Infermieri: il lavoro sotto organico è la norma e gli addii aumentano

25 Gennaio 2022

FOCUS SCIOPERO. La carenza oscilla tra le 80 e le 270mila unità. E circa 23mila sono i precari. Bottega: “La scienza indica che al di sotto di un rapporto con i pazienti di 1 a 6 cresce la mortalità

di U.S.V.

È un circolo vizioso che peggiora sempre più e che necessita di azioni forti per essere interrotto. Da una parte, infatti, la carenza di personale rende via via più dura la vita degli infermieri e dall’altra anche per questo gli infermieri se ne vanno, rendendo la carenza sempre più grave e profonda. Turni doppi e tripli, ferie arretrate che non si contano più, condizioni operative estreme. “Non ci siamo mai fermati se non quando ci siamo ammalati. Per noi non è mai esistito il lockdown: per mesi non abbiamo visto i nostri figli, le nostre famiglie per paura di contagiarle. Abbiamo visto la morte in faccia e abbiamo avuto paura, ma siamo andati al lavoro nonostante tutto. Lavoriamo sempre sotto organico”, spiega Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind. Problema sentito anche dalle ostetriche. “C’è un deficit cronico di personale e la situazione per chi deve assistere una partoriente è ancora più grave: in fondo noi ci prendiamo cura di due persone, una che c’è e una che sta per arrivare, ossia il nascituro”, rincara Fausta Pileri, infermiera e ostetrica, segretario del Nursind Sassari e membro del direttivo nazionale del sindacato.  

Lavorare sotto organico, dunque, è ormai la norma, dato che il decisore politico ha sempre preferito tagliare sulla spesa del personale, nonostante da più parti (perfino dalla Corte dei Conti) giungesse l’allarme della non sostenibilità del sistema. Il sistema, infatti, ha ceduto alla prima occasione di sovraccarico di richieste. E le conseguenze dei tagli sono ricadute sui cittadini e sugli infermieri a cui, ancora una volta, è stato chiesto di compensare i buchi dovuti alle mancate assunzioni prima e alla penuria di professionisti nel mercato del lavoro poi.

Un deficit di personale che, anziché ridursi con il passare degli anni, aumenta. Tutti i rapporti di diversi centri studi stimano una carenza che va dalle 80mila alle 270mila unità. Il raffronto con gli altri Paesi dell’Europa ci vede puntualmente sotto la media. Sempre reperibili, pronti a colmare assenze improvvise per garantire un servizio essenziale ai cittadini, sovraccaricati di lavoro straordinario non pagato, spesso demansionati, con ferie non godute, senza possibilità di carriera professionale e senza diritto alla libera professione, spesso precari (ben 23mila), gli infermieri non hanno una vita al di fuori del lavoro. “La scienza è stata invocata per giustificare la limitazione di libertà costituzionali, ma non è mai stata ascoltata quando indica che al di sotto di un rapporto infermiere/paziente di 1 a 6 aumenta la mortalità. Valgono meno i morti per mancata assistenza rispetto ai morti di Covid?”, si chiede retoricamente Bottega.

Il segretario Nursind chiude: “Per avere più infermieri serve che le università attivino più posti nei corsi, ma per poter formare gli infermieri servono anche più infermieri docenti proprio per garantire una formazione di qualità”. Ecco un altro cane che si morde la coda. 

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