Manovra: la carica degli emendamenti per gli infermieri

03 Dicembre 2021

Dall’indennità di specificità allo sdoganamento della libera professione, fino all’inquadramento come usuranti dei professionisti impegnati in “area critica”: ecco le proposte parlamentari per la categoria

di Paola Alagia e Ulisse Spinnato Vega

Sul Senato piovono gli emendamenti alla legge di Bilancio – sono oltre 6mila in totale – e, in ambito sanitario, sono diversi quelli che riguardano la professione infermieristica. In attesa di capire quali modifiche supereranno il barrage delle inammissibilità e il filtro dei circa 600 segnalati, i partiti cercano di dar seguito ad alcune partite importanti che riguardano la categoria e, in molti casi, anche di valorizzarne il ruolo.

Il dossier più scottante fa capo all’indennità di specificità per gli infermieri messa a punto nella manovra dell’anno scorso, che vale 335 milioni e che tuttavia è vincolata al prossimo rinnovo del contratto di comparto. Diversi emendamenti di un po’ tutte le forze politiche, dal M5s a FdI, passando per Lega e Iv, tentano la strada dell’anticipazione che porterebbe 950 euro annui a beneficio delle “categorie D e D livello economico super”. Rimane il giallo della versione presentata da Leu che, a differenza degli altri testi, cifra l’aumento per gli infermieri in appena 700 euro l’anno.

Varie modifiche mirano poi a stabilizzare il personale sanitario, amministrativo, tecnico e professionale reclutato durante la pandemia. O, in alternativa, prevedono una riserva di posti nelle procedure di stabilizzazione. Inoltre, il M5s punta a prolungare fino a fine 2022 gli incarichi dei professionisti impegnati nel contact tracing. Qualche partito coglie invece l’importanza di consentire la libera professione agli infermieri, anche nell’ottica di una risposta più efficace alle sfide poste dalla pandemia: così una proposta pentastellata la sdogana per gli operatori che ne facciano richiesta fuori dall’orario di servizio, “in forma singola o associata” e in condizioni di “assenza di conflitto d’interessi con le attività istituzionali”, recita la modifica. La libera professione può essere svolta nei confronti di singoli cittadini e strutture autorizzate, “in altre strutture pubbliche o private accreditate” e persino “all’interno dell’azienda di appartenenza”.

In alternativa, per coprire i buchi di organico, Forza Italia-Udc da una parte e i Cinquestelle dall’altra prevedono che le aziende sanitarie, ospedaliere, gli Irccs, le Rsa e le case riposo, “nei limiti delle risorse finanziarie collegate alle vacanze di organico”, possano remunerare agli infermieri dipendenti prestazioni orarie aggiuntive rese al di fuori dell’impegno di servizio. Si tratta di lavoro in regime libero professionale assimilato a quello subordinato. Queste prestazioni aggiuntive devono garantire gli standard assistenziali nei reparti di degenza e l’attività delle sale operatorie. La misura prevede uno stanziamento di 200 milioni.

Sempre il M5s con un emendamento firmato da Steni Di Piazza punta a incrementare l’indennità di pronto soccorso da 90 a 110 milioni per i medici e il personale sanitario, mentre Fratelli d’Italia addirittura alza l’asticella a 500 milioni. L’azzurra Urania Papatheu, dal canto suo, mira ad allargare quella stessa indennità anche al personale infermieristico che presta servizio in strutture ospedaliere ed è impegnato in “area critica” (reparti adibiti a centri Covid, terapie intensive e sale operatorie) per un costo di ulteriori 90 milioni. Sempre Papatheu, con un altro emendamento, cerca di inserire in via transitoria e sperimentale gli infermieri operanti in “area critica” nella lista delle categorie di lavoro usuranti, con i benefici previdenziali che ne conseguono; la misura costa 180 milioni sul prossimo triennio.

Per una risposta più efficace all’emergenza pandemica e per potenziare il sistema delle cure primarie territoriali il Pd, con in testa Paola Boldrini, immagina di incrementare dai 17mila odierni a 24mila i posti disponibili per l’accesso ai corsi di laurea in infermieristica nell’anno accademico 2022-2023. Lo stanziamento previsto è pari a 21 milioni l’anno, ma il problema è che le posizioni rischiano di restare comunque vuote a causa della scarsa appetibilità della professione. Nicola Calandrini e Luca De Carlo, per FdI, contemplano poi un fondo da 25 milioni per finanziare i contratti di formazione specialistica destinati ai laureati afferenti all’area sanitaria non medica. Un emendamento del pentastellato Sergio Puglia, infine, istituisce un fondo indennizzi per i sanitari vittime del Covid e per i loro familiari.