Pnrr e cure palliative: reti da potenziare e più attenzione all’assistenza domiciliare

16 Febbraio 2022

Il deputato e medico Giorgio Trizzino a Nursind Sanità: “Servono vincoli per le Regioni con un controllo centrale dello Stato”. I dati Agenas: al Sud ancora bassa mortalità in ospedali e hospice

di Ulisse Spinnato Vega

Le cure palliative al centro dell’interesse del Pnrr, che investe globalmente 7 miliardi nelle strutture di prossimità e nella telemedicina per l’assistenza territoriale. “Serve un controllo centrale, ma con la delega alle Regioni per organizzare le reti. Ho contribuito a far diventare legge il vincolo ai governatori per quelle sulle cure palliative, ora mi accingo a presentare un emendamento al primo veicolo normativo utile per estendere lo stesso principio di cogenza alle cure domiciliari, che oggi non esiste”, spiega a Nursind Sanità Giorgio Trizzino, medico e deputato del Gruppo Misto da sempre molto attento ai temi connessi alle patologie terminali e promotore di una mozione che l’anno scorso ha impegnato il Governo a implementare le cure palliative nella fase delicata dell’emergenza pandemica. “È una realtà che ha dimostrato di funzionare bene e si è fatta carico di problematiche che non erano sue, come la gestione dei malati Covid in fase terminale – aggiunge Trizzino –. Ora l’incremento delle reti è la strategia vincente assieme al versante domiciliare. Rispetto alle carenze di alcune Regioni, invece, bisogna mettersi a lavorare duramente e mi pare che soprattutto in certe realtà del Sud non ci sia ancora grande attenzione e sensibilità. Abbiamo tuttora hospice vuoti o con tassi di ricoveri sballati e malati terminali gestiti in assistenza domiciliare integrata”.

In effetti, è una fotografia con luci e ombre quella che emerge dal recente monitoraggio Agenas e ministero della Salute sulla dimensione ospedaliera delle cure palliative, sull’hospice e sull’assistenza domiciliare fornita ai pazienti oncologici. In base allo screening sui Lea per l’anno 2019, infatti, tra le 16 Regioni a statuto ordinario valutate, quattro sono adempienti “con impegno” in merito all’organizzazione delle cure palliative e quattro del tutto inadempienti: Abruzzo, Calabria, Campania e Sicilia. Trizzino, che conosce bene in particolare la realtà dell’isola, ironizza: “Ne ho parlato con l’assessore regionale Razza e mi ha risposto che è solo un problema di trasmissione di dati. Sembra che per lui sia sempre un problema di dati”. Fatto sta che a livello nazionale il report Agenas ha censito 307 hospice, di cui sette pediatrici, rilevando la presenza di una rete di cure palliative per pazienti adulti in 19 Regioni e Province autonome, con presa in carico sia dei malati oncologici sia non oncologici, nonché l’attivazione di una rete di cure palliative pediatriche in 13 Regioni. Tra le 19 che hanno istituito la rete, 13 hanno anche creato l’organismo di coordinamento regionale e 11 hanno nominato il coordinatore regionale. Corsi di formazione specifica per professionisti sono stati realizzati in 12 Regioni e Province autonome, mentre sei hanno attivato procedure specifiche di accreditamento sulla base dell’accordo Stato-Regioni del 27 luglio 2020. In merito alla programmazione sanitaria di settore per il triennio 2022–2024, 10 Regioni hanno dichiarato e documentato una pianificazione prospettica, mentre tra le restanti 11 alcune hanno manifestato intenti e proposte.

L’obiettivo è naturalmente quello di realizzare un insieme coordinato di servizi per garantire, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, un’assistenza qualificata appropriata in ambito palliativo per il malato e la sua famiglia, secondo quanto previsto sia dalla legge 38/2010 sia dagli accordi tra Stato, Regioni e Province autonome sia dai recenti provvedimenti nazionali, che rafforzano l’assistenza territoriale. Se il 90% delle aziende ha attivato la rete locale delle cure palliative, solo il 69% di esse ha predisposto la Carta dei servizi via web e il 79% i percorsi di cure dedicate.

Nel setting ospedaliero, si rileva che 34 Asl risultano prive di equipe delle cure palliative, mentre il 42,7% ha attivato da una a tre equipe e il 19% più di tre. Nel setting delle cure domiciliari, solo due aziende non hanno attivato equipe, mentre il 51,7% ha attivato da una a tre equipe e il 46% più di tre. Nelle Unità di cure palliative i professionisti sono completamente dedicati nel 57% delle aziende, mentre non sono esclusivamente dedicati nel 43%. Per quanto riguarda invece il coinvolgimento dei medici di medicina generale, nel 94% dei casi sono informati della presa in carico del paziente, nel 74% sono pure coinvolti in modo attivo nel percorso di cura.

Inoltre, sul versante della rappresentazione geografica della mortalità ospedaliera per tumore maligno, è evidente nel report “la presenza di cluster territoriali che corrono lungo la direttrice Nord-Sud. In generale – spiega il documento – le Asl del Mezzogiorno si caratterizzano per bassi valori di mortalità ospedaliera, mentre le aziende del Nord, in particolare del versante orientale, registrano livelli elevati di mortalità ospedaliera per tumore maligno”. Negli hospice, invece, i decessi sono correlati alla dotazione territoriale delle strutture; nelle aree in cui sono più presenti cresce la mortalità in seno ad esse, come nel caso della Regione Lombardia. All’opposto, “le Regioni con una limitata dotazione di hospice sono connotate da bassi livelli mortalità: a riguardo, la maggior parte delle Asl siciliane evidenziano livelli di dotazione di posti letto sotto soglia, rappresentando un freno nella crescita dei livelli di mortalità in hospice”, chiosa Agenas. In conclusione, mettendo assieme i dati della mortalità extraospedaliera e di quella in hospice, il rapporto evidenzia “una minore propensione delle Asl del Sud a ‘istituzionalizzare’ il fine vita che, pur tenuto conto di fattori socio-culturali legati all’evento luttuoso, è strettamente associata a una bassa e, in alcuni casi, insufficiente dotazione di hospice e di unità di cure palliative domiciliari”.

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