Infermieri: in Italia tante chiacchiere e zero fatti. Gli stipendi restano al palo

24 Gennaio 2022

FOCUS SCIOPERO. Professionisti della sanità che nel Bel Paese guadagnano in media poco più della metà dei colleghi tedeschi o inglesi. E con il Covid finora sono arrivate solo briciole

di U.S.V.

Una professione incensata e omaggiata a chiacchiere, ma mai valorizzata nei fatti. La condizione degli infermieri italiani sta via via peggiorando e due anni di pandemia non hanno affatto invertito il trend. Basta vedere le buste paga e i riconoscimenti economici ricevuti in epoca Covid: i colleghi francesi da marzo 2021 hanno percepito un aumento dello stipendio base di 183 euro. Inoltre, ai 24.000 infermieri che lavorano nelle terapie intensive sono stati dati ulteriori 100 euro. In Germania lo stipendio di un infermiere va dai 2.000 ai 2.800 euro netti al mese. In Inghilterra si parte da 2.200 euro netti mensili, ma per le figure apicali si può arrivare a 122.000 euro lordi annui, con una possibilità di carriera che rende allettante intraprendere la professione. Inoltre, proprio per l’impegno e l’abnegazione nel contrasto all’emergenza Covid è previsto un ulteriore aumento di 3.700 euro l’anno.

L’infermiere italiano, invece, ha una retribuzione che parte dai 1.500 euro netti mensili e il riconoscimento per la lotta al Covid è di 75 euro lordi mensili. Una cifra che, appunto, si vedrà in busta paga solo a contratto nazionale chiuso. Morale della favola? “Piuttosto che rinunciare alla loro vita, senza avere nulla di adeguato in cambio, gli infermieri si stanno licenziando. E il trend è in forte aumento”, spiega il segretario nazionale del Nursind Andrea Bottega. “Le conseguenze – continua – sono che non soltanto è quasi impossibile reperire infermieri nel mercato del lavoro e non si riesce a tamponare più neanche attingendo dall’estero, visto che anche gli altri Paesi cercano infermieri e soprattutto visto che altrove la categoria è attratta da retribuzioni più alte. Ma nemmeno si riesce a tenere in servizio quei pochi che sono rimasti”.

La mancata valorizzazione dell’infermiere è frutto anche di una normativa per l’esercizio professionale vecchia, risalente al secolo scorso e in buona parte inapplicata. “Non è pensabile realizzare i progetti del Pnrr, tra l’altro creando ulteriore debito pubblico, senza innovare le professioni sanitarie. Gli infermieri possono dare di più alla collettività ed hanno diritto ad avere una prospettiva di carriera professionale, non solo di tipo organizzativo – aggiunge Bottega -. Le competenze vanno ampliate secondo il livello di studio e aggiornate al grado di formazione universitaria, anche specialistica, che al tempo dell’emanazione del profilo professionale (1994) non era ancora compiuta”.

Dunque, la categoria chiede un contratto che delinei una vera carriera professionale per tutti gli infermieri e una normativa che ne allarghi le competenze per dare una sempre migliore assistenza. “Non è accettabile che l’esercizio professionale per noi sia sempre subalterno alla professione medica. E invece esclusività di rapporto, libera professione e incarichi professionali per noi non esistono ancora”, conclude il segretario del Nursind.

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