E’ vero che non tutti i territori sono pronti a fronteggiare l’emergenza, ma devo dire che si stanno muovendo nella direzione giusta, cioè dall’anno scorso hanno aumentato i posti in terapia intensiva.

Voi siete rianimatori ma anche anestesisti di sale operatorie. Crede che come avvenuto l’anno scorso ci sia ancora il rischio che l’aumento di malati gravi di Covid vada a discapito di altri che necessitano di ricovero o di intervento chirurgico?
E’ da premettere che non siamo ancora tornati ai livelli pre-Covid, soprattutto per alcuni settori strategici come la chirurgia oncologica che è mediamente intorno al 90%. Anche per questo abbiamo lanciato l’allarme. La coperta è sempre quella. Se aumentano i malati Covid in terapia intensiva è chiaro che ci rimetteranno gli altri, con effetti negativi sulla gestione delle emergenze, ma anche sulle patologie che necessitano di interventi, come quelle oncologiche o cardiache. Non possiamo permetterci che si allunghino le liste di attesa per chi ha bisogno di risposte.

Quale è la situazione all’interno delle terapie intensive nel rapporto medici-infermieri?
Intanto diciamo che di infermieri c’è una carenza storica. Nelle terapie intensive queste figure sanitarie svolgono un ruolo che rappresenta l’ossatura dell’organizzazione: se non hai infermieri preparati le terapie intensive non funzionano, perché sono loro quelli che sono più vicini al malato e che passano con lui più tempo. Durante l’emergenza abbiamo chiesto a giovani infermieri e giovani medici di collaborare con noi e da allora si sono adeguatamente formati, ma c’è la necessità di aumentare gli organici.

Tirando le somme, qual è la lezione del Covid?
Quello che abbiamo fatto durante l’emergenza è stato molto positivo, ma certo non è sufficiente. Dobbiamo attrezzarci perché questa non sarà l’ultima pandemia che dovremo affrontare in un mondo globalizzato. Dobbiamo essere a ranghi interi e lo possiamo fare solo investendo in formazione, che significa risorse ma anche tempo.