Indennità, il judoka Brunetta sgambetta la verità. Il contratto andrà per le lunghe

17 Dicembre 2021

Il ministro sbatte la porta in faccia agli infermieri appellandosi ai tempi brevi della trattativa. La sua stessa riforma lo inchioda. Nursind infatti replica: “Minimo 4 mesi dall’ipotesi di accordo agli aumenti in busta paga”

di NS

Se fosse un incontro sul tatami Brunetta finirebbe giù di schiena, battuto dal Nursind. Ma non è un match di judo, arte marziale tanto amata dal ministro, fresco di cintura nera “Primo Dan”. E non si tratta di proclamare nessuna vittoria o sconfitta. Gli infermieri aspettano da gennaio scorso che sia loro erogata in busta paga l’indennità di specificità già finanziata nella passata legge di Bilancio, ma vincolata al rinnovo dei contratti, e hanno chiesto alle istituzioni – Governo e Parlamento – di dare il via libera ad un anticipo temporaneo di questo riconoscimento, in attesa che il tavolo contrattuale faccia il suo corso.

Tuttavia, nonostante ci siano tre emendamenti segnalati in manovra che vanno nella direzione auspicata dalla categoria, Brunetta ha deciso di tirare dritto. Il ministro per la Pa, infatti, insiste da giorni che la contrattazione avrà tempi stretti. E lo ha fatto anche oggi per rispondere al Nursind, colpevole a suo dire di “interpretazioni sconcertanti e attacchi pretestuosi”: è tornato così a rimarcare che “le trattative proseguiranno in modo serrato nelle prossime settimane per arrivare, nel più breve tempo possibile e con l’impegno di tutte le parti coinvolte, alla sottoscrizione del nuovo contratto”. Il segretario del Nursind Andrea Bottega, dal canto suo, continua invece a dire, che i tempi non sono affatto così stretti come dice Brunetta: “Il ministro dovrebbe sapere che ciò che viene definito al tavolo contrattuale è solo un’ipotesi di accordo. Tale ipotesi, infatti, poi deve essere vagliata da diversi organi di controllo, ragion per cui occorrono almeno quattro mesi per ricevere in busta paga gli aumenti definiti nel contratto”.

Chi ha ragione?
Proviamo a fare un po’ di chiarezza. A venirci in soccorso è proprio la riforma targata Brunetta. Galeotto il dlgs 27 ottobre n.150 che all’articolo 59 modifica il Testo Unico del pubblico impiego. Intanto i primi dieci giorni passano tra la sottoscrizione dell’ipotesi di accordo all’Aran e la sua trasmissione ai comitati di settore e al Governo. Palazzo Chigi, a sua volta, può prendersi fino a 20 giorni di tempo per esprimere le sue osservazioni. E il primo mese è volato via così.

Ma poi ci sono gli altri organismi di controllo, a cominciare dalla Corte dei conti. “Acquisito il parere favorevole sull’ipotesi di accordo, nonché la verifica da parte delle amministrazioni interessate sulla copertura degli oneri contrattuali – recita il comma 5 -, il giorno successivo l’Aran trasmette la quantificazione dei costi contrattuali alla Corte dei conti ai fini della certificazione di compatibilità con gli strumenti di programmazione e di bilancio di cui all’articolo 1-bis della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. La Corte dei conti certifica l’attendibilità dei costi quantificati e la loro compatibilità con gli strumenti di programmazione e di bilancio”. Senza contare, inoltre, che la magistratura contabile “delibera entro quindici giorni dalla trasmissione della quantificazione dei costi contrattuali, decorsi i quali la certificazione si intende effettuata positivamente”. Ma c’è anche la possibilità che la Corte acquisisca elementi istruttori e valutazioni sul contratto collettivo da parte di tre esperti in materia di relazioni sindacali e costo del lavoro. Anche una volta raggiunta la firma definitiva, comunque, un altro mese trascorre perché i soldi arrivino ai lavoratori.


Dunque, si capisce che i tempi non saranno comunque brevi. E i tempi, evidentemente, sono tutto in questa partita. Ragione per cui il Nursind ripone tutte le sue speranze nel Parlamento e negli emendamenti segnalati alla manovra che puntano ad una anticipazione dell’erogazione dell’indennità, dal momento che i soldi sono già stanziati e destinati a questo scopo, mentre “il ministro ci chiede di aspettare e pazientare. Ma noi – conclude Bottega – non abbiamo aspettato certo i dispositivi a norma di legge di protezione individuale quando, nel pieno della prima emergenza Covid, ci siamo messi addosso i sacchi dell’immondizia per assistere chi entrava in ospedale”.

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