Assistenza: ecco le tariffe aggiornate per visite specialistiche e protesi

18 Gennaio 2022

Debutta anche il nuovo nomenclatore che sostituisce quello del 1996 e che tiene conto delle enormi innovazioni diagnostiche e terapeutiche. Effetto stimato in oltre 360 milioni di euro

di U.S.V.

Dopo la riunione tecnica di ieri alla Conferenza Stato Regioni, è in rampa di lancio il perfezionamento dell’intesa sullo schema di decreto di ministeri della Salute e dell’Economia circa l’aggiornamento delle tariffe massime per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e protesica, aggiornamento atteso ormai dal 2017. Il Governo stima un impatto di 362 milioni di euro, di cui 308 milioni per la parte ambulatoriale (al netto del ticket e delle prestazioni già erogate) e 54 milioni per la protesica come differenza negli effetti tra il vecchio e il nuovo nomenclatore. Si tratta, insomma, di risorse che dovranno rendere più corposo e di qualità, oltre che al passo con la ricerca e l’innovazione, l’elenco delle cure coperte dallo Stato.

Le regole di base del sistema di remunerazione risalgono alla riforma sanitaria del 1992. Mentre il vecchio nomenclatore è datato 1996 (Dm del 22 luglio) e includeva prestazioni ormai inevitabilmente superate sul piano tecnologico. Di conseguenza, l’aggiornamento mette le liste al passo con i tempi e tiene conto del fatto che diverse procedure diagnostiche e terapeutiche che nel 1996 erano sperimentali o eseguibili in sicurezza solo in regime di ricovero oggi sono parte della pratica clinica corrente e possono essere erogate in ambito ambulatoriale. Un esempio? La procreazione medicalmente assistita.

Tuttavia, il nuovo nomenclatore rivede pure le prestazioni di genetica, con un elenco preciso delle patologie per cui è necessaria l’indagine su un numero di geni definito. Oppure descrive e organizza in modo differente erogazioni come le visite specialistiche e gli esami di diagnostica per immagini degli arti. O ancora introduce prestazioni ad alta tecnologia come l’adroterapia oncologica (per un costo di 21mila euro sul ciclo intero). Anche sulla protesica, infine, l’aggiornamento articola in modo più preciso la descrizione delle varie componenti che costituiscono un prodotto, dettaglia i materiali e le caratteristiche, ponendo le prestazioni specialistiche al passo con le innovazioni tecnologiche che interessano soprattutto l’ortopedia e il campo degli strumenti di supporto alle gravi disabilità, dall’informatica per la comunicazione alla domotica.

Tirando le somme, l’aggiornamento del nomenclatore eleva il numero delle prestazioni sanitarie a 2.108 contro le 1.702 della versione di 25 anni fa. Va specificato che si tratta di definizioni univoche, a livello nazionale, per ciascuna categoria di attività assistenziale, in modo da garantirne l’omogeneità tra le Regioni e la connessa portabilità dei diritti di assistenza. Dunque, i criteri per determinare le tariffe, a livello nazionale e regionale, sono definiti per legge e impongono sia il legame delle tariffe con i costi per produrre le prestazioni secondo modalità efficienti ed appropriate sia il rispetto dei vincoli dettati dai livelli di finanziamento complessivo del Servizio sanitario. Inoltre, siccome non tutte le attività prodotte ed erogate dalle strutture sanitarie sono riconducibili a prestazioni tariffabili singolarmente, il sistema di remunerazione prevede un secondo elemento costituito dalle cosiddette “funzioni assistenziali”, remunerate sulla base del costo standard del corrispondente programma di assistenza.

La bozza del decreto

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