Omicron e l’allarme sangue. “Mancano all’appello 1.240 sacche”

17 Gennaio 2022

Parla a Nursind Sanità il direttore del Centro nazionale sangue, Vincenzo De Angelis: “Rivedere il sistema di selezione dei donatori, affidando questo compito soprattutto al personale infermieristico”

di Marta Tartarini

Omicron si abbatte anche sulla raccolta di sangue: mancano all’appello donatori e si fa fatica a reperire il personale, perché molti medici e infermieri si trovano in quarantena oppure sono destinati alla campagna di vaccinazione contro il Covid. E’ l’allarme lanciato dal Centro nazionale sangue (Cns) che denuncia come manchino all’appello 1.240 sacche. Sono già 5 le strutture regionali di coordinamento in affanno, che hanno fatto appello al sistema di compensazione interregionale: Toscana, Lombardia, Veneto, Abruzzo e Lazio hanno segnalato la mancanza di plasma, ma segnali di preoccupazione arrivano anche dal resto del territorio nazionale. Il direttore del Cns, Vincenzo De Angelis, intervistato da Nursind Sanità, evidenzia ccome questa difficoltà metta a rischio gli interventi di chirurgia elettiva in vari ospedali d’Italia per preservare le scorte di emocomponenti.

Come impatta la variante Omicron sulla raccolta di sangue?
Dobbiamo premettere che gennaio è sempre stato un mese difficile per la raccolta, perché in genere registriamo un buon afflusso di donatori durante le feste natalizie con un successivo calo. Inoltre, questo mese cade tradizionalmente in piena stagione influenzale e molti donatori sono bloccati a casa. Ma quest’anno abbiamo rilevato una carenza particolarmente importante, che sta creando una situazione davvero critica anche per garantire le operazioni chirurgiche. Sono in sofferenza le Regioni che tradizionalmente forniscono sangue a tutto il Paese, cioè quelle del centro nord come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna

Come spiegate questa crisi?
Sicuramente con la contagiosità e la diffusione di Omicron che ha colpito molti donatori, ma anche molti medici e infermieri. Ma c’è anche un altro problema.

Quale?
Molto personale sanitario, volontario e non, su cui facevamo affidamento per la raccolta del sangue è stato reclutato per eseguire le vaccinazioni. Basti pensare che in una realtà come la Sicilia, dove la raccolta avviene per l’85% proprio grazie ad associazioni di volontari, nel periodo estivo sono saltati 400 appuntamenti. Insomma, manca un cospicuo numero di personale nei centri trasfusionali e nelle realtà associative.

Una parziale soluzione potrebbe essere quella di reclutare nuovi donatori?
Sì, infatti rivolgiamo un appello alla donazione del sangue, assicurando che c’è un nostro gruppo di lavoro che si occupa di adeguare costantemente le norme di sicurezza. Il sistema è sicuro: in tutto il periodo della pandemia non abbiamo avuto notizie di donatori che si siano contagiati presso i nostri centri. Abbiamo una organizzazione che prevede operazioni programmate, con un triage telefonico precedente la donazione e una grande attenzione al distanziamento e all’uso dei sistemi di protezione durante la donazione.

L’altro versante è quello del personale. Servirebbe un maggiore numero di medici trasfusionisti e di infermieri dedicati alla raccolta?
La carenza è precedente al Covid e non riguarda, come noto, solo questo servizio. Noi chiediamo però in particolare di rivedere il sistema di selezione dei donatori, affidando tale compito soprattutto al personale infermieristico, rispetto ai medici. Questo in coerenza con la professionalità degli infermieri e con quanto già avviene in Europa.

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