Covid: Omicron dilaga, ma il sistema sanitario non ha imparato la lezione

07 Gennaio 2022

La variante è ormai dominante in Italia e sfugge molto più di Delta ai tamponi rapidi. Il Governo intanto si avvita su misure confuse e restano le carenze storiche del Ssn

di Ulisse Spinnato Vega

La variante Omicron potrebbe essere oggi dominante in Italia. L’ultimo dato dell’Istituto superiore di sanità fa segnare un’incidenza al 28,2%, ma risale ormai al 23 dicembre scorso, prima delle festività natalizie. Da quel momento, la progressione generale del contagio cui nel frattempo abbiamo assistito e l’andamento di Omicron in alcuni Paesi europei, che vivono le evoluzioni del Covid con alcune settimane di anticipo rispetto alla Penisola, fanno ritenere che la versione del virus individuata in Sud Africa possa farla da padrona anche in casa nostra.

Un riscontro indiretto dell’avanzamento della variante lo ricaviamo peraltro dall’analisi delle acque reflue condotta dallo stesso Iss, nelle tre settimane dal 5 al 25 dicembre, su 282 campioni raccolti in 98 punti di 16 Regioni e Province autonome. Mentre nella prima settimana è stato trovato positivo alla nuova variante un solo campione su 74, nella seconda erano già 15 su 108 e nella terza addirittura 64 su 100. Si tratta di un impatto che, peraltro, continuerà a sottrarsi in parte ai presidi di diagnosi e tracciamento, considerando che la Omicron sfugge molto più della Delta ai tamponi antigenici.

Certo, ormai si moltiplicano le risultanze secondo cui la stessa Omicron causa meno di frequente sintomi severi e morte: svariati studi, soprattutto nel Regno Unito, segnalano una riduzione delle ospedalizzazioni che va dal 20-30% fino addirittura a due terzi. Tuttavia, i grandi numeri del contagio (ad oggi 1,6 milioni di italiani sono positivi al virus) stanno mandando comunque in affanno il servizio sanitario. Negli Usa, pochi giorni fa, è stato il guru Anthony Fauci a spiegarlo in modo chiaro: “L’unica difficoltà è che se ci sono molti casi, anche se il tasso di ospedalizzazione è più basso con Omicron che con Delta, c’è ancora il pericolo di un aumento dei ricoveri che potrebbe mettere in difficoltà il sistema sanitario”.

Secondo gli esperti, comunque, il picco dei contagi da Covid arriverà tra la fine di gennaio e metà febbraio, poi l’incidenza dovrebbe iniziare a diminuire: questo lo scenario nelle condizioni date, che potrebbero però cambiare con il possibile avvento di nuove varianti, per esempio la camerunense “IHU” con le sue 46 mutazioni. In ogni caso, la situazione italiana si sta facendo di giorno in giorno più delicata e il Bel Paese ha praticamente bruciato quella sorta di vantaggio che aveva su molti partner europei in termini di diffusione del virus. L’incidenza settimanale continua infatti a salire rapidamente (1669 cosi ogni 100mila abitanti) l’Rt calcolato sui sintomatici è schizzato a 1,43, il tasso di occupazione è arrivato al 15,4% per le terapie intensive e al 21,6% per i reparti ordinari. In forte aumento, infine, il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (309.903 in una settimana).

In questo contesto, con una popolazione coperta almeno dalla prima dose ormai sopra il 90%, il Governo continua a lavorare sull’assioma “super green pass uguale immunità”, principio già smentito dalla variante Delta e mandato completamente in pezzi ora dalla Omicron che peraltro attacca maggiormente le vie respiratorie superiori, quelle meno protette dagli attuali vaccini. Così le spesso confuse e cervellotiche misure a geometria (e data di avvio) variabile messe in campo dall’esecutivo non sembrano in grado di fermare un contagio che vede il tracciamento completamente saltato, l’erogazione dei booster in ritardo e il sistema dei tamponi in affanno anche per una richiesta ipertrofica da parte dei cittadini, domanda gonfiata a dismisura dalle stesse misure di Palazzo Chigi. Tutto questo mentre la carenza di personale sanitario, infermieri in testa, compromette la risposta del Ssn in diverse Regioni, le ambulanze con i pazienti restano in fila fuori dagli ospedali e i posti in terapia intensiva si attestano globalmente intorno alle 6-7mila unità, dunque ben al di sotto della soglia di circa 11mila prevista per legge. 

L’unica buona notizia, in prospettiva, è che la rapida diffusione di Omicron dovrebbe contribuire a immunizzare in modo naturale buona parte della popolazione, vaccinata e non. Ma in questo momento si tratta di una magrissima consolazione.