Covid, Pregliasco: “Vicina la fine della pandemia, ma convivremo con il virus”

02 Febbraio 2022

Mentre il Governo allenta le maglie delle restrizioni, il virologo a Nursind Sanità: “Si va verso la normalizzazione. ll green pass ha esaurito la sua funzione di stimolo a vaccinarsi

di Ulisse Spinnato Vega

Il Governo allarga ancora le maglie delle restrizioni anti-Covid. Il decreto appena varato dal Cdm (la bozza) rende infatti illimitata la durata del green pass per chi ha tre dosi o due dosi ed è guarito, concede inoltre libertà di movimento anche in zona rossa a coloro che hanno il certificato verde rafforzato e allenta le restrizioni per le scuole fino a consentire a vaccinati e guariti di medie e superiori di andare sempre in presenza. Inoltre, il pass vale sei mesi pure per chi ha una sola dose ed è poi uscito dal Covid, mentre gli stranieri che entrano in Italia senza aver completato il ciclo vaccinale con il richiamo potranno avvalersi di una certificazione base per fruire dei servizi turistici che necessitano normalmente del pass rafforzato.
Insomma, il premier Draghi in persona la mette giù in modo chiaro: “Vogliamo un Italia sempre più aperta, soprattutto per i nostri ragazzi”. A questo punto c’è però da chiedersi se i tempi siano giusti o se sia troppo presto. “Siamo in una fase di transizione, anche oggi i decessi non sono pochi (395), ma i segnali positivi non mancano, l’Rt è sotto 1 e si vede una decrescita nell’incremento dei casi”, dice a Nursind Sanità il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano.

Dunque, dovremo davvero ringraziare Omicron se saremo presto fuori dalla pandemia?
Può darsi, ma dobbiamo metterci in testa che il virus rimarrà con noi. Dobbiamo aspettarci una convivenza che non deve portarci a dimenticarlo. Peraltro notiamo che non mancano le ricadute: circa il 3% dei guariti torna a reinfettarsi.

Eppure i vaccini hanno un impatto positivo sulle ospedalizzazioni.
Sì, ma la malattia ovviamente immunizza persino più dei preparati. Comunque, magari continueremo a vaccinare i soggetti più a rischio. Di sicuro, stiamo andando verso una situazione di maggiore normalità.

E il green pass? In molti vorrebbero ormai abolirlo.
Renderlo illimitato per chi ha completato la vaccinazione è il segno che ha esaurito la sua funzione di spinta a immunizzarsi, visto il livello ormai molto alto di copertura nel Paese.

Quindi è plausibile la fine dello stato d’emergenza a marzo?
È un’ipotesi su cui lavorare e una speranza. Dopotutto, si tratta di una scelta anche politica e di mediazione. Drammatica, se vuole. In generale, esistono tre approcci alla pandemia: quello cinese che è inapplicabile in Occidente; quello dei Paesi dell’Est Europa che sono meno attrezzati e hanno lasciato fare; infine il nostro che ha cercato di mitigare la circolazione del virus contemperando le esigenze della salute e quelle socioeconomiche. 

Discoteche e mascherine all’aperto: che fare?
Anche qui la decisione e la mediazione sono soprattutto politiche. Si sa che in discoteca c’è la concentrazione massima del rischio, d’altra parte le attività economiche reclamano attenzione. La mascherina all’aperto ha invece una funzione simbolica e psicologica rispetto alla necessità di tener viva nelle persone la consapevolezza circa un rischio. Naturalmente, non ha senso se si sta da soli in montagna, ma in città contribuisce a mitigare un po’ il contagio.

Lei è d’accordo con chi chiede di togliere dal conteggio degli ospedalizzati chi entra con il Covid e non per il Covid?
È vero che siamo in una fase più tranquilla, ma mi sembra una misura forzata. Il paziente positivo comporta comunque un impegno logistico e organizzativo differente.

Quarantene e tamponi: come semplificare? È giusto liberare completamente gli asintomatici vaccinati?
Con l’influenza non ci siamo mai posti il problema. Si va verso la normalizzazione, dunque è una misura da valutare.

Si allentano intanto le maglie delle quarantene a scuola.
Vale lo stesso ragionamento appena fatto.

Arriva infine Paxlovid, la pillola anti Covid Pfizer che si affianca a quella Merck. Cambierà la gestione nella fase endemica?
Certamente. Ci darà maggiore tranquillità rispetto agli effetti del virus sulla salute di chi lo contrae.

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