Fine vita, falsa partenza alla Camera. Testo subito rinviato

09 Febbraio 2022

Foto da Camera.it

Partiti ancora divisi e pesano le parole del Papa. A Nursind Sanità Trizzino: “I mei dubbi sono sul Senato”; e Binetti: “A palazzo Madama faremo di tutto per stoppare o cambiare la legge”

di Fabrizio Lioni

Le prime avvisaglie su come sarebbe potuto andare a finire il dibattito sul Fine vita alla Camera erano già nell’aria questa mattina presto. Complice un’udienza generale in Vaticano, papa Francesco inquadra subito l’argomento e lancia l’ennesimo messaggio inequivocabile su come la pensa la Santa Sede: Non c’è un “diritto alla morte” e non ci sono “vite da scartare”. L’annuncio arriva forte e chiaro a Montecitorio, dove già in tarda mattinata giungono le prime voci di un rinvio del testo e quindi dell’esame degli emendamenti. Alla fine, il dibattito ci sarà, ma solo per certificare il rinvio delle votazioni vere e proprie almeno al 15 febbraio, avvicinando inesorabilmente la discussione al pronunciamento della Corte costituzionale sul quesito del referendum sull’eutanasia, atteso appunto la prossima settimana.

Sempre che il calendario non venga ulteriormente modificato. Visti i diversi decreti governativi in scadenza che richiedono una ratifica in tempi brevi, infatti, è probabile che il provvedimento riveda l’Aula di Montecitorio i primi di marzo. Al di là dei tempi, però, il problema vero restano le distanze tra i partiti. Del resto le importanti modifiche al testo unificato, frutto di una lunga e delicata mediazione tra i partiti in Commissione non è bastato ad ottenere il voto favorevole di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Coraggio Italia. Le spaccature nella maggioranza sembrano destinate a persistere, come dimostrano gli oltre 200 emendamenti presentati alla Camera.

“Al di là del rinvio deciso dall’Aula della Camera – tuona Riccardo Magi, da sempre tra gli araldi di un provvedimento di legge organico sul suicidio assistito -, comunque questo testo che arriva dalle Commissioni è fortemente insufficiente, contiene elementi di discriminazione fra malati”. Tra questi, per l’esponente di Più Europa, la questione delle cure palliative come condizione per accedere al suicidio assistito, la questione dell’obiezione di coscienza “che così com’è rischia di essere una negazione di coscienza” e la questione della mancanza di tempi certi che rischiano di trasformare il suicidio assistito “in un calvario burocratico”.  Per Giorgio Trizzino, deputato del gruppo Misto e medico che ha seguito l’iter della legge sin dalla sua genesi, alla fine il testo riuscirà a passare alla Camera. “In questo ramo del Parlamento – ha spiegato sempre Trizzino a Nursind Sanità– i voti favorevoli ci sono. I miei dubbi sono sul Senato con le incognite dei voti segreti, lì potremmo avere qualche sorpresa”. Tant’è che alla domanda su una possibile scommessa sul via libera finale della legge taglia corto: “Beh, diciamo che non andrei a scommetterci sopra”.

L’incognita sarebbe a palazzo Madama, dunque, da sempre luogo delle rese dei conti e dei numeri ballerini, anche in tempi di maggioranze granitiche come questo. “C’è una forte componente del Senato che si sta già attrezzando per una resistenza attiva a questo disegno di legge che è di per sé mal fatto – sottolinea a Nursind Sanità la senatrice Udc Paola Binetti -. Una cattiva legge contro la quale siamo pronti ad una disobbedienza civile. Noi faremo di tutto per stopparla o per cambiarla radicalmente”. La strada, insomma, rimane in salita.

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