Infermieri: 90 morti per Covid dietro la retorica degli “angeli” ed “eroi”

26 Gennaio 2022

FOCUS SCIOPERO. Solo nell’ultimo mese i contagiati sono 36mila. La professione ha le caratteristiche per essere considerata usurante, ma non beneficia di alcuna tutela in tal senso. E dilagano le aggressioni

di U.S.V.

La retorica degli “eroi” e degli “angeli” appare ormai come una foglia di fico che copre le carenze decisionali o addirittura le scelte sbagliate fatte dalla politica sulla pelle degli infermieri. Intanto, però, questi ultimi sono sempre stati in prima linea nella lotta alla pandemia e i numeri parlano chiaro: 90 morti e più di 170mila contagiati (nell’ultimo mese più di 36mila secondo la stima Fnopi).

“Abbiamo salvato malati Covid e allo stesso tempo, purtroppo, per molti di loro siamo stati le ultime persone che hanno visto prima di morire. Siamo i professionisti dell’assistenza infermieristica, non siamo dei missionari”, spiega Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind. E poi rincara: “Per fare questo lavoro non basta la buona volontà. I cittadini che vengono assistiti da noi pretendono cure qualificate ed esiti positivi, non accettano errori o complicanze fatali. Gli infermieri rispondono davanti al giudice, spesso anche perché una inefficiente organizzazione del lavoro li porta all’errore. Gli applausi e le pacche sulle spalle non aiutano le nostre famiglie ad arrivare alla fine del mese”.

La verità è che quello dell’infermiere è un mestiere a tutti gli effetti usurante. Eppure, la professione non rientra in questa categoria. Le dotazioni di personale hanno una media del 10% di esonerati a vario titolo e non sono utilizzabili nel lavoro a turni. Morale? Appare mera utopia pensare di arrivare a prestare assistenza con il lavoro notturno fino a 67 anni. Eppure, non c’è nessuna agevolazione per quei pochi che, non avendo ancora problemi fisici, lo svolgono. Si tratta di un impegno altamente disagevole. E lo è ancora di più proprio perché pesa su pochi: la professione, del resto, è in gran parte femminile e la maternità prevede delle giuste agevolazioni nei primi tre anni di vita del bambino. Tirando le somme, nonostante i gravosi carichi di lavoro nessuna norma riconosce come professionali le tipiche malattie degli infermieri e l’attività come usurante.

Ma siccome spesso piove sul bagnato, ci si mette anche il fenomeno dilagante delle aggressioni ai danni degli infermieri stessi e dei sanitari in generale, piaga che trova le sue cause per lo più nelle disfunzioni del sistema che non dipendono dall’operato del singolo, ma fanno capo alla carenza di risorse, ai limiti organizzativi e alle scelte gestionali. “I cittadini, alle prese con tempi di attesa troppo lunghi, norme ospedaliere e problemi di salute da affrontare, finiscono per sfogare la propria rabbia sul primo sanitario in cui si imbattono che spesso è l’infermiere. Non è accettabile che ancora troppe volte diventiamo facile bersaglio di violenze verbali o fisiche da parte degli utenti. Anche in questo ambito siamo la categoria che ne subisce di più. E a livello nazionale e regionale ancora nulla è stato fatto per contenere tale fenomeno”, chiosa Bottega.

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