Allarme tumori: 2,5 mln di screening in meno nel 2020 per colpa della pandemia

03 Febbraio 2022

Alla vigilia del World cancer day, l’appello a Nursind Sanità di Saverio Cinieri, presidente Aiom: “Servono più spazi e personale, non disperdiamo il patrimonio dell’oncologia italiana

di Paola Alagia

“Di fronte all’incremento di casi nel mondo – secondo i dati Oms si passerà dagli attuali 19,3 milioni di persone affette da tumore a 28,9 nel 2040 -, quello che i medici oncologi italiani chiedono è una maggiore attenzione verso il problema del cancro proprio per non disperdere il patrimonio importante che l’oncologia del nostro Paese ha conquistato nel mondo occidentale. E maggiore attenzione significa più spazi e più personale”. È questo l’appello alle istituzioni che lancia il presidente nazionale Aiom (Associazione italiana oncologia medica), Saverio Cinieri, dalle pagine di Nursind Sanità, alla vigilia del World cancer day, la Giornata mondiale del cancro, in cui si svolgeranno pure i lavori del convegno nazionale dell’Associazione.

L’emergenza Covid ha generato ritardi nelle diagnosi e nei trattamenti di molte altre patologie, tumori in testa. Non a caso Cinieri aggiunge: “Oggi dobbiamo trattare pazienti con malattia più estesa. Sono le conseguenze indirette della pandemia: nel 2020 in Italia abbiamo avuto circa 2 milioni e mezzo di screening in meno e si sono ridotti del 18% gli interventi chirurgici oncologici. Serve un piano di recupero che vada dagli ospedali alla medicina del territorio”. Insomma, su questo terreno l’assistenza è stata messa a dura prova. Va detto che nella Penisola sono attive 371 Oncologie, l’85% ha un servizio di supporto psicologico. Le Breast Unit, dedicate alla cura del tumore della mammella, sono 287, di queste l’80% tratta più di 150 nuovi casi ogni anno (la soglia minima stabilita a livello europeo). Significativi i passi avanti realizzati nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA), essenziali per garantire un’assistenza multidisciplinare: sono stati infatti deliberati dalle reti oncologiche ben 1.375 documenti. Quasi l’80% delle strutture ha invece una nutrizione clinica di riferimento.

I problemi investono soprattutto l’assistenza domiciliare oncologica, disponibile soltanto per il 68% dei centri. Inoltre, spiega Aiom, “sono da implementare i gruppi di cure simultanee. Preoccupa soprattutto l’aumento di casi di tumore in fase avanzata, a causa dei ritardi nelle diagnosi e nelle cure accumulati in 24 mesi di pandemia”. Per questo, gli oncologi chiedono un “Recovery Plan” dedicato. Secondo l’associazione, ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 377mila nuovi casi di tumore: “L’alto livello dell’assistenza oncologica nel nostro Paese è evidenziato dalle percentuali di sopravvivenza a 5 anni, che raggiungono il 65% nelle donne e il 59% negli uomini. Inoltre, in sei anni (2015-2021), si è osservato un calo complessivo della mortalità per cancro del 10% negli uomini e dell’8% nelle donne”.

“Ottimi risultati che però rischiano di essere vanificati senza una programmazione adeguata, perché la quarta ondata pandemica sta peggiorando ulteriormente una situazione già critica – insiste Cinieri -. Plaudiamo alle iniziative del Governo che, tra il decreto di agosto e l’ultima legge di Bilancio, ha stanziato 1 miliardo di euro per recuperare gli interventi, gli screening e le visite rinviate a causa della pressione del Covid sugli ospedali. Ma non basta”. Purtroppo il 2020 è stato in questo senso un anno nero: non a caso in Italia le nuove diagnosi di neoplasia si sono ridotte dell’11% rispetto al 2019, i nuovi trattamenti farmacologici del 13%, gli interventi chirurgici, come detto, del 18%. Inoltre, va ribadito, gli screening per il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon retto hanno registrato una riduzione di due milioni e mezzo di esami nel 2020 rispetto al 2019.

In dettaglio, le diagnosi mancate sono state oltre 3300 per il tumore del seno, circa 1300 per il colon-retto (e 7474 adenomi in meno) e 2782 per lesioni precancerose della cervice uterina. “Le neoplasie, non rilevate nel 2020, ora stanno venendo alla luce, ma in stadi più avanzati e con prognosi peggiori rispetto al periodo precedente la pandemia. Inoltre – conclude il presidente Cinieri – queste patologie presentano anche un carico tumorale maggiore, cioè metastasi diffuse, con quadri clinici che non vedevamo da tempo”.

Anche la ricerca è ovviamente cruciale in oncologia, perché consente di portare al letto del paziente i trattamenti innovativi. “Il 45% delle strutture nel Libro Bianco di Aiom è dotato di coordinatori di ricerca clinica, ma quasi sempre queste figure, essenziali per la conduzione delle sperimentazioni, ricoprono una posizione lavorativa precaria – chiosa Francesco Perrone, presidente eletto Aiom – Servono più risorse da investire nella ricerca clinica, ma anche nella ricerca di laboratorio ed epidemiologica”.

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