“Il lavoro di infermieri e ostetriche è usurante. E va riconosciuto come tale”

15 Febbraio 2022

di Andrea Bottega*

Quello degli infermieri e delle ostetriche è un lavoro usurante. E oggi abbiamo avuto modo di ribadirlo con forza in videocollegamento con i membri della commissione Lavoro del Senato (il documento integrale depositato), nell’ambito del ciclo di audizioni sui ddl per l’inserimento, appunto, di infermieri e Oss tra le categorie usuranti.

In un Paese normale stare qui a discuterne dovrebbe essere superfluo e invece è da tre legislature che siamo auditi su questo tema. Una questione importante e che va affrontata celermente. Di fronte all’organizzazione sempre più complessa del lavoro in ambito sanitario e alle responsabilità maggiori in capo al personale infermieristico, che continua a scontare da anni una carenza cronica di organico, non è ipotizzabile infatti che un infermiere, nonostante tutti i suoi sforzi, a 67 anni possa essere in grado di assicurare una assistenza qualificata ai pazienti. Ecco perché non si possono più trascurare tutti i problemi legati all’assetto organizzativo che, insieme a quelli direttamente connessi allo svolgimento della professione, comportano gravi conseguenze sulla salute dei lavoratori.

Serve una riflessione seria innanzitutto sul lavoro a turni, che comporta disturbi metabolici e del sonno e che quindi a lungo andare è usurante. Anche la patologia del rachide, però, non va dimenticata: come attestano diversi studi epidemiologici, essa ha un’incidenza 3-4 volte maggiore nella categoria infermieristica rispetto a tutte le altre del comparto sanità. Così come non si può tralasciare la sindrome da burnout. Disturbi quali ansia e depressione non vanno sottovalutati anche perché inevitabilmente finiscono per ripercuotersi sulla cura dei pazienti.

Di fronte allo stato di usura fisica e psichica del personale, purtroppo, le soluzioni adottate non risolvono i problemi, come abbiamo spiegato ai commissari, rispondendo a una domanda della senatrice del Movimento cinque stelle, Barbara Guidolin. Un esempio su tutti: decidere di ricollocare un dipendente con esonero in attività e modelli di turno compatibili con il suo stato di salute non porta da nessuna parte, è un po’ come nascondere la sabbia sotto il tappeto. Non si può dimenticare, infatti, che il 75% degli infermieri è donna. Tra maternità, esoneri dal lavoro notturno e permessi ex lege 104/92, dunque, il problema per chi deve gestire i servizi è tutt’altro che risolto.

Una legge che riconosca come usurante il lavoro di infermieri e ostetriche, questa sì, potrebbe invece ridurre la mole di problematiche che ogni giorno le categorie si trovano ad affrontare. Il Nursind da anni porta avanti una campagna di sensibilizzazione su questo tema, ben consapevole che uno o tre anni di anticipo pensionistico non siano sufficienti. Tra carichi di lavoro e di responsabilità, infatti, a 64 o 66 anni, l’infermiere da tempo non è più in grado di soddisfare gli standard di performance assistenziali in capo alla professione e cioè assistere pazienti, per lo più anziani, h24. La soluzione ottimale sarebbe il riconoscimento del trattamento di pensione dopo 35 anni di servizio, alla pari dei lavoratori delle Forze dell’Ordine, in quanto superata questa soglia di anzianità l’usura ha già raggiunto ogni limite di sopportazione fisica, psichica e sociale.

Per noi, insomma, la questione non è se la professione di infermieri e ostetriche abbia le necessarie caratteristiche per essere considerata tra i lavori usuranti. La questione è se il legislatore stavolta si prenderà cura di chi cura. Se il Parlamento avrà la sensibilità necessaria per approvare questi disegni di legge. E, soprattutto, se il Governo sarà disposto a liberarsi della retorica degli eroi per passare dalle vuote parole alla concretezza dei fatti.

*Segretario nazionale Nursind
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